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Cosa sta accadendo in Iran, l’analisi di Esmail Mohades

Vive a L’Aquila da anni Esmail Mohades, ingegnere e scrittore iraniano, osservatore attento delle dinamiche del suo Paese d’origine

Nell’intervista rilasciata al Capoluogo, Mohades offre una lettura puntuale della proteste che stanno attraversando l’Iran, sottolineando come la crisi economica abbia fatto da innesco a una contestazione ormai apertamente politica

L’esasperazione del popolo, in Iran,  non è un fenomeno recente, dice Mohades. “Dal 2017 – spiega Mohades al direttore del Capoluogo, David Filieri  – la società iraniana cercava l’occasione per scendere in piazza. Le difficoltà economiche, l’inflazione costante tra il 40 e il 60 per cento e il crollo della valuta nazionale hanno reso la situazione insostenibile.”

A segnare una svolta decisiva, alla fine del 2023, è stata la discesa in piazza dei bazari di Teheran, storicamente vicini al regime: “Quando anche loro hanno protestato, è stato chiaro che qualcosa fosse cambiato.” Quella che inizialmente si è presentata come una mobilitazione legata al caro vita si è trasformata rapidamente in una protesta politica. “Nel giro di poche ore – afferma – le richieste economiche sono diventate apertamente richieste di cambiamento del sistema. Le persone hanno individuato nel regime la radice dei problemi sociali ed economici.”

Mohades colloca quanto sta accadendo in Iran anche in un contesto geopolitico più ampio. “L’Iran è un Paese di quasi 90 milioni di abitanti, con una popolazione giovane e istruita. Non può restare ai margini del nuovo equilibrio mondiale che si sta delineando. Questo regime ha esaurito la propria funzione storica.” Una convinzione che, secondo lo scrittore, è ormai diffusa all’interno della società iraniana.

Riguardo alla sanguinaria repressione in atto, Mohades parla di una reazione atroce da parte delle autorità. “Il numero delle vittime è così alto che, a un certo punto, non è stato più possibile nascondere quanto stava accadendo, neppure con il blocco delle comunicazioni. Anche le immagini diffuse dal regime rispondono a questa impossibilità di occultare la realtà.” Nel corso dell’intervista, Mohades ribadisce la posizione del movimento di resistenza iraniana, al quale è vicino da anni: “Si tratta di un movimento laico, contrario a ogni forma di dittatura, sia monarchica sia teocratica. L’obiettivo è la democrazia e la restituzione della sovranità al popolo.” Una battaglia che, sottolinea, non nasce oggi, ma affonda le sue radici negli anni Ottanta.

Con questa intervista, parte un percorso di approfondimento che, nelle prossime settimane, seguirà l’evoluzione della crisi iraniana, non limitandosi alla cronaca degli eventi ma provando a interrogarsi sul futuro di un Paese che Mohades definisce “erede di una civiltà millenaria, la Persia, che ha avuto un ruolo centrale nella storia dell’umanità.”