Aura, i dipendenti chiedono solo di lavorare
Un sit in davanti alla sede del Consiglio Regionale, a L’Aquila: i dipendenti di Aura chiedono solo di lavorare
Non si ferma la protesta dei dipendenti Aura. Dopo ‘l’aperitivo di Natale’ davanti ai cancelli della fabbrica, stamani, alcuni di loro si sono recati in Regione. “Vogliamo solo lavorare”, hanno dichiarato
Non chiedono sussidi, né assistenza straordinaria. Chiedono una cosa sola: riaprire la fabbrica e tornare al lavoro. È l’appello che arriva dai dipendenti di Aura, da mesi intrappolati in una crisi che definiscono “tragica” e che, con l’inizio del nuovo anno, rischia di diventare insostenibile.
Lo stabilimento è chiuso da ottobre. Da allora, spiegano i lavoratori, non percepiscono lo stipendio, né gli arretrati, né la tredicesima. A tutto questo si aggiunge l’assenza di qualsiasi forma di sostegno al reddito: la cassa integrazione ordinaria è scaduta dopo l’utilizzo delle 52 settimane previste dalla normativa, mentre quella straordinaria non è mai stata attivata.
“Siamo senza lavoro perché la fabbrica è chiusa, senza stipendi perché l’azienda si rifiuta di pagarci e senza ammortizzatori sociali – raccontano. – Per il nuovo anno non chiediamo l’assistenza dello Stato, chiediamo la riapertura della fabbrica e il lavoro.”
Secondo quanto riferito, la chiusura dello stabilimento sarebbe legata al mancato pagamento delle assicurazioni contro furti e incendi. Una situazione che, considerando i materiali utilizzati nelle lavorazioni, avrebbe esposto l’impianto a rischi elevati, portando alla decisione di fermare completamente l’attività produttiva. In quel periodo, tuttavia, i lavoratori erano tutelati dalla cassa integrazione ordinaria, avviata per un ridimensionamento delle commesse. Una tutela che oggi non c’è più.
La mancata presentazione dell’istanza per la cassa integrazione straordinaria ha lasciato 52 dipendenti senza alcuna copertura economica. “Ci saremmo aspettati almeno un sostegno temporaneo – spiegano – in attesa che si facesse avanti un imprenditore disposto a investire davvero e a farci lavorare.”
La preoccupazione maggiore riguarda l’atteggiamento della proprietà, indicata come assente dai tavoli istituzionali. “Non si presentano neanche agli incontri – denunciano i lavoratori. – All’ultimo appuntamento in Regione, fissato su loro richiesta, non si sono presentati. Al loro posto sono arrivati avvocati e funzionari senza potere decisionale. Così non c’è dialogo e non c’è una via d’uscita.”
Un’assenza che alimenta l’incertezza e il senso di abbandono. “Se ci fosse almeno un interlocutore con cui confrontarsi per chiudere o risolvere questa crisi, sarebbe già un punto di partenza. Invece ci troviamo soli, con le istituzioni che ci affiancano ma senza una controparte.”
L’auspicio, guardando al 2026, è che si apra finalmente una prospettiva concreta: “Speriamo che qualcuno si faccia avanti per farci lavorare davvero – concludono . – Non vogliamo operazioni finanziarie, ma un futuro costruito sul lavoro.”
Stamani, intanto, sono stati ricevuti dalla Conferenza dei Capigruppo.
“Sulla vertenza Aura – ha scritto il consigliere Pierpaolo Pietrucci – stiamo accelerando i tempi per trovare una soluzione positiva e salvare il posto di lavoro ai 52 dipendenti che non prendono lo stipendio da mesi, alcuni dal settembre scorso. Una questione, quella dei lavoratori della Aura che non può essere rimandata alle calende greche, poiché alla Srl proprietaria dell’azienda non è stato approvato dal ministero del lavoro il piano per l’accesso alla cassa integrazione straordinaria. Questo perché nella documentazione presentata dalla proprietà aziendale mancano colpevolmente alcuni requisiti necessari per l’approvazione. Questa mattina accompagnati da noi e dalla sindacalista Fiom Cgil, Elvira De Sanctis, i lavoratori sono stati sentiti dalla Conferenza dei Capigruppo. Dobbiamo dire che l’assessora al lavoro, Tiziana Magnacca, dal canto suo, ha dato la massima disponibilità per accelerare i tempi per la soluzione della vertenza. I tempi però sono stretti visto che a fine febbraio scadrà la prescrizione del giudice che si sta occupando del caso per dare corso o alla cessione dell’azienda, alla quale sarebbero interessate quattro società, o alla procedura fallimentare. Nei prossimi giorni, della vertenza si discuterà anche nella conferenza dei capigruppo in Consiglio comunale. C’è da sottolineare – ha concluso il consigliere regionale – che su questa vicenda non si deve operare in termini di schieramento, poiché il diritto al lavoro non risponde a logiche di partito; e tutte le forze politiche sia in Regione che in Comune dovranno lavorare all’unisono per raggiungere un risultato positivo.”


