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Claudia Guizzardi bipolare con autismo, racconto la disabilità che non si vede

Claudia Guizzardi racconta la sua vita ‘sopra le righe’, il dolore si trasforma in versi per dar voce alla disabilità invisibile: affinché nessuno si senta solo

Una vita “Sopra le righe”. Un libro di poesie che mette nero su bianco la “disabilità mentale che non si vede”. Quella che racconta Claudia Guizzardi con il duplice obiettivo di sensibilizzare e abbattere lo stigma sulla salute mentale. “Io sono Claudia, bipolare e autistica”.

Claudia Guizzardi, originaria di Pescara e residente a Roseto degli Abruzzi, è una giovane con quasi due lauree, impegnata nel sociale, ama scrivere ed è mamma di Daniele, un adolescente con autismo di livello 3.
Nella sua vita la convivenza con la disabilità è quotidiana. Lei, infatti, è bipolare e presenta una lieve forma di autismo. Claudia non ha nessun tipo di filtro, è schietta, chiara, determinata a raggiungere la sua meta. La sua è una destinazione fatta di tappe, quelle che sta facendo girando l’Abruzzo – con l’aiuto prezioso di Vito Cardelli, in qualità di manager – per portare all’attenzione della gente il suo libro, ma soprattutto i temi che ne riempiono le pagine in versi: la disabilità mentale, i momenti di down, la solitudine e, soprattutto, le innumerevoli difficoltà che affronta chi, ogni giorno, convive con la disabilità.

“Il libro è uno strumento per cercare di sensibilizzare quante più persone sulla disabilità mentale che non si vede”, ci spiega.

Generico settembre 2025

La sua, ad esempio, è una disabilità che nessuno per molto tempo ha visto.
“Io sono plusdotata. Ho un autismo di livello 1, con un QI superiore alla media, ma con le relazioni non ci so fare: quindi questo Qi non mi serve a molto!”, scherza Claudia.
Diversa, invece, è la forma di autismo di suo figlio Daniele, oggi 12enne, che presenta un grave deficit cognitivo.

Quando e come è nato il libro “Sopra le righe”?
“Scrivo poesie dal 2009, ma le ho sempre tenute per me. Scrivere per me è una catarsi, poiché l’ho sempre fatto nei momenti difficili. L’idea di riunire questi versi in un libro è nata durante il mio ricovero in psichiatria, seguito al mio tentativo di suicidio. Era poco più di un anno fa, gennaio 2024: il libro è il mio tentativo di ripartire“. 

Adesso come stai? 
Penso di aver trovato la mia strada. Prima non sapevo quale fosse, mentre ora è come se riuscissi a far parlare non solo me stessa, ma anche tutte quelle persone che vivono condizioni simili alle mie, senza avere la mia lucidità né le risorse materiali e culturali necessarie per poter fare qualcosa.
Per ricominciare dovevo dare un senso nuovo alla mia vita ed ho capito che volevo portare avanti un’azione di sensibilizzazione. Oggi sento una responsabilità importante: dare voce a chi non ha il coraggio di mettere la sua vita privata sotto i riflettori”. 

Laureata in Scienze Politiche, Claudia – tornata sui libri per prendere la seconda laurea in Servizio sociale – dice che nelle sue vene “scorre da sempre l’indole da attivista. E poiché le mie poesie non sono mero esercizio di stile, ma sono tutto contenuto, ho deciso di non tenerle più per me e di farne un libro che potesse essere utile agli altri. Del resto, sono versi forti, autentici ed estemporanei”, aggiunge.

Quando le chiediamo di descriverci la sua vita, tra bipolarismo e autismo, Claudia ci racconta,L’autismo è la mia personalità, non posso staccarlo da me stessa. È fatto di crisi esplosive, di episodi. Uno l’ho avuto poco prima di rispondere al telefono per quest’intervista”, confida. Si chiama melt-down ed è una temporanea perdita di controllo comportamentale. Mio figlio Daniele sta iniziando a frequentare la scuola media. Si tratta di un momento importante e allo stesso tempo difficile che, inevitabilmente, per me risulta stressante. Mi sarebbe piaciuto che avesse imparato italiano, storia, geografia…invece mi ritrovo a seguirlo tra mille difficoltà. Sembra brutto dirlo, ma per me è come vivere un lutto che non passa mai”.
“L’autismo – continua a raccontare – ci porta ad essere molto rigidi sulle abitudini ed è bastato un fraintendimento tra me e mio marito sulla nostra organizzazione per Daniele a farmi scattare”. Da qui il melt-down.

Al contrario, il disturbo bipolare segue delle fasi. “Posso attraversare la mia fase depressiva, che mi porta a non avere voglia neanche di alzarmi dal letto, a trascurarmi; o la fase maniacale, cioè quando fatico a dormire la notte e passo il tempo a scrivere. In generale, è una fase in cui sono molto molto attiva”.
“Gli psicofarmaci
– prosegue – mi aiutano a compensare entrambe le fasi, stabilizzando il mio umore. Ne prendo 5 e, inoltre, sono seguita da una psicanalista, da uno psicoterapeuta e da una psicologa clinica. Questo è un lusso, un qualcosa che io posso permettermi, ma ci sono persone che non riescono ad avere simili sostegni”.

“Io non credo molto nel merito – ammette Claudia – Pur nella sfortuna di una vita complicata, mi ritengo fortunata perché ho dietro una famiglia presente e benestante che mi permette di non lavorare, che mi ha fatto studiare ciò che desideravo e che mi consente di passare tanto tempo a scrivere.
Ma quante persone non hanno le risorse né i mezzi per poter fare quello che vogliono? 
Sono molto marxiana, credo che la struttura determini la sovrastruttura”, afferma.
La vicinanza a persone che vivono difficoltà simili, ma che le affrontano con risorse insufficienti è stata un’esperienza che Claudia ha toccato con mano, in particolare durante gli anni in cui ha presieduto l’associazione rosetana “Dalla mia parte”, che si occupa di bambini e ragazzi con disabilità.
“Ho sempre sentito l’esigenza di aiutare chi aveva veramente bisogno di sostegno. Tante persone si sentono sole, soprattutto quando convivono con disabilità pesanti. Situazioni in cui, almeno all’inizio, non si sa nulla: neanche da dove iniziare. E sapete perché ci si sente soli? Da un lato perché molti non possono contare su risorse che permettano di vivere più agevolmente le disabilità, dall’altro lato perché c’è questo stigma radicato che ci fa vergognare di dire ‘Mio figlio ha l’autismo’. Ma di cosa ci si dovrebbe vergognare?“. 

Tornando al libro, Claudia aggiunge “Ho ricevuto tanti feedback di persone che sono bipolari, ma non hanno il coraggio di rivelarlo pubblicamente. O di persone che sentivano ci fosse qualcosa che non andava e che mi hanno detto, ‘Grazie a te sono arrivata ad una diagnosi’. Questo per me rappresenta tanto. Sto raccogliendo i frutti di un’esposizione che ha l’obiettivo di abbattere lo stigma: solo in questo modo tante persone potranno sentirsi meglio“. 

Lei, ad esempio, ha scoperto tardi di avere una forma di autismo. “È stato il neuropsichiatra infantile di Daniele a consigliarmi sia controlli neuropsicologici che neuropsichiatrici”. Non è sempre facile infatti capire e, al tempo stesso, accettare di soffrire di un qualche disturbo. Capita che la diagnosi arrivi in età adulta o che, addirittura, non arrivi mai. “Da piccola – racconta ancora Claudia – ero molto brava a scuola. Era la fine degli anni ’90 e io ottenevo voti molto alti, ma capitava che non parlassi con nessuno e che spesso non volessi andare a lezione.
Eppure non ci si faceva caso: erano altri tempi! Oggi c’è tutta un’altra attenzione, ma nonostante questo molti bambini ricevono diagnosi in ritardo, poiché i genitori fanno spesso fatica ad accettare segnali che comunque intercettano”. 

Di tutto questo parlano, come un fiume in piena, le poesie di Claudia nel libro “Sopra le righe”.
Di bipolarismo, di autismo, del tentato suicidio e del dopo. Cioè “di come la società mi vede.
Io sono sempre stata considerata viziata, capricciosa, strana e mezza matta.
 Ancora adesso qualcuno mi dice ‘Ma non sei autistica, hai scritto un libro!’ “
. Perché la gente vedeva i risultati ottimi di Claudia a scuola, ma faceva fatica a notare quanto si isolasse o a percepire i suoi malesseri inespressi. Ed oggi, quando almeno il discorso sulla salute mentale non sembra essere più un tabù, si continua spesso comunque a guardare, senza vedere. Ci si ferma alla superficie.
Una superficie in cui Claudia sale su un palco e parla del suo libro, delle sue poesie, di temi socialmente importanti. Ma c’è tutta un’altra Claudia. La donna che vive con dignità e coraggio ogni giorno, senza vergognarsi di confidare a un giornale quanto sia tremendamente faticoso. La donna che si definisce fortunata per ciò che può permettersi e che cerca aiuto, ma ha la volontà di riservare una parte importante delle sue energie per aiutare gli altri. Purché nessuno si senta solo o lasciato indietro.

“Avevo 26 anni quando mi sono ritrovata tutto questo addosso”, continua Claudia. “Ero una madre giovane con un bambino piccolo. Non sapevo cosa fare né dove andare. Inoltre, scoprire una diagnosi del genere rappresenta un momento delicato anche per la coppia. All’inizio mi sono ritrovata a fare tutto da sola.
C’era tantissima burocrazia e io non conoscevo neanche le basi. Anche per questo sono arrivata a rivestire il ruolo di presidente dell’associazione ‘Dalla mia parte’: perché io mi sono sentita molto sola e non volevo che altri si sentissero come me. Volevo poter essere d’aiuto”.

In quegli anni Claudia non dormiva, perché Daniele piangeva sempre. Non riposava ed era persa nel buio della depressione post partum.“Nel libro parlo anche di questo, aprendo una parentesi sulle violenze che spesso si trovano a subire le donne con autismo. Guardate le statistiche: le donne autistiche hanno una percentuale molto più alta di molestie sessuali rispetto alle donne neurotipiche. A quei tempi mi fidai, ma mi sono trovata in situazioni molto poco piacevoli. E ne parlo con molta cattiveria nei miei versi”.
Un’altra delle molte battaglie nella giovane vita di Claudia, che di vite, in realtà, ne ha già vissute tante e oggi è determinata ad andare avanti dritta per la sua strada. Scrivendo nuovi versi, nuove pagine. Pazienza se alcune saranno sopra le righe.

CONTINUANO LE TAPPE PER PRESENTARE IL LIBRO SOPRA LE RIGHE

L’ultima si è tenuta a Teramo, promossa dallassociazione VICTOR Teramo ETS sabato 6 settembre in Piazza Sant’Anna. Ha collaborato all’organizzazione dell’evento Vito Cardelli, che sta affiancando Claudia Guizzardi nella sua attività di sensibilizzazione, appuntamento dopo appuntamento. “Siamo già impegnati per cercare una nuova piazza in cui parlare del tema della disabilità mentale, incontri arricchiti dai contributi di specialisti che potranno accrescere la consapevolezza su un tema tanto importante e per troppo tempo stigmatizzato. La sensibilizzazione non si ferma”, conclude Vito.