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Omicidio Stefano Lanciani, per la Procura fu premeditato: chiesto l’ergastolo

Stefano Lanciani ucciso dal fratello: per la Procura si è trattato di omicidio premeditato

Uccise il fratello, Stefano Lanciani, dopo l’agguato: per la Procura è omicidio pianificato. Chiesto l’ergastolo

Per la Procura dell’Aquila l’uccisione di Stefano Lanciani sarebbe stata il risultato di un’azione studiata nei dettagli e portata a termine con estrema violenza. Per questo motivo, il pubblico ministero Roberta D’Avolio ha formalizzato la richiesta di ergastolo nei confronti di Davide Lanciani, accusato di aver prima colpito e poi travolto con l’auto, più e più volte, il fratello.

Nella chiusura delle indagini preliminari, l’accusa ribadisce una ricostruzione rimasta sostanzialmente invariata fin dalle prime fasi dell’inchiesta,arricchita ora da tre aggravanti ritenute pienamente dimostrate: futili motivi, premeditazione e crudeltà. Elementi che, secondo la Procura, emergono in modo netto dagli accertamenti condotti dai carabinieri del Nucleo investigativo e della stazione dell’Aquila, supportati da perizie medico-legali e da analisi cinematiche. Alla base del delitto, sempre secondo gli inquirenti, ci sarebbero contrasti di natura ereditaria. Ma è soprattutto la preparazione dell’agguato a pesare: Davide Lanciani avrebbe più volte controllato i movimenti del fratello, appostandosi sotto casa sua, fino ad arrivare al giorno dell’omicidio, quando decise di non recarsi al lavoro. Poco prima, avrebbe caricato nel bagagliaio dell’auto diversi oggetti offensivi conservati nel garage: un piede di porco in ferro, un coltello seghettato, un taglierino e un martello.

I fatti risalgono al 25 marzo. Secondo quanto contestato, l’indagato avrebbe seguito Stefano Lanciani in auto, dando origine a un acceso confronto lungo via Peltuinum. Dopo una prima ripartenza, Davide avrebbe speronato l’auto del fratello, bloccando la strada. A quel punto sarebbe sceso impugnando il piede di porco e lo avrebbe colpito alla testa, facendolo cadere a terra privo di sensi. La fase finale è quella che la Procura definisce di particolare crudeltà: il passaggio ripetuto dell’auto sul corpo della vittima, anche in retromarcia, fino a provocarne le ferite mortali. Una sequenza durata diversi minuti, sotto gli occhi di numerosi presenti. Solo l’intervento di due allievi della Scuola delle Fiamme Gialle, che riuscirono a rompere il finestrino e a fermare il veicolo, pose fine all’azione.

Stefano Lanciani fu trasportato d’urgenza al pronto soccorso, ma morì poco dopo. Davide Lanciani è difeso dagli avvocati Antonio e Francesco Valentini, mentre i familiari della vittima sono assistiti dall’avvocato Luca Silvestri.