Ciclovia, rifugi e gestione della fauna, futuro di progetti per il Parco Sirente Velino
Turismo, biodiversità e innovazione: il Parco Sirente Velino accelera sui progetti. L’intervista al presidente Francesco D’Amore
Dalla Green Community al Progetto BIMM, dal selecontrollo ai lavori sulle infrastrutture. Il Parco Sirente Velino non si ferma e continua a mettere in campo strategie per promuovere turismo e creare nuove economie, salvaguardando la biodiversità. D’Amore, “Uno sviluppo corale del territorio per rilanciare le comunità del Parco”.
Tra progetti pilota e iniziative nel segno dell’innovazione tecnologica, il Parco Sirente Velino continua a far parlare di sé. Ospite di Grandangolo il presidente dell’Ente, Francesco D’Amore, fa il punto sui progetti portati a termine e quelli in itinere, tra i quali il corso di formazione per operatori faunistico per la aree protette, in partenza il prossimo 14 novembre.
Sul fronte della Green Community, D’Amore ha dichiarato: “Si tratta di un progetto pilota che ci ha dato molta visibilità in tutta Italia. Nell’ambito di quest’iniziativa, abbiamo puntato ad una ciclovia di 303 chilometri, che conta lungo il suo percorso varie stazioni sui territori attraversati. Ogni stazione è attrezzata per ricaricare le e-bike.
Intanto continua la realizzazione della ciclovia vera e propria, riunendo le numerose carrarecce presenti sul territorio.
La ciclovia sarà un ulteriore incentivo e un richiamo importante per i flussi ciclistici nell’area del Parco”.
Interventi in corso anche su strutture e infrastrutture. “Come Parco, fin dal principio del nostro insediamento, abbiamo cercato di lavorare in sinergia con i Comuni, dedicandoci in primis alle infrastrutture. Insieme al CAI abbiamo lavorato alla riqualificazione della sentieristica, inoltre grazie ad alcuni finanziamenti regionali stiamo intervenendo anche sui rifugi, che rappresentano un’opportunità per la fruibilità turistica. Vogliamo aprire le porte del Parco in sicurezza, nel rispetto dell’ambiente e creando nuove economie”.
Nel dettaglio, D’Amore sottolinea che, proprio in questi giorni, i Comuni interessati si riuniranno in Consiglio comunale per deliberare sugli interventi necessari su queste strutture. “Parliamo della riqualificazione di 5 rifugi in quota, possibile soprattutto grazie ai 10 milioni di euro di fondi FSE. C’è, poi, un ulteriore progetto che riguarda i rifugi di media montagna finanziato da fondi regionali: stiamo già ultimando il primo. Si tratta di vecchi rifugi che ormai erano diventati dei detrattori ambientali”.
“Tutto ciò – aggiunge il presidente D’Amore – servirà a creare un’economia turistica per cercare di essere competitivi. Una strategia che rientra anche nell’ambito del percorso CETS. Questi interventi, infatti, sono importanti, ma il rilancio socio-economico del territorio deve essere a 360 gradi affinché queste strutture, nuove o riqualificate, non diventino cattedrali nel deserto”.

Azioni e interventi che vanno di pari passo, dunque, all’obiettivo primario di monitorare e proteggere la biodiversità, che ha recentemente visto il Parco Sirente Velino protagonista con un progetto innovativo denominato BIMM, di cui Il Capoluogo vi ha parlato qui. A proposito di equilibrio uomo-natura e di tutela della biodiversità, D’Amore non tralascia un tema spinoso, che continua ad essere oggetto di polemica non solo a livello locale, la fauna selvatica.
“Oggi non si fa altro che sentire di problemi degli agricoltori con cervi e cinghiali. Ricordo che i cinghiali sono stati reintrodotti nel Parco negli anni ’70 e i cervi negli anni ’90. In entrambi i casi si tratta di specie non autoctone.
Questa fauna selvatica nel tempo non è stata gestita. Noi abbiamo fatto un monitoraggio lungo tre anni e una volta acquisiti i dati abbiamo elaborato un piano di gestione approvato dall’Ispra. Quindi, oggi possiamo intervenire quando necessario con l’azione dei selecontrollori. Preciso, inoltre, che selecontrollo non significa cacciare, ma ridurre numericamente una specie senza mutarne l’equilibrio. Da quando abbiamo avviato il selecontrollo, nel perimetro del Parco si è tornati a raccogliere tartufi, patate e a seminare terreni abbandonati dieci anni fa”.













