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Si chiude il Giubileo 2025, l’omelia a Collemaggio dell’Arcivescovo D’Angelo: La speranza è Cristo

In occasione della Festa della Sacra Famiglia, l’omelia dell’Arcivescovo D’Angelo per la chiusura del Giubileo

L’omelia dell’Arcivescovo D’Angelo per la chiusura del Giubileo 2025.

Oggi celebriamo la festa della Sacra Famiglia, un’occasione per riflettere e poter attingere luce per la nostra vita. La famiglia è un luogo sacro per la vita, non solo perché si riceve la vita biologica, ma perché si è generati, ogni giorno nella realtà familiare si sperimenta la bellezza e la grandezza della vita proprio vivendo le relazioni tra i componenti della famiglia, non c’è luogo e scuola migliore dove poter imparare ad essere vere donne e veri uomini. Nella pagina del Vangelo possiamo cogliere qualche passaggio importante. Giuseppe insieme a Maria si pongono in atteggiamento di piena disponibilità e fiducia nei confronti di Dio. Tale fiducia nasce in primo luogo per la vicinanza di Dio, appare a Giuseppe più volte per illuminarlo e indicargli le scelte da fare, lo guida passo passo. Tale episodio ci aiuta a capire la premura di Dio, rivolta a Giuseppe e Maria, ma che si estende a tutta l’umanità, come ci ricorda San Paolo nella lettera ai Colossesi, “scelti da Dio, santi e amati”(Col 3,12). Noi siamo scelti e amati da Dio, questo dono va accolto nella libertà del cuore. Giuseppe e Maria nella loro vita hanno vissuto il rapporto con Dio in piena fiducia e libertà, non hanno dubitato della Sua presenza e azione, anche in momenti difficili, come quelli ascoltati nel Vangelo di Matteo oggi.

Le vicissitudini raccontate dall’Evangelista Matteo, ci fanno capire che nella vita non si può pianificare e né definire tutto, ma si può costruire il bene per se e per gli altri nella misura in cui si interpreta correttamente la volontà di Dio, e si lotta affinché il valore della vita sia difeso e conservato. Giuseppe e Maria hanno saputo vivere questi trambusti proprio perché erano ben radicati in Dio, non avevano mai immaginato di dover attraversare un serie di contrarietà per assolvere alla missione affidatagli, lo fanno proprio grazie alla fiducia riservata a Dio. Anzi si sono affidati e consegnati a Dio. La loro forza e felicità consiste nell’essere radicati in Dio, nel suo amore. Così è anche per noi, se siamo radicati in Cristo, se Lui è il centro attorno a cui ruota tutta la nostra persona allora saremo felici anche nei trambusti dell’esistenza.

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Abbiamo vissuto un anno di Grazia, l’Anno Giubilare, che oggi nella nostra realtà diocesana si conclude. Sono stati tanti e diversi i momenti vissuti come Comunità diocesana e tanti come Comunità parrocchiali, tutto ciò ha dato la possibilità a ciascuno di sperimentare la bellezza della Misericordia e dissetarsi alla sorgente del Perdono affinché fossimo rinnovati a nuova vita. Ancora San Paolo nel testo della lettera ai Colossesi dice: ”Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi”(Col 3,13), la gioia del perdono che abbiamo ricevuto tante volte in questo anno di grazia, credo ci ha portati a rinnovarci dentro, ciò non è opera determinata dai soli nostri sforzi ma dalla potenza dell’Amore di Dio. Infatti noi siamo chiamati a fare spazio all’opera di Dio, in questo tempo del Natale siamo invitati ad essere quella mangiatoia che accoglie Gesù, solo la sua presenza nel cuore ci permette di essere veramente nuovi. Ancora San Paolo ci invita “Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo”(Col 3,14-15). La Carità sia la misura della nostra vita, l’Anno giubilare non può limitarsi al semplice atto sacramentale, importante per la vita di fede, un punto di forza centrale, ma poi deve irradiarsi, questa grazia, in tutto il nostro cuore e in tutta la nostra persona, perché “la pace di Cristo regni nei nostri cuori”.

La luce che la presenza di Cristo immette nella nostra vita ci permette di aprire orizzonti completamente nuovi alla nostra esistenza, se non ci lasciamo coinvolgere, come hanno fatto Giuseppe e Maria, non avremo mai la possibilità di fare il salto di qualità, nonostante i nostri sforzi rischiamo di rimanere bloccati in noi stessi.
La verifica che dovremmo fare a conclusione di questo Anno giubilare è proprio questa, quanto sono cresciuto/a nella Carità? Mi sento abitato/a dalla Carità? Il motto del Giubileo è “Pellegrini di speranza”, nella Bolla d’indizione Papa Francesco inizia con queste parole “La Speranza non delude”. Per noi la Speranza è Cristo, quindi ne siamo certi che non delude, anzi Lui va sempre oltre, ci ama donando la vita per noi, nel mistero dell’Incarnazione che stiamo celebrando, assumendo la natura umana ci innalza alla sua natura divina, ci inserisce in questo processo di grazia dove noi riscopriamo e viviamo la vera dignità di donne e di uomini e possiamo fare esperienza della bellezza della vera vita.

Oggi diciamo che si conclude questo tempo giubilare, ma continua il cammino in comunione con Cristo, in lui ritroviamo quella Carità che rischiara il cuore, lo illumina e ogni paura scompare, grazie a questo dono si è capaci di attraversare anche le nuvole oscure della vita. Nella fiducia in Dio, come abbiamo ascoltato nel Vangelo testimoniata da Giuseppe e Maria, si possono affrontare sfide che minacciano la nostra stessa esistenza, tutto ciò non ferma, forse rallenta il passo del nostro vivere, perché abitati “dalla Speranza che non delude”, in Cristo Misericordia del Padre dato all’umanità siamo sempre capaci di rialzarci e riprendere il cammino ad ogni caduta.
Aiutiamoci vicendevolmente a continuare il nostro cammino con una carica in più, perché sappiamo di essere: “scelti da Dio, santi e amati”( Col 3,12).
Affidiamo e affidiamoci alla bontà del Padre che nel Figlio suo Gesù Cristo ci ha donato lo Spirito Santo per camminare nella via della Carità.