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Stefania Pezzopane a Grandangolo, la politica di oggi non appassiona perché non è più efficace

L’onorevole Stefania Pezzopane ospite della rubrica Grandangolo.

Ospite della nuova puntata di Grandangolo, l’onorevole Stefania Pezzopane parla del suo percorso politico. E sulle riforme: “La giustizia dev’essere rapida ed efficace”.

Dagli esordi giovanili in politica agli ultimi temi caldi nazionali della riforma della Giustizia . L’onorevole Stefania Pezzopane racconta e si racconta al microfono del direttore David Filieri nella rubrica Grandangolo: “Sono entrata in politica giovanissima, quando c’era un grande dibattito in questo paese e c’era civiltà nei rapporti politici. Le grandi riforme le facevano il Partito Comunista che stava all’opposizione, la DC che governava, il Partito Socialista e laici, cioè si riusciva a trovare un equilibrio per raggiungere quei cambiamenti che la società chiedeva. Mi reputo fortunata, perché ho fatto politica mentre la stessa politica era efficace. Tutti andavano a votare, i giovani si rivolgevano alla politica come grande fattore di cambiamento. Oggi il tempo è cambiato. La politica non appassiona come appassionava in altri momenti della storia e soprattutto viene considerata come uno spazio di pochi, per il raggiungimento delle proprie ambizioni. Quindi è chiaro che tutti dovrebbero impegnarci a riconquistare un numero di elettori più ampio. Questo guarda tutti i partiti, sia quelli che vincono, sia quelli che in questo momento sono all’opposizione”.

“Ci si avvicinava alla politica – prosegue Stefania Pezzopane – perché ritenevi che fosse efficace; non per il tuo destino personale, ma per i destini del mondo. Oggi non si ritiene più la politica come lo strumento che cambia la vita pubblica, cioè che cambia lo stato delle cose. Ho sempre pensato che dentro lo spazio della democrazia si dovessero fare dei cambiamenti che oggi non vediamo più e questo lo avverte anche il giovane che magari si appassiona allo sport, al volontariato, ma non più alla politica”.

E sulla riforma della Giustizia, sottolinea: “Personalmente non ho ancora deciso come mi muoverò sul referendum, anche perché sulla separazione delle carriere fondamentalmente sono d’accordo. Lo ero prima, quando D’Alema la inserì nella bicamerale e lo sono stata quando il ministro Cartabia l’ha fatta diventare norma: ho votato quella legge, quindi è evidente che ero d’accordo. Però c’è un principio che deve vedere la giustizia rapida ed efficace. Questa rapidità e questa efficacia non si raggiungono con il tema della separazione delle carriere, ma facendo quello che serve. Ci sono le piante organiche dei tribunali, anche in Abruzzo, in cui le carenze a volte arrivano al 50-60%. Allora, io credo che una bella riforma sia quella che apre alle assunzioni di magistrati e personale di supporto e fa in modo che anche gli avvocati possano lavorare con una tempistica diversa. Questa riforma invece modifica l’articolo 104 della Costituzione: in realtà non va tanto a separare le carriere, ma va a separare il CSM“.

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