Aggredì la madre, condannato ventenne aquilano
Per il giudice, il ventenne aquilano non avrebbe avuto scrupoli. “Se non mi dai i soldi spacco tutto, ti uccido”, uno degli sfoghi riportati
Il ventenne aquilano ha chiesto perdono, dichiarando di voler intraprendere un percorso di cambiamento e offrendo la disponibilità a svolgere attività di volontariato
Due anni e otto mesi di reclusione per i maltrattamenti e le aggressioni ai danni della madre, è la condanna inflitta al ventenne aquilano Loris Coccia Colaiuta, riconosciuto colpevole di comportamenti violenti aggravati anche dall’uso di armi improprie. La vicenda, ricostruita dal gup Jolanda Di Rosa, racconta di una quotidianità segnata da continue richieste di denaro per spese ritenute “sproporzionate rispetto al reddito familiare”. Al rifiuto della madre, il ventenne avrebbe reagito con minacce e violenze: “Se non mi dai i soldi non vado a scuola, spacco tutto, ti uccido”, uno dei tanti sfoghi riportati in aula. L’ennesima lite, avvenuta a dicembre scorso, era culminata con l’intervento dei carabinieri e la misura degli arresti domiciliari per il ragazzo. La donna, temendo per la propria vita, si era rivolta alle forze dell’ordine denunciando il figlio, un gesto doloroso ma inevitabile dopo anni di soprusi. A riportare la vicenda, il quotidiano Il Messaggero. A sostegno della madre, assistita dall’avvocata Maria Teresa Di Rocco, sono state ascoltate anche la nonna e altre persone informate sui fatti, che hanno confermato le continue pretese economiche del giovane per tatuaggi, abiti griffati e oggetti elettronici. In udienza, il ragazzo – difeso dall’avvocato Francesco Valentini – ha chiesto perdono, dichiarando di voler intraprendere un percorso di cambiamento e offrendo la disponibilità a svolgere attività di volontariato. Il giudice ha riconosciuto la sincerità del pentimento e l’assenza di precedenti, ma ha sottolineato come tali elementi non possano attenuare la gravità dei maltrattamenti, avvenuti con frequenza e culminati in episodi di lesioni. “Desta particolare allarme sociale – si legge nella sentenza – la rabbia scatenata senza alcuno scrupolo di coscienza ai danni della madre per futili motivi. L’imputato si è dimostrato soggetto privo di capacità di autocontrollo”. Con questa decisione, la giustizia ha inteso riconoscere la gravità delle violenze familiari, riaffermando il diritto delle vittime – anche in ambito domestico – a non vivere nell’incubo quotidiano della paura.


