La famiglia nel bosco, una raccolta firme per sostenerla
Più di 12mila persone hanno firmato una petizione per sostenere la famiglia che vive nel bosco di Palmoli.
Petizione da oltre 12mila firme per difendere i bambini e la famiglia che vive nel bosco di Palmoli. I genitori, Catherine e Nathan, australiana lei e inglese lui, hanno scelto di vivere lontano dai ritmi frenetici della società ultra connessa. Entro novembre la decisione del Tribunale per i minorenni.
Oltre 12mila firme sulla piattaforma Change.org chiedono che i tre bambini della coppia che vive nel bosco nei pressi di Palmoli, rimangano con i genitori. La petizione, promossa dall’associazione Meta Parma, nasce a seguito della richiesta della procura per l’affidamento dei minori. L’iniziativa intende “salvare la famiglia che vive nel bosco” e difendere i diritti di persone “di buon cuore che non fanno nulla di male ma che rischiano di essere schiacciate dal sistema“.
La famiglia abita in un casolare con i propri animali e la propria terra da coltivare, anche se almeno due volte a settimana vanno in città per le spese necessarie. L’acqua per l’igiene personale arriva dal pozzo e viene scaldata sulla stufa a legna, il bagno è all’esterno. La luce proviene dai pannelli fotovoltaici. La vicenda è giunta alla procura nel 2024, quando la famiglia era ricorsa alle cure ospedaliere a causa di un’intossicazione da funghi.
UNSCHOOLING
La scelta educativa intrapresa da Nathan e Catherine si basa su un modello poco conosciuto nel mondo Occidentale. Si tratta dell’unschooling, una forma di apprendimento in cui i bambini imparano attraverso le esperienze quotidiane, senza un piano di studi tradizionale. Tuttavia, ogni anno, i piccoli si preparano per sostenere un esame presso la scuola pubblica. Per i genitori la vita lontana dalla tecnologia e immersa nella natura rappresenta equilibrio e benessere.
Ora spetta al Tribunale per i minorenni dell’Aquila decidere entro fine novembre se i bambini potranno restare con i genitori o se sarà necessario garantire altri tipi di servizi e un percorso scolastico più convenzionale. Il caso, nel frattempo, ha acceso un forte dibattito mediatico.









