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La terza Commissione chiama, Dante Labs non risponde

La seduta era finalizzata alla verifica dello stato degli impegni presi durante l’ultima audizione, tuttavia Dante Labs ha disertato ancora una volta la Commissione

Torna al centro dell’attenzione istituzionale la crisi di Dante Labs, ma ancora una volta senza il contributo diretto dell’azienda.

Su richiesta del consigliere Paolo Romano, la III Commissione consiliare Lavoro e Attività Produttive aveva convocato, per ieri mattina, i vertici della società per verificare lo stato degli impegni presi durante l’ultima audizione (8 ottobre 2025), quando il Ceo Andrea Riposati aveva garantito l’avvio di una programmazione con le organizzazioni sindacali per definire il dovuto ai dipendenti e predisporre un piano di rientro.
Ma, nonostante le sollecitazioni, Dante Labs ha scelto nuovamente di non presentarsi, disertando la seduta per la terza volta consecutiva.

La Commissione aveva chiesto chiarimenti su una situazione che continua a destare forte preoccupazione. Da mesi i dipendenti non percepiscono stipendi, TFR e quote arretrate; la procedura di licenziamento collettivo avviata nel 2024 ha riguardato tredici lavoratori e molti altri si sono dimessi per giusta causa.
L’azienda ha ottenuto dal Tribunale una proroga nell’ambito della composizione negoziata della crisi, ma intanto la situazione debitoria resta pesante, stimata in milioni di euro, come emerso in precedenti audizioni pubbliche. Nessuno degli impegni presentati nell’ultima Commissione, né la definizione delle spettanze, né un piano industriale o di rilancio, al momento è stato concretizzato.

L’assenza ripetuta dell’azienda, interpretata come un segnale di scarsa volontà di confronto, ha spinto la III Commissione a un passaggio formale: la vicenda sarà ora portata all’attenzione del Consiglio comunale per definire una presa di posizione chiara sulle tutele da garantire ai lavoratori, sulle richieste di trasparenza nei confronti dell’azienda e sulle ricadute occupazionali di una crisi che coinvolge molti dipendenti.
Una situazione, comunque, particolarmente delicata, anche perché la società, un tempo considerata un punto di eccellenza nel settore della genomica, oggi appare svuotata, priva di prospettive industriali e incapace di fornire un quadro credibile sul proprio futuro.