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Crans Montana, caos e dubbi sulla discoteca nel seminterrato: Rischi ignorati

Una sola uscita e centinaia di persone: cosa non ha funzionato a Crans Montana. L’appello ai progettisti di Maurizio Papale: “Così il pericolo è inevitabile. Serve responsabilità”

Tragedia di Capodanno a Crans Montana, Papale (Antec): «Mancata percezione del rischio, autorizzazioni dubbie e zero consapevolezza»

La tragedia avvenuta nella notte di Capodanno a Crans Montana, in Svizzera, riaccende i riflettori sulla sicurezza nei locali di pubblico spettacolo. Un evento che, secondo Maurizio Papale, aquilano e presidente nazionale di Antec (Associazione nazionale tecnici liberi professionisti), impone una riflessione profonda e articolata su tre aspetti fondamentali: individuazione del rischio, sistema delle autorizzazioni e consapevolezza.

“Quello che è avvenuto a Crans Montana – spiega Papale – ci deve far soffermare su tre aspetti fondamentali: l’individuazione del rischio, la questione legata alle autorizzazioni, la consapevolezza”. 
Il primo nodo è proprio la percezione del rischio, che nell’accadimento in questione, secondo il presidente Antec, sarebbe stata del tutto assente. “Nel caso specifico è evidente come il rischio non sia stato neanche calcolato», afferma, respingendo l’idea che il problema possa essere ricondotto a una presunta debolezza del sistema normativo elvetico. “In questi giorni si afferma che la gestione della sicurezza in Svizzera non è armonizzata con le normative europee, ma vorrei ricordare che in Svizzera c’è uno degli enti a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro considerato tra i più importanti in Europa”, evidenzia .

Eppure, nonostante questo quadro, ci si troverebbe di fronte a una situazione gravissima. “Ci troviamo davanti a un locale che potrebbe – ma il condizionale è d’obbligo, perché ci sono indagini in corso – essere stato autorizzato a svolgere attività di pubblico spettacolo in assenza del requisito minimo riconosciuto in tutta Europa affinché queste attività possano essere svolte”. Un’eventualità che avrebbe avuto conseguenze dirette e pesantissime: “Questo ha fatto sì che non siano state applicate molte norme finalizzate a prevenire gli incendi e a gestire le emergenze, mi riferisco in particolare alle vie di fuga, di cui tanto si sta parlando”.

Papale richiama poi il concetto stesso di prevenzione, spesso evocato ma poco praticato. “Prevenire significa agire per cercare di scongiurare emergenze o comunque limitare le possibilità che qualcosa accada. Per quanto riguarda la prevenzione incendi, vanno adottati due sistemi di protezione, attiva e passiva: un sistema che deve fare in modo che l’incendio abbia basse possibilità di accadimento e, qualora questo accada, garantire limitate tipologie di danno”.

Sul tema dei controlli, il presidente Antec solleva interrogativi precisi. I titolari del locale hanno parlato di verifiche effettuate negli anni, ma Papale chiede: “Controlli finalizzati a cosa?”. E aggiunge: “Affinché si possano svolgere attività di pubblico spettacolo, devono esserci requisiti specifici. Ma tutto ciò che si è visto e che si vede nei filmati che circolano sul web, mostra – dal mio punto di vista – poca attenzione al rispetto di queste norme. Per questo sono propenso a ritenere che l’attività non avesse un’autorizzazione al pubblico spettacolo, ma una semplice autorizzazione di esercizio pubblico”.

A rendere il quadro ancora più critico sarebbero le caratteristiche strutturali del locale. “Parliamo di un seminterrato che, stando alle informazioni finora emerse, avrebbe potuto ospitare circa 40 persone, mentre la sera di Capodanno erano presenti in 400. Tutto questo con una sola scala larga circa 1,50 metri: uno spazio estremamente limitato per un numero così elevato di persone e in presenza di un dislivello”. Una situazione che, per Papale, non sarebbe comunque compatibile con la sicurezza, a prescindere dal tipo di licenza. “Anche indipendentemente dall’autorizzazione al pubblico spettacolo, quella scala non può essere considerata adatta e a norma per questa specifica necessità. Non è una via di fuga adeguata.  Un altro motivo che porta a interrogarsi sulle presunte autorizzazioni”, aggiunge.

Una valutazione che trova riscontro anche nelle parole dell’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, che ha parlato apertamente di una disgrazia evitabile, definendo non a norma una discoteca ricavata in un seminterrato con un’unica uscita di sicurezza. Da qui nasce l’appello diretto ai professionisti del settore. “Ai tecnici progettisti – sottolinea Papale – nel nostro ordinamento è attribuita una posizione di garanzia. Sono coloro che devono garantire il rispetto delle leggi”. Una responsabilità che, tuttavia, spesso si scontra con le pressioni dei committenti. “Capita che si spinga per fare in fretta, per procedere con i lavori. Se ci sono interventi richiesti dalla normativa si tende a dire: ‘Poi si farà’ “. Ma quel poi può non arrivare mai.

Un atteggiamento che Papale invita a superare con decisione. Il mio appello ai professionisti è questo: cerchiamo di capire, tutti insieme, cosa è accaduto in Svizzera e perché è accaduto. Solo così noi progettisti possiamo essere quelli che obbligano i committenti ad adeguarsi alle normative: non per rispettare la burocrazia, ma perché si parla di tutelare la salute e la sicurezza degli avventori. Va precisato che nella nostra legislazione la prevenzione incendi è definita di interesse pubblico”.

Crans Montana, però, non è purtroppo un caso isolato. “Non è l’unica strage del genere, è solo l’ultima. Episodi simili ce ne sono stati tanti – ricorda Papale, citando anche la tragedia avvenuta nelle Marche, quando una via d’uscita di una discoteca crollò sotto il peso delle persone. “Le condizioni che garantiscono tutela esistono, ma vanno seguite, per evitare che momenti di divertimento si trasformino in momenti di morte”.

Infine, una riflessione amara sulla consapevolezza individuale. “Dalla visione dei video girati durante l’incendio colpisce il fatto che molti ragazzi siano rimasti nel locale a riprendere la scena mentre le fiamme si alimentavano. Non c’era percezione del rischio, non si è capito cosa stava per accadere”. Da qui la necessità, secondo Papale, di “una nuova cultura della sicurezza, che metta tutti nella condizione di capire cosa sta accadendo e cosa fare quando si percepisce un pericolo”.

Su queste basi, Antec annuncia che nei prossimi giorni promuoverà un momento di confronto con i professionisti del settore, “per un aggiornamento e un esame dei problemi legati a situazioni come quella di Crans Montana”, con l’obiettivo di stimolare una riflessione concreta e responsabile su ciò che va fatto per evitare che tragedie simili si ripetano.