Attilio Bolzoni a Grandangolo, un nuovo racconto per smascherare la mafia
Il giornalista a Grandangolo:”La mafia non è né di destra né di sinistra. La mafia va dove c’è il potere. Sempre.”
Ospite della nuova puntata di Grandangolo, la rubrica di approfondimento curata da Il Capoluogo e condotta dal direttore David Filieri, in onda anche su Rete 8, Attilio Bolzoni, storico giornalista di La Repubblica e oggi firma del quotidiano Domani, tra le voci più autorevoli del giornalismo antimafia italiano
Al centro del dialogo, nella nuova puntata di Grandangolo, l’ ultimo libro di Bolzoni, Immortali, un racconto lucido e necessario su come il potere mafioso continui a mutare forma restando sempre lo stesso. “In Italia c’è sempre più mafia e ci sono sempre meno mafiosi”, ha spiegato il giornalista, sintetizzando l’essenza del volume. “Dalle stragi sono passati più di trent’anni e ci raccontano che lo Stato ha vinto. Ma la verità è che la mafia non ha più bisogno di sparare: oggi comanda la borghesia mafiosa, quella rete invisibile di professionisti, amministratori e imprenditori che tiene in piedi il sistema. È la mafia degli incensurati, quella che non lascia impronte.” Immortaliripercorre l’Italia di oggi, tra amnesie collettive e retoriche di facciata, mostrando come la società, distratta e disabituata al rischio, abbia smesso di interrogarsi sul potere criminale. “Viviamo in un Paese che ha perso la memoria – ha detto Bolzoni – e quando un Paese perde la memoria, perde anche la capacità di difendersi.” Durante la conversazione, il giornalista ha parlato anche di Matteo Messina Denaro, detenuto e morto a L’Aquila. “Si è scritto di tutto su di lui – ha ricordato – ma quasi sempre le cose più superficiali: il look, i gesti quotidiani, i suoi vezzi da boss in pensione. Nessuno si è chiesto davvero come abbia potuto restare latitante per trent’anni. Le vere protezioni non erano nei vicoli di Castelvetrano, ma nei salotti del potere.” Con il suo linguaggio nitido e privo di compiacimenti, Bolzoni ha ridimensionato la figura del boss, ricordando che “non era più il capo di niente”, ma che la sua storia serve ancora a misurare il grado di ambiguità della società che lo ha protetto. A proposito della famosa frase attribuita a Gesualdo Bufalino, secondo cui “la mafia si sconfigge con un esercito di maestri elementari”, Bolzoni ha osservato amaramente: “Non lo direi più. Tutte le amanti di Matteo Messina Denaro erano maestre elementari. È come se anche quel simbolo di consapevolezza fosse stato rovesciato, svuotato del suo significato.” Il discorso si è poi allargato al rapporto tra mafia e politica, con una riflessione che riassume il cuore del pensiero di Bolzoni: “La mafia non è né di destra né di sinistra. La mafia va dove c’è il potere. Sempre. È un organismo che si adatta, cambia pelle, si infiltra dove le convenienze lo permettono. E finché esisterà un potere disposto a tollerarla, la mafia continuerà a sopravvivere.” L’intervista si è chiusa con un appello alla responsabilità collettiva del giornalismo e dei cittadini. “Oggi – ha detto – serve un nuovo racconto per smascherare la mafia, perché quella di ieri non esiste più. Non basta dire che la mafia fa schifo, bisogna capirla, riconoscerla, chiamarla per nome. È un lavoro lento, ma è l’unico modo per restare liberi.”





