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Luca Perazzini e Cristian Gualdi, un anno fa la scomparsa sul Gran Sasso

Un anno fa i due alpinisti Luca Perazzini e Cristian Gualdi persero la vita sul Gran Sasso dopo essere stati sorpresi dal maltempo a 2.700 metri di quota. Il ricordo.

È trascorso poco più di un anno da quel 22 dicembre 2024, quando due alpinisti di Santarcangelo di Romagna, Luca Perazzini e Cristian Gualdi, rispettivamente di 48 e 42 anni, scomparvero durante un’escursione sul Gran Sasso d’Italia. Una tragedia che per giorni tenne con il fiato sospeso un’intera comunità, fino al tragico epilogo avvenuto tra il 26 e il 27 dicembre, quando i loro corpi furono recuperati in alta quota.

Luca Perazzini e Cristian Gualdi, due alpinisti esperti si trovavano a circa 2.700 metri di altitudine, nella zona della Valle dell’Inferno, quando scivolarono in un canalone durante la discesa. Nonostante fossero ben equipaggiati, una violenta ondata di maltempo – con vento fortissimo, neve e temperature rigidissime – rese impossibile un intervento immediato. Uno dei due riuscì a lanciare l’allarme con una telefonata, permettendo di circoscrivere l’area delle ricerche, ma il repentino peggioramento delle condizioni meteo costrinse le squadre di soccorso a fermarsi più volte.

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Le operazioni dei soccorritori del Cnsas coadiuvati da finanzieri e vigili del fuoco erano state particolamente complesse a causa delle condizioni meteo avverse. Nell’inchiesta coordinata dalla pm Laura Colica, gli accertamenti della magistratura sono stati orientati a stabilire se si sia trattato o meno di omicidio colposo dovuto a una condotta omissiva. Furono una trentina le persone impiegate nelle ricerche, con una squadra della Guardia di Finanza impegnata via terra con i cani molecolari, mentre tre elicotteri sorvolarono a lungo l’area con il Sonar Recco  , un dispositivo in grado di individuare l’eventuale presenza di materiale metallico sotto il manto nevoso. I soccorsi, ostacolati dal maltempo, riuscirono a raggiungere la zona solo cinque giorni dopo, il 27 dicembre. Durante le operazioni,  in condizioni meteo proibitive, anche 11 soccorritori sono rimasero bloccati in un ostello a Campo Imperatore con la funivia interrotta. A spingere verso l’inchiesta è stato l’esposto presentato dalle famiglie delle vittime, assistite dagli avvocati Luca Greco e Francesca Giovannetti. Le famiglie sostengono che i due uomini, ben equipaggiati e conoscitori della montagna, potevano essere salvati. Da qui la richiesta di fare piena luce sull’accaduto.

La svolta arrivò solo dopo Natale, quando una breve finestra di miglioramento del tempo rese possibile la ricognizione finale: i corpi di Luca Perazzini e Cristian Gualdi furono individuati a circa 50 metri di distanza l’uno dall’altro, nello stesso punto da cui era partito l’allarme. La ricognizione medico-legale accertò il decesso per assideramento. La procura di Teramo riconsegnò le salme ai familiari per consentire la celebrazione dei funerali a Santarcangelo di Romagna. L’intera città partecipò al lutto, stringendosi attorno alle famiglie nei giorni dell’attesa e in quelli, ancora più duri, della certezza. Nel giorno dell’anniversario, a dodici mesi di distanza, il sindaco di Santarcangelo, Filippo Sacchetti, ha voluto ricordare Luca e Cristian con una lunga e toccante riflessione:
“È passato un anno, mi sembra ieri. E non è la classica frase fatta. Il momento in cui hanno iniziato a circolare le notizie su due ragazzi santarcangiolesi dispersi sul Gran Sasso è uno di quelli che mi accompagnerà tutta la vita. Il telefonino impazzito, tutti che mi chiedevano quello che non sapevo, la ricerca spasmodica di informazioni con il cuore in gola e il pensiero ai familiari angosciati”. Il primo cittadino ha ricordato anche le ore concitate dei contatti istituzionali e il tentativo di infondere forza e speranza. “Il pensiero fisso su quelle pendici, cercando di farsi e trasmettere vicinanza, ripetendosi quasi a esorcizzare la paura: ‘non è possibile che nel 2025 non si riesca a raggiungerli, tutto finirà bene”. Parole che raccontano l’attesa collettiva, vissuta durante i giorni di Natale, quando Santarcangelo seppe stringersi come comunità: Le ore diventate giorni, i giorni di Natale, vissuti con grande vicinanza da tutta la città, fino a Santo Stefano, quando anche l’ultima fiammella di speranza è venuta meno e sono stati recuperati i corpi, lì dove si sapeva che erano fin dal primo momento”.

Gran Sasso, il Sonar Recco per ritrovare i dispersi