Cucina italiana Patrimonio Unesco, D’Amario: La nostra cucina è cultura
Ai microfoni del Capoluogo, il delegato dell’Accademia della cucina di Sulmona Gianni D’Amario: il riconoscimento Unesco alla cucina italiana ribadisce che la cucina è cultura. Un risultato che premia il lavoro sul territorio e la forza delle tradizioni.
“Il riconoscimento della cucina italiana Patrimonio Unesco è per noi una grandissima vittoria”. Così al Capoluogo Gianni D’Amario, delegato della sezione di Sulmona dell’Accademia della cucina.

“Possiamo finalmente far vedere al mondo cosa siamo, perché la nostra cucina è cultura, prima di tutto. L’Accademia Italiana della cucina , con il suo ruolo istituzionale e culturale, ha lavorato molto per dare risalto alla candidatura e fare in modo che il dossier esprimesse al meglio i nostri punti forti”.
C’è un grande lavoro dietro al riconoscimento Unesco, partito dal basso. “Noi seguiamo il territorio e lo monitoriamo, cercando di salvaguardare le nostre peculiarità, le nostre tradizioni. Siamo stati convocati a livello ministeriale, abbiamo fatto le nostre osservazioni, e ora è arriva l’ufficialità. Siamo felicissimi per questo riconoscimento che mette in risalto la bontà della nostra cucina nell’ambito della dieta mediterranea: la migliore”, conclude D’Amario.

La candidatura, avanzata nel 2023 dal Collegio Culinario Associazione culturale per l’enogastronomia italiana in collaborazione con Casa Artusi, l’Accademia della Cucina Italiana e la rivista La Cucina Italiana, mirava a promuovere principi e valori tipici della tradizione italiana, come il contrasto allo spreco alimentare e la riduzione del consumo di risorse.
La decisione segna una svolta nella storia dei riconoscimenti gastronomici dell’Unesco: è la prima volta che viene premiata una tradizione culinaria nella sua globalità, superando l’approccio adottato in passato, incentrato su singole pratiche o tecniche.
Considerata un modello di inclusività e sostenibilità, la cucina italiana viene così valorizzata come pratica quotidiana capace di unire comunità diverse, tutelare la biodiversità, ridurre gli sprechi e riflettere la ricchezza culturale dei territori.
Con l’ingresso della cucina italiana, salgono a 20 gli elementi italiani iscritti nella Lista del patrimonio immateriale, che comprende circa 800 elementi in 150 Paesi. Tra i precedenti riconoscimenti Unesco già attribuiti all’Italia figurano, a livello enogastronomico, la Dieta Mediterranea (2013, bene transnazionale), la vite ad alberello di Pantelleria (2014), l’arte del pizzaiuolo napoletano (2017) e la cerca e cavatura del tartufo (2021).
A questi si aggiungono due valori importantissimi per l’identità culturale abruzzese: la Perdonanza Celestiniana e la Transumanza, riconosciute Patrimonio Immateriale dell’Umanità nel 2019. Lo scorso novembre è stato presentato al Santuario di San Gabriele il dossier per la candidatura Unesco del Gran Sasso , progetto condiviso da Regione, GAL e Comuni per valorizzare patrimonio naturale, culturale e comunità locali.
Subito dopo la proclamazione, il sito dell’Accademia della Cucina ha esultato così













