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Appello all’orgoglio italiano, il discorso di Mattarella mette d’accordo tutti

Un discorso senza strappi: storia della Repubblica, pace e responsabilità nel messaggio di fine anno

Con l’anno nuovo torna Camere con vista, che accende la luce sul discorso di fine anno del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Stavolta le tensioni e le polemiche sono rimaste fuori dal Quirinale. Così come indiscrezioni e dietrologie che avrebbero potuto trovare spazio dopo un periodo nel quale tra maggioranza e Presidenza ci sono state incomprensioni, forse anche tensioni. Questo non ha impedito al Quirinale di intervenire in merito ai provvedimenti in discussione in Parlamento portando lo stesso esecutivo a modificare alcuni provvedimenti. Una dialettica tra governo e presidenza che comunque non ha scalfito il rapporto tra Giorgia Meloni e Mattarella. In ogni caso, il Capo dello Stato nel suo discorso di fine anno ha fatto in modo che nessuna polemica strumentale potesse partire dalle sue parole.

Il suo non è stato solo un discorso di pace, ma un richiamo alle radici del nostro paese. Un richiamo all’orgoglio di un popolo che ha saputo ricostruire istituzioni e tessuto sociale dopo la tragedia della guerra. Così ha voluto ricordare alcuni momenti della nostra storia mettendo in risalto due aspetti: la capacità della politica di confrontarsi anche aspramente senza rinunciare a lavorare insieme per salvaguardare le istituzioni. È stato così 80 anni fa con la Costituente, è stato così negli anni del terrorismo, nella “notte della Repubblica” . C’è da essere orgogliosi per il contributo dato alla nascita della comunità europea, a quel miracolo economico che ha portato l’Italia a crescere e consentire quelle riforme sociali che ci caratterizzano. Il Capo dello Stato nel suo esame ha ricordato la riforma agraria, il piano casa che favorì le giovani coppie,  lo statuto dei lavoratori, il servizio sanitario nazionale, la previdenza estesa a tutti. In sintesi lo stato sociale.

80 anni fa nasceva la Repubblica ed è giusto riflettere sulle conquiste, senza nascondere le difficoltà, il malaffare, la corruzione, l’evasione fiscale, la criminalità. E a proposito di criminalità c’è stato il richiamo a Falcone e Borsellino, di due magistrati che hanno saputo combattere la mafia e dal loro esempio giunge l’indicazione a non rassegnarsi: a combattere per la giustizia. Un appello ripetuto in almeno due fasi del discorso. Quando si è rivolto ai giovani, che ha invitato ad essere protagonisti, così come lo fu la generazione che diede vita alla Repubblica e quando ha parlato di pace.

Mattarella, parlando di Ucraina lo ha fatto usando parole forti, non ha citato Putin quando ha definito ripugnante chi nega la pace perché si sente più forte, ma il pensiero non poteva che andare a Mosca. Ha parlato delle sofferenze del popolo ucraino, vittima di bombardamenti, di attacchi alle fonti energetiche che lasciano la popolazione civile al buio e al freddo.
Ha parlato di Gaza, dei bambini morti per il freddo per sottolineare quel desiderio di pace che dovrebbe improntare le nostre azioni sempre. Ma dovrebbe condizionare anche le nostre attività quotidiane, bisogna respingere l’odio, “disarmare le parole” evitando scontri verbali accesi. In qualche modo è sembrato un invito rivolto alle forze politiche. Ma è stato solo un passaggio di un discorso che aveva lo scopo, attraverso la storia della Repubblica, di esaltare il valore dell’unità nazionale e le capacità del paese di superare le difficoltà, il ruolo internazionale dell’Italia capace di fare da traino in Europa, mantenendo uno stretto rapporto con gli Usa. In via implicita è il riconoscimento del ruolo attuale della premier nella difficile situazione dei rapporto tra le due sponde dell’Atlantico.

E naturalmente il messaggio complessivo di Mattarella non poteva che trovare orecchie attente. Giorgia Meloni ha telefonato al Capo dello Stato complimentandosi per il messaggio. Scontati i consensi trasversali. Ma si farebbe un torto al presidente  se si pensasse a un messaggio retorico, condito di buone intenzioni per non scontentare alcuno. Il suo è stato invece un discorso forte, teso a infondere fiducia nel futuro: così come sono state superate le difficoltà del passato  saranno affrontate e superate quelle future. Un discorso che arriva al momento opportuno, dopo le dure polemiche parlamentari.
E soprattutto  per ribadire il ruolo del Capo dello Stato come garanzia per tutti in quanto rappresentante dell’intero Paese e non di una parte. Un richiamo guardando avanti, alle scadenze che riguarderanno la stessa presidenza della Repubblica. Ma la partita è ancora lontana e riguarderà il nuovo Parlamento.