L’Aquila Capitale italiana della Cultura, si parte: Costruiamo futuro per i giovani
L’Aquila Capitale italiana della Cultura: una scelta di futuro, a partire dai giovani. A Grandangolo il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi tra città, territorio e nuove generazioni.
L’Aquila si prepara a vivere dodici mesi da Capitale italiana della Cultura, ma soprattutto a misurarsi con ciò che resterà oltre il 2026.
È questo il filo conduttore della puntata di Grandangolo dedicata a L’Aquila Capitale italiana della Cultura, con ospite il sindaco Pierluigi Biondi, nella settimana che conduce all’inaugurazione ufficiale di sabato 17.

Reduce dal passaggio di consegne ad Agrigento , Biondi chiarisce subito un punto: il titolo non è un riconoscimento per ciò che è stato, ma una scommessa su ciò che verrà. “Non è un premio Nobel, che certifica quello che hai già fatto. È un investimento per quello che farai. E molto dipende dalla capacità dei sistemi territoriali di dare corpo a questa sfida”. Un passaggio che diventa centrale quando il sindaco parla di eredità dei mesi dell’Aquila Capitale italiana della Cultura. “La cosa più importante non è quello che si fa durante l’anno, ma quello che resta. E quello che deve restare è un sistema più pronto, più rapido, più recettivo, capace di coinvolgere i giovani e di investire sui loro talenti. È quello che io chiamo il diritto di restare. Muoversi è una scelta legittima” prosegue. “Ma quando andare via diventa un obbligo, allora è una privazione di libertà. Questa terra ha il dovere di creare le condizioni perché i giovani possano scegliere di restare”. In questo senso, L’Aquila parte da una base solida: università, Gran Sasso Science Institute, Conservatorio, Accademia di Belle Arti e Scuola della Guardia di Finanza portano in città circa 10mila studenti fuori sede, “una ricchezza economica, sociale e culturale”.
Il titolo di Capitale italiana della Cultura rappresenta un punto di arrivo o di partenza? “È un punto di arrivo perché chiude un percorso di ripensamento profondo dell’Aquila, anche nella sua narrazione”, spiega. “Ma è anche il momento del consuntivo, della maturità. Non a caso, l’inaugurazione si terrà all’Auditorium della Guardia di Finanza, il luogo dove tutto è ripartito”, e il percorso ideale si chiuderà al Teatro comunale, simbolo della storia culturale cittadina e della capacità di fare sistema tra istituzioni.
Proprio il lavoro di squadra è indicato come uno dei risultati più importanti di questi anni. “Abbiamo costruito un assetto nuovo. Spesso non ce ne accorgiamo perché ci viviamo dentro, ma la città è cresciuta”. Un esempio su tutti, la riapertura del MuNDA al Castello Cinquecentesco: “Un grande lavoro interistituzionale che ha restituito un luogo storico con allestimenti nuovi, capaci di dare alle opere una luce diversa”. Il claim “Un territorio, mille capitali” diventa poi il terreno su cui si misura una scelta precisa: quella di una Capitale diffusa. “È stato complicato, perché l’egoismo è più facile. Ma è meno fruttuoso. Non è una conquista della città, ma del territorio. I piccoli comuni vivono se le città medie condividono funzioni, servizi, opportunità. Il destino delle aree interne è legato al ruolo dell’Aquila”.
Sabato, giornata inaugurale, vedrà la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, più volte vicino alla città nei momenti difficili ma anche in quelli di rilancio culturale e istituzionale. “Questa non è una forma di risarcimento per quello che l’Aquila ha passato. Nessun titolo può risarcire una tragedia. È un investimento su quello che l’Aquila può fare nonostante ciò che ha vissuto. Io credo che noi dobbiamo raccontare all’Italia e al mondo quella che è L’Aquilaoggi”.
La festa si sposterà poi nel centro storico, con la luce come filo conduttore: dallo spettacolo di droni alla passeggiata luminosa fino a Piazza Duomo. “Sarà una festa di popolo, sobria e condivisa”, spiega Biondi, pensata per coinvolgere tutta la comunità, anche attraverso la diretta Rai e iniziative diffuse.
La chiusura della puntata è affidata al futuro. Se tra dieci anni un ragazzo o una ragazza racconterà L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, qual è l’immagine, o il cambiamento, che lei vorrebbe restasse più impresso?
“Mi piacerebbe che restassero tracce fisiche, opere, segni visibili. Ma soprattutto che qualcuno dicesse: grazie a quell’anno ho scoperto un autore, una vocazione, un lavoro. Ho aperto un’impresa, sono rimasto qui, ho costruito il mio futuro all’Aquila o nel suo territorio”.
Un lascito che va oltre l’evento e che prova a trasformare la cultura in una scelta di vita.













