Fabrizio Mancinelli, talento e cuore: L’Aquila il mio posto dell’anima
Fabrizio Mancinelli emoziona all’inaugurazione di L’Aquila Capitale italiana della Cultura con un’opera dedicata a Rigopiano: nelle sue parole memoria, musica e futuro della città.
Sono giorni di memoria e, insieme, di futuro all’Aquila.
Il ricordo del terremoto è sempre presente e, in queste ore, si intreccia con quello della tragedia di Rigopiano, nel nono anniversario, che cadrà domani. Davanti, c’è il presente di una terra che ha imparato a raccontarsi per come è diventata, anche attraversando il dolore, senza rimanerne prigioniera.
In questa cornice, fra i momenti più intensi dell’inaugurazione di L’Aquila Capitale italiana della Cultura all’Auditorium della Guardia di Finanza , c’è l’emozione di Fabrizio Mancinelli, compositore di fama internazionale, partito dall’Aquila, che sul palco ha portato non solo il suo talento ma il suo cuore.
Mancinelli ha composto “When TimeBegins… Again”,un’opera dedicata alle vittime di Rigopiano, accompagnata dalle parole lette da Francesca Fagnani: “Prevenire era possibile e anche dovuto. Queste sono le parole della sentenza della Cassazione sulla tragedia di Rigopiano. Una valanga non si può prevedere. Ma fare memoria non è solo ricordare: è agire, prevenire. È possibile e anche dovuto”.
L’intervista


Parole che hanno attraversato la sala in silenzio, trasformando il ricordo in responsabilità.
Formatosi all’Aquila, Fabrizio Mancinelli è stato introdotto sul palco dal maestro Leonardo De Amicis. Una carriera costellata di premi e riconoscimenti per il compositore 46enne, da anni a Los Angeles, che sul palco ha lasciato spazio all’emozione, agli occhi lucidi, alla voce che trema.
“Sono emozionatissimo”, ha detto. “Ringrazio il maestro De Amicis che mi ha voluto, l’amico sindaco, Pierluigi Biondi, il Presidente Mattarella, che rappresenta tutti noi, anche noi all’estero. Perché io sono emigrato dal mio posto dell’anima. Ecco cos’è per me L’Aquila. Il posto da dove è partito il mio sogno. Il posto dove ogni volta torna la mia mente quando qualcosa va bene”.
Poi il racconto di un percorso fatto di persone e di legami che restano. “Il nostro cammino è fatto di tante mani tese: i miei professori, gli amici. E ne ritrovo tanti nel coro e nell’orchestra alle mie spalle. Questa è la più grande emozione. Sono qui con i miei genitori e mio fratello: non eravamo tutti insieme dal 2009. Perdonatemi, la voce mi trema. Ma grazie a tutti”.
È in momenti come questo che la cultura smette di essere evento e diventa legame, restituzione, ritorno. Una forza capace di muovere un territorio non con le parole, ma con le storie, con i gesti, con la verità di chi parte e continua a tornare. Con il futuro fra le mani.


