Dietro le quinte del Jazz italiano per le terre del sisma, Grandangolo entra in Conservatorio
Lo sguardo di Grandangolo su un evento che ha ormai superato i confini regionali, attirando attenzione nazionale e internazionale
È una macchina grande e imponente quella del Jazz Italiano per le Terre del Sisma. Nuovo appuntamento con Grandangolo, il format di approfondimento condotto dal direttore David Filieri, che in questa nuova puntata accende i riflettori su una delle manifestazioni culturali più riconosciute del territorio aquilano: il Festival Jazz dell’Aquila – Jazz Italiano per le Terre del Sisma
All’interno dell’auditorium del Conservatorio di Musica Casella, Grandangolo entra nel cuore dell’organizzazione del Festival Jazz dell’Aquila , raccontandone la struttura, la filosofia e il valore culturale e sociale, attraverso le voci di chi ne cura i contenuti artistici e tecnici. Ospite in studio Angelo Bernardi, direttore tecnico della manifestazione, che illustra il lavoro che si svolge dietro le quinte di un evento diffuso in tutta la città, capace di coinvolgere decine di spazi, centinaia di artisti e una squadra composta da circa cinquanta persone tra tecnici, produzione e logistica.
Bernardi racconta il coordinamento tra direttori artistici che cambiano ogni anno, le esigenze tecniche degli artisti, la gestione degli spazi e la complessità di una macchina organizzativa che lavora per mesi per garantire qualità, sicurezza e accoglienza. Un lavoro spesso invisibile, ma determinante per il successo del festival.
La puntata prosegue con l’incontro con Nicola Pisani, docente di Conservatorio e direttore artistico, e con Maria Pia De Vito, cantante jazz di rilievo internazionale e componente della direzione artistica. Al centro del confronto, il significato del festival come manifestazione culturale diffusa, non calata dall’alto ma costruita in dialogo con il territorio, le istituzioni culturali e le realtà formative cittadine.
Il jazz inteso non solo come genere musicale, insomma, ma come pratica di condivisione, improvvisazione e relazione, capace di creare reti che restano anche oltre i giorni della manifestazione. Una musica che dialoga con i luoghi, con l’architettura della città e con la sua storia, trasformando L’Aquila in uno spazio aperto all’incontro di linguaggi, culture e generazioni.
Il Jazz italiano per le terre del sisma è l’unica manifestazione che, dal 2015, ha portato e continua a portare nella città dell’Aquila e nelle regioni colpite dal sisma del 2016 la più importante e numerosa rappresentanza del jazz italiano e la testimonianza reale di come la cultura e lo spettacolo dal vivo contribuiscano, in maniera determinante, alla costruzione e al consolidamento delle comunità locali. Con oltre 4.000 artisti ospitati nelle sue undici edizioni, il festival va oltre la celebrazione del jazz: è un progetto culturale vivo e dinamico, che contribuisce alla rinascita sociale e culturale delle comunità colpite dai terremoti. I concerti si tengono in spazi storici, monumenti e cortili di palazzi appena restaurati che vengono trasformati in simboli tangibili della rinascita, il patrimonio architettonico viene valorizzato e recuperato il senso di appartenenza delle comunità.


