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Europa, Ucraina, Usa: la partita complessa di Giorgia Meloni

Atreju 2025 ha mostrato un partito di maggioranza più solido, tra prudenza e strategia: le sfide complesse di Giorgia Meloni nel panorama europeo.

Atreju 2025 ha mostrato un partito di maggioranza più solido, tra prudenza e strategia: le sfide complesse di Giorgia Meloni nel panorama europeo.

Atreju, la festa di Fratelli d’Italia, ha fornito una fotografia della situazione politica italiana. Una immagine delle problematicità esistenti, ma anche della veloce maturazione del partito di maggioranza, sempre più
centrale. E’ pur vero che nel comizio finale Giorgia Meloni ha ritrovato la grinta del leader di partito facendo
leva sull’orgoglio dei militanti esaltando la propria parte e denigrando quella avversa. Ma ci sta in queste
occasioni. Però alcuni elementi sono apparsi chiari. Il più rilevante è il discorso europeo. Le considerazioni
sulla Ue di oggi non sono figlie degli slogan di ieri, del partito di opposizione che accusava la burocrazia
europea. Oggi l’Europa è centrale, e Meloni vuole essere centrale in questa Europa. Non era un fatto
scontato. Del resto nei giorni di Atreju a fatica si poteva riconoscere quel partito con quello di qualche anno fa.
La moderazione e la consapevolezza delle responsabilità si respiravano nell’aria. Da qui
l’accoglienza garbata ai rappresentanti di tutti i partiti. Non è andata la Schlein. E se poi, pur polemicamente,
Giorgia Meloni ha parlato dell’assente, ha di fatto implicitamente riconosciuto in lei la leader dello
schieramento avverso. Questo nonostante l’incalzare di Conte che rinvia ogni discussione su leader e alleanze.
Evidenziare le difficoltà nel campo largo è un successo politico e di immagine favorito dagli stessi protagonisti,
incapaci di trovare una sintesi anche nella partecipazione a un confronto politico. Inoltre questo ha
messo un po’ in secondo piano le difficoltà all’interno della maggioranza. Salvini sulla Russia e l’Ucraina usa
parole completamente diverse da quelle di Meloni e Tajani. E il fatto che dalla Russia arrivino apprezzamenti
per le posizioni del capo della Lega avrebbero potuto creare delle crepe nella coalizione. Ma, e Atreju lo ha
confermato, Fratelli d’Italia ha il controllo della maggioranza. E’ di gran lunga la forza principale, è unita
intorno al proprio leader, tre anni di governo non ne hanno offuscato l’immagine. Così nessuno degli alleati osa sfidare Giorgia Meloni tanto che a destra e sinistra sono tutti convinti che la posizione di Salvini sull’Ucraina non avrà conseguenze; il decreto sugli aiuti ci sarà, forse con qualche espediente linguistico, ma la sostanza non cambia e intervenendo in Parlamento la premier è stata chiara. E Tajani condivide la scelta di Giorgia Meloni.
Il problema per Giorgia Meloni non sono gli alleati di governo, ma il difficile equilibrio tra la coerente adesione a un progetto europeo e il confronto con Trump. Un equilibrio difficile perché il presidente Usa ogni tanto
spiazza anche gli amici con le sue bordate, ma la Ue non può rinunciare a un rapporto privilegiato con gli Usa
e per l’Ucraina c’è bisogno del sostegno americano. Giorgia Meloni si muove in questo quadro con cautela, in stretto rapporto con i leader europei e con la presidente della Commissione, ma nello stesso tempo
attenta a frenare scelte che potrebbero scardinare del tutto il rapporto tra Usa e Ue. La prudenza si manifesta
apertamente sulla questione dei beni russi congelati.
Questione che divide i paesi e che il Consiglio d’Europa dovrà esaminare. Stessa cautela, stavolta in sintonia
con la Francia, sull’accordo con i paesi del Sud America per la libera circolazione dei prodotti agricoli. In teoria
c’è la possibilità di aprire un nuovo mercato, ma il rischio è che sia l’Europa a divenire terra di conquista. Da qui la protesta degli agricoltori che trova in Francia e Italia seguito e attenzione.
Anche se criticata dall’opposizione si comprendono le due facce di Meloni, che nei comizi galvanizza la sua
piazza, ma ai tavoli internazionali deve mostrare cautela e diplomazia in un momento delicato per l’Italia
e l’Europa.
Questo fine dicembre sarà un severo banco di prova per tutti. Con la speranza che a trionfare sia la diplomazia,
allontanando lo spettro di un allargamento dei conflitti in atto.