Univaq premia i più veloci, protestano gli studenti
Univaq, nuovo regolamento a Scienze Umane: si passa all’anno successivo solo se si raggiunge un minimo di crediti e il voto di laurea sarà influenzato dalla durata degli studi.
Univaq, crediti minimi per passare all’anno successivo e voto di laurea che tiene conto della durata degli studi: è la novità introdotta al Dipartimento di Scienze Umane.
È quanto stabilisce il nuovo regolamento didattico, approvato durante l’ultima seduta del Senato accademico dell’Ateneo. Le modifiche, che intervengono su due aspetti centrali del percorso universitario all’Univaq, hanno però sollevato forti critiche da parte degli studenti. Secondo l’UdU (Unione degli Universitari), le nuove regole metterebbero a rischio due diritti fondamentali: la possibilità di iscriversi all’anno successivo anche senza aver raggiunto un certo numero di crediti e la garanzia che il voto di laurea non sia influenzato dalla durata del percorso di studi.
Per molti si tratta di un passo indietro. La Carta dei Diritti degli Studenti e delle Studentesse dell’Ateneo, che fa parte dei regolamenti ufficiali dell’università, è chiara: la valutazione della prova finale non deve essere vincolata alla durata effettiva degli studi e l’iscrizione all’anno successivo non può dipendere dal numero di crediti acquisiti. In altre parole, il nuovo regolamento sembra contraddire i principi di inclusione e di rispetto dei tempi individuali che l’Ateneo si era dato come linee guida.
“Ci siamo opposti con forza, e continueremo a farlo, alla politica dell’ateneo che penalizza studenti e studentesse introducendo barriere invece di affrontare le difficoltà didattiche alla radice”, scrive l’UdU sui propri social. Il rischio, denunciano gli studenti, è quello di un’università che seleziona invece di accogliere, che trasforma ritmi più calmi e difficoltà personali in un segno di scarso merito, anziché riconoscerle come parte integrante di percorsi diversi ma ugualmente validi.
La vicenda solleva una domanda che da tempo attraversa il sistema universitario italiano: quale posto ha il tempo nella carriera dello studente? I dati mostrano che l’idea di un percorso lineare e uguale per tutti è ormai lontana dalla realtà. Secondo Almalaurea, solo il 38% degli studenti conclude la laurea triennale “in corso” e l’età media alla laurea è di 25,6 anni. Anche le differenze territoriali restano marcate: nel Nord-Ovest quasi un laureato su due termina nei tempi previsti, mentre nel Sud la percentuale scende sotto il 30%. Allo stesso tempo cresce il numero di chi abbandona gli studi: nel 2021-2022 circa il 7,3% degli iscritti ha lasciato l’università già dopo il primo anno.
Dietro questi numeri si nascondono motivazioni profonde: pressioni economiche, mancanza di supporto, ansia da prestazione e, in molti casi, un malessere psicologico crescente. Il sociologo Andrea Valzania ha parlato di una società dominata dalla “logica dell’accelerazione“, e forse è proprio questo il nodo: anche l’università sembra aver interiorizzato l’idea che valga più chi arriva prima, non chi arriva meglio.
La decisione di Univaq riaccende una riflessione che attraversa molti atenei: quali criteri dovrebbero guidare la valutazione della formazione universitaria. Stabilire parametri basati sulla velocità o sull’efficienza solleva la questione di quanto spazio resti alla qualità dell’apprendimento e alla diversità dei percorsi individuali.











