Cinzia Leone porta ad Avezzano il trauma e la rinascita di ogni donna
Lo spettacolo di Cinzia Leone ad Avezzano. Al Castello Orsini va in scena il monologo โ๐ด๐๐๐๐, ๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐. ๐บ๐๐๐๐๐๐๐!โ
Cinzia Leone porta la sua arte ad Avezzano. Il contributo di Adriano Emi.
Il 7 novembre 2025, il Teatro OFF-limits di Avezzano ha onorato la cittร continuando la stagione teatrale con ๐ด๐๐๐๐, ๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐. ๐บ๐๐๐๐๐๐๐!, nuovo monologo scritto e recitato da Cinzia Leone, attrice caratterista nota ai piรน come protagonista scandalosa del film ๐ท๐๐๐๐๐๐ ๐บ๐๐๐๐๐๐๐ (di Carmine Amoroso & Mario Monicelli). La sceneggiatura del presente monologo รจ scritta insieme a Fabio Mureddu con la partecipazione di Federica Lugli. La regia รจ costruita estemporaneamente da Cinzia Leone perchรฉ lo show รจ concepito come monologo-happening sempre arricchito di improvvisazioni e variazioni, con la partecipazione degli spettatori e di una suggeritrice che interviene dalla platea.
Lโingresso dellโattrice parte dalla sala tra il pubblico del Castello Orsini, nellโaffanno, col misuratore della pressione appeso al braccio, con surreali lamentele sul traffico stradale che impostano da subito un registro comico grottesco marcato da esilaranti cadute nel basso corporeo, quasi a farci credere che sarร spettacolo leggero.


Cinzia รจ figlia: รจ ogni figlia di ogni era dellโumanitร e ogni sua azione รจ reazione e involontaria imitazione della figura della madre, (interpretata sempre da Cinzia Leone) che per la prima metร dello spettacolo vediamo irrompere in scena contro la figlia con ripetute proiezioni su schermo preregistrate in telefonate che ribaltano la maschera Sora Cecioni di ๐๐ฟ๐ฎ๐ป๐ฐ๐ฎ ๐ฉ๐ฎ๐น๐ฒ๐ฟ๐ถ.
I temi trasmessi da madre a figlia lungo i millenni strutturano lo spettacolo in capitoli: โLa gastriteโ, โLa coliteโ, โIl pannolinoโ, โIl puzzo delle perdite urinarie delle donneโ: sono ossessioni che Cinzia-figlia subisce da Cinzia-madre e ripete imitandola compulsivamente per insegnarle alla figlia futura.ย Dal brodo primordiale fatto dalla prima mamma, allโera glaciale in cui si poteva solo attendere che i tortellini di Giovanni Rana si scongelassero, fino alla nostra era detta Cenozoica, perchรฉ tutti rimandiamo i rapporti umani con finti propositi di cene che non avverranno mai, noi, da bambini e da adulti, abbiamo usato e usiamo pannolini/assorbenti come feticci dellโabbraccio materno perduto che ci proteggeva dalla vergogna degli odori corporei. Per lo stesso motivo, ogni era, ogni generazione ha trattenuto e riprodotto per la prole futura un โcordone auricolareโ: il distacco dalla madre non avviene mai. Per quanto assente, mamma รจ dentro di te, soprattutto quando urli di non essere come lei, di non essere lei e poi, regolarmente, ti comporti proprio come lei e le chiedi scusa.
Quello a cui assistiamo non รจ solo coazione a ripetere il millenario trauma del distacco: in linea con la Storia culturale delle emozioni (๐๐ผ๐๐ผ๐ณ๐๐ธ๐ ๐ฆ๐ฒ๐ฑ๐ด๐๐ถ๐ฐ๐ธ) ciรฒ che ci affanna e, allo stesso tempo, ci mantiene in vita รจ il sentimento della vergogna. La sofferenza che questo sentimento di diniego e melanconia provoca nella donna รจ, per Cinzia come per il faro femminista ๐๐๐น๐ถ๐ฎ ๐๐ฟ๐ถ๐๐๐ฒ๐๐ฎ, lโabiezione, cioรจ il sentirsi precipitare disperatamente in basso dove giace il fantasma della mamma abiecta (buttata via). Come per tutte le abiette Elettre del โ900 (๐ ๐ฎ๐๐๐ถ๐บ๐ผ ๐๐๐๐ถ๐น๐น๐ผ), la madre ritorna ciclicamente e ci disidentifica in una psicosi linguistica in cui non servono piรน nรฉ telefono nรฉ proiezione su schermo: infatti, nella seconda parte dello spettacolo, la voce di Cinzia-madre parla insieme e sopra a quella di Cinzia-figlia nel corpo, nella bocca della stessa unica attrice.
ร qui che Cinzia, come ci ha personalmente confermato, si appoggia (e lo fa egregiamente) allโaltro pilastro del femminismo francese di seconda ondata, ๐๐ฒฬ๐น๐ฒฬ๐ป๐ฒ ๐๐ถ๐ ๐ผ๐๐, inventrice della scrittura femminista multifocale (๐ . ๐๐๐๐ถ๐น๐น๐ผ): lโautrice-attrice puรฒ liberarsi dal dolore represso dellโabiezione (la melanconia) soltanto riportandolo ciclicamente in vita ri-vivendolo con la violenza del trauma fatto a sua volta rivivere al pubblico. Per questo, lโattrice finisce con lโimpersonare psicoticamente tutte le voci: il pubblico si ritrova sommerso di profonde e drammatiche ferite, le sente addosso accumularsi dallโaffannato acceleratissimo virtuosistico crescendo della frenesia logorroica di Cinzia Leone.
Solo attraverso lโesplosione, lโerrore linguistico, lโinciampo e la rottura di copione, questa ciclica frenesia che lโattrice ripete ad ogni spettacolo puรฒ riportare a livello conscio, a lei e a noi, la rimossa consapevolezza che coesistono amore e odio di madre e che il senso di colpa e di vergogna deve necessariamente essere riportato in superficie, per guadagnarsi quella catarsi e quella cura che sono lo scopo della tragedia greca e di ogni spettacolarizzazione sadomasochista.ย Cosรฌ, il finale รจ un inaspettatamente drammatico e straziante crollo emotivo e fisico dellโattrice che, soffocata dalle parole dei suoi personaggi, si distrugge davanti al pubblico, si scusa, chiede commossa ripetutamente perdono per avere sbagliato le battute.
Per aver sbagliato. Piange. E rinasce.






