E se domani fossi tu la nuova TV?
E se domani fossi tu la nuova TV? Oggi, chi costruisce una community forte può diventare “il canale ufficiale” di qualcosa.
La Bundesliga affida le partite del venerdì ad uno Youtuber: una scelta che rivela la nuova direzione dell’intrattenimento sportivo. Il nuovo appuntamento con la rubrica “E se domani”
L’altro giorno, ascoltando un podcast mentre correvo, ho sentito una notizia — per la verità non proprio freschissima — che mi ha lasciato senza fiato (in realtà, a togliermi il fiato è stata la mia scarsa forma fisica, più che la news).
La notizia riguarda il calcio giocato, quello di primo livello: la Bundesliga , la Serie A tedesca, ha sottoscritto un contratto di cessione dei diritti TV per le partite del venerdì non con la solita piattaforma televisiva o para-televisiva (Sky, DAZN, Amazon, ecc.), ma con YouTube. E non parlo della piattaforma in senso generale: parlo di un singolo content creator, lo YouTuber britannico Mark Goldbridge, che le trasmetterà gratis sul suo canale That’s Football per tutta la stagione 2025-26.
Per carità, Goldbridge non è l’ultimo arrivato: su YouTube ha tre canali con oltre 2 milioni di iscritti e, infatti, la prima partita trasmessa il 22 agosto — Bayern–Lipsia — ha totalizzato oltre mezzo milione di spettatori collegati.
Perché sembra folle… ma non lo è
La scelta della Bundesliga, che a primo impatto può sembrare folle, in realtà — a mio modesto parere da cultore di futuro e innovazione — è dirompente e visionaria. Vi spiego perché. È risaputo che i diritti televisivi nel calcio (come in quasi ogni altro sport) sono la linfa vitale per coprire oltre il 50% dei costi a bilancio di ogni lega. Quindi cedere gratuitamente una finestra nel Regno Unito e in Irlanda potrebbe sembrare un no sense. Ma andando più a fondo, l’entertainment sportivo sta perdendo terreno nel palinsesto personale del pubblico, soprattutto di quello più giovane.
Se è vero che, per aprire una pizzeria, l’analisi dei competitor non si limita alle pizzerie ma include ristoranti, rosticcerie, bar e persino supermercati con tavola calda (perché la “fame” si soddisfa in molti modi), allo stesso modo lo sport, quando non lo pratichi ma lo guardi, diventa prodotto di intrattenimento e va inserito nella sterminata offerta di contenuti: cinema, TV, serie, libri… perfino una semplice passeggiata all’aperto. Negli ultimi 15 anni questa offerta è stata invasa da un competitor ingombrante: Internet. E, più nello specifico, dai suoi figli “prepotenti”: i social media, che ogni giorno lottano per catturare la nostra attenzione. Risultato: rispetto a 15–20 anni fa, l’attenzione dello spettatore medio si è frammentata su un’infinità di canali e contenuti.
Vai dove sta il pubblico (e nel formato giusto)
Ok: i giornali li leggono in pochi, la TV si guarda sempre meno e molte relazioni sono state digitalizzate. Ma parte di questo tempo è stato sottratto anche allo sport, e in particolare al calcio. Analizzando i dati d’ascolto delle principali leghe, gli spettatori — quando va bene — non scendono, ma di certo non crescono. La globalizzazione dei contenuti ha attenuato parzialmente l’emorragia aprendo nuovi mercati (si pensi all’Asia), ma è un tamponare temporaneo: la frammentazione dell’attenzione è un fatto culturale e sociologico.
Chiedere oggi a un* giovane di stare 90 minuti ferm* sul divano a guardare 22 giocatori che inseguono un pallone è quasi utopia in un contesto in cui la soglia d’attenzione è cortissima e si consumano TikTok e Reels che, quando va bene, durano otto secondi.
Dalla TV alle community: il microfono passa ai creator
Ecco perché la scelta della Bundesliga di portare il proprio prodotto dove sta il pubblico e nel formato che il pubblico già consuma — anche il più disattento — può creare qualche buco a bilancio nel breve periodo, ma fidelizza il pubblico di domani e potrà essere valorizzata con altre modalità in altri contesti.
In UK, infatti, YouTube è da tempo la seconda piattaforma più vista del Paese, con quasi metà dei fan sportivi che consumano sport lì. I diritti e la visibilità si stanno spostando verso le community, non solo verso i canali TV.
Non è un caso isolato: c’erano già i segnali
Un laboratorio interessante di questo trend è stato quello degli eSports, con i publisher che autorizzano il co-streaming ufficiale: il creator trasmette l’evento sul suo canale, con la sua camera, la sua chat, il suo commento.
Altro esempio: Eurovision × TikTok. Da tre anni TikTok è “Official Entertainment Partner” dell’Eurovision, con contenuti esclusivi, dietro le quinte e performance ritagliate per il feed verticale. Per la fascia 16–30, gran parte dell’esperienza non è più la diretta in TV, ma i pezzi visti via creator e short video.
Dal direttore di rete a casa tua…
Si può dire che la scelta si sposta dal telecomando alla chat. Prima il palinsesto lo decideva un singolo direttore di rete; oggi decide l’algoritmo… ma soprattutto decidono le community. Se Goldbridge porta 500k persone su Bayern–Lipsia, di fatto è un canale TV.
La nuova TV è qualcuno che ti somiglia: creator che urlano, sbagliano, leggono la chat e fanno meme. Non hanno la neutralità del telecronista, ma hanno credibilità emotiva presso chi guarda.
Oggi, chi costruisce una community forte può diventare “il canale ufficiale” di qualcosa: un campionato, un evento, perfino una città. Se prima le persone sognavano di andare in TV, ora è la TV che deve venire a casa tua, sul tuo canale, per parlare a chi la TV non la guarda più.












