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Aurora D’Alessandro morta in via Antica Arischia, conducente condannato a sei anni: nessuna aggravante

L’AQUILA – Sei anni di reclusione per il 28enne che ha causato l’incidente in cui è morta la giovane Aurora D’Alessandro. Ma niente aggravante per la guida sotto effetto di stupefacenti.

Nonostante trovato positivo ai cannabinoidi, esclusa l’aggravante della guida sotto l’effetto di stupefacenti per il 28enne condannato in primo grado a sei anni di reclusione per la morte di Aurora D’Alessandro.

Sei anni di reclusione per il 28enne aquilano coinvolto nel tragico incidente stradale costato la vita ad Aurora D’Alessandro, 26 anni, di Carsoli. È la sentenza pronunciata dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale dell’Aquila, Marco Billi, al termine del processo celebrato con rito abbreviato, che prevede quindi la riduzione di un terzo della pena. Il giovane, alla guida di una Mercedes Suv che ha invaso la corsia opposta impattando a gran velocità l’auto della vittima, è stato ritenuto responsabile di omicidio stradale. Il giudice ha invece escluso l’aggravante della guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, anche se la condanna a sei anni è arrivata mentre la procura ne aveva chiesti 4. Al giovane è stata revocata la patente ed ed è stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici.
A difendere il giovane, l’avvocato Francesco Valentini; gli avvocati Velia Nazzarro e Rosalia Tangredi, invece, a rappresentare i familiari della giovane, costituitisi parte civile.

Il drammatico incidente risale alla sera del 27 novembre 2024, lungo via Antica Arischia. Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile dell’Aquila, il Suv, con a bordo tre amici del conducente, avrebbe invaso la corsia opposta affrontando un tratto curvilineo, andando a colpire frontalmente la Volkswagen Fox guidata dalla giovane. Aurora stava rientrando a casa dopo il lavoro in un pub. Laureata in psicologia, aveva da poco iniziato un tirocinio ed era molto conosciuta e stimata nella Marsica. L’impatto non le ha lasciato scampo: la 26enne è morta sul colpo, mentre gli occupanti dell’altra vettura sono rimasti feriti.

Dagli accertamenti è emerso che il veicolo del 28enne viaggiava a una velocità stimata di circa 136 chilometri orari, ben oltre i limiti consentiti, anche se la perizia ha collocato l’evento come “incidente avvenuto a velocità elevata, non inferiore ai 110 km/h”. Il test tossicologico aveva rilevato una positività ai cannabinoidi, elemento che però non è stato ritenuto determinante ai fini dell’aggravante. Infatti nell’immediatezza dei fatti, come spiega Il Centro, le analisi sono state effettuate solo sulle urine, dove le tracce restano nel tempo e non pure sul sangue. Questo non ha dato modo al giudice di stabilire se la traccia riscontrata fosse riferibile alla sera dell’incidente o a un momento precedente.

La vicenda che ha profondamente colpito le comunità di Carsoli e dell’Aquila, riaccendendo il dibattito sulla sicurezza stradale e sulla necessità di comportamenti responsabili alla guida.

aurora d'alessandro