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Educazione sessuale e affettiva a scuola, nove giovani su dieci la chiedono

Nove giovani su dieci chiedono percorsi scolastici di educazione sessuale e affettiva. I dati segnalano la necessità di programmi strutturati e professionali.

Educazione sessuale e affettiva a scuola, nove giovani su dieci la chiedono. Un giovane su cinque ritiene che sia possibile sottrarsi a un rapporto “solo occasionalmente”.

Nove ragazzi su dieci desiderano che l’educazione sessuale e affettiva diventi parte integrante del percorso scolastico. È quanto emerge dall’Osservatorio “Giovani e Sessualità” di Durex Italia, condotto con Skuola.net tra maggio e giugno su 15.000 giovani tra gli 11 e i 24 anni. Il 90% dei ragazzi ritiene importante avere programmi scolastici specifici, mentre il 78,6% dei genitori concorda, con quasi la metà che li vorrebbe già attivi alle scuole medie.

La richiesta dei giovani è motivata da dati significativi: circa un quarto ha il primo rapporto sessuale tra gli 11 e i 14 anni, quasi la metà non parla di sessualità in famiglia – una percentuale in aumento rispetto al 2024 – e più della metà si informa online, esponendosi al rischio di contenuti inappropriati o informazioni errate.

I numeri mostrano anche altre tendenze: il 47,2% dei ragazzi invia o riceve contenuti sessualmente espliciti, con il 30% che lo fa già tra gli 11 e i 13 anni; il 46% ha ricevuto immagini sessuali non richieste, percentuale che sale al 50% tra le ragazze. Inoltre, un giovane su cinque ritiene che sia possibile sottrarsi a un rapporto sessuale con il partner “solo occasionalmente.

Di recente anche il dibattito pubblico si è intensificato. Una petizione popolare sul consenso e sull’educazione sessuale e affettiva è stata lanciata dalle Democratiche del territorio aquilano, che parlano di “cultura del rispetto per la civiltà“. Un’iniziativa che parte dal contesto locale ma si inserisce in un quadro nazionale urgente: le cronache raccontano ogni giorno episodi di violenza maschile sulle donne e, come sottolinea la portavoce Gilda Panella, “nel 2025 è ancora necessario ribadire l’ovvio: no significa no“.

La petizione sostiene tre proposte di legge:
– la prima, sul consenso, già approvata alla Camera (A.C. 1693-A), introduce nel Codice Penale il principio di “consenso libero e attuale“, chiarendo che senza consenso c’è violenza;
– la seconda mira a introdurre l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, con percorsi strutturati, fondi dedicati, autonomia scolastica e un focus sulla prevenzione di violenza di genere, bullismo e uso distorto dei social;
– la terza è una proposta regionale per potenziare la formazione sul rispettoe il contrasto alle disparità di genere.

Gli stereotipi di genere e l’educazione emotiva squilibrata restano un problema significativo. Secondo un sondaggio di Save the Children in collaborazione con IPSOS, il 39% degli adolescenti ritiene che le ragazze siano più inclini a sacrificarsi nelle relazioni, e la percentuale sale al 51% tra le ragazze stesse. Inoltre, quasi il 69% pensa che le ragazze siano più predisposte a piangere, e il 64% che siano più capaci di esprimere le proprie emozioni. Attribuire fragilità a un solo genere e forza all’altro può creare modelli limitanti per entrambi e influenzare negativamente le relazioni emotive.

L’educazione sessuale e affettiva, spiegano gli esperti, è un percorso continuo, scientifico e adeguato all’età, che lavora su consenso, corpo, emozioni, confini, linguaggio e rispetto. Ha tra i compiti quello di accompagnare lo sviluppo emotivo e cognitivo degli studenti , possibilmente condotto da professionisti formati, per essere realmente efficace. Studi internazionali confermano che programmi ben strutturati aumentano la consapevolezza, riducono i comportamenti a rischio e migliorano la qualità delle relazioni.

A raccontare cosa significa questa esigenza dal punto di vista degli studenti è Michela Attardi, rappresentante di Consulta e d’Istituto del Cotugno: “Ho potuto comprovare quotidianamente il bisogno delle mie compagne e compagni di trattare i temi dell’educazione sessuale e all’affettività a scuola. Benché sia stato introdotto il tema del rispetto all’interno delle linee guida dell’Educazione Civica, riteniamo che questo non sia sufficiente per contrastare il clima di violenza, odio e ignoranza che è dirompente nella nostra società“.

Secondo Michela, l’educazione all’affettività e alla sessualità deve essere ben organizzata. “L’educazione all’affettività e alla sessualità deve essere svolta in modo sistematico e da professionisti poiché non possiamo pretendere che i nostri insegnanti, seppur preparati, abbiano le conoscenze specifiche e la formazione necessarie per affrontare tali argomenti, specialmente all’interno di un programma già fitto“, racconta. “Non tutti gli adolescenti, inoltre, hanno la fortuna di vivere in famiglie aperte al dialogo. Molti sono esposti a esempi sbagliati, mancanza di comunicazione e, in alcuni casi, perfino a forme di violenza domestica. La scuola deve colmare queste lacune, fornendo gli strumenti per vivere relazioni sane, consapevoli e rispettose e per conoscere sé stessi, il proprio corpo e i propri sentimenti“.

Il messaggio è chiaro: l’educazione sessuale e affettiva diventa sempre più una necessità. Attraverso percorsi strutturati, continui e condotti da professionisti, la scuola può garantire agli studenti gli strumenti per relazioni sicure, consapevoli e rispettose, contribuendo a prevenire comportamenti a rischio e a formare cittadini più consapevoli.

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