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Truffa ai danni di un disabile, sottratte migliaia di euro per eliminare le negatività

Una truffa lunga quasi due anni, costruita sull’inganno e sulla fragilità di una donna disabile, è al centro di un’inchiesta della Procura di Chieti. Protagonisti una 56enne teatina e il figlio 33enne, ora imputati con le accuse, rispettivamente, di truffa aggravata e impiego di denaro di provenienza illecita.

Una truffa lunga quasi due anni, costruita sull’inganno e sulla fragilità di una donna disabile, è al centro di un’inchiesta della Procura di Chieti. Protagonisti una 56enne teatina e il figlio 33enne, ora imputati con le accuse, rispettivamente, di truffa aggravata e impiego di denaro di provenienza illecita.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Guardia di Finanza, coordinati dal pubblico ministero Giancarlo Ciani, la donna avrebbe circuito una paziente ricoverata in una casa di cura, affetta da gravi disabilità fisiche e disturbi psicologici, convincendola che le sue sofferenze erano causate da “negatività” spirituali. Una diagnosi senza basi mediche, ma che ha fatto presa su una persona particolarmente vulnerabile.

La truffatrice si sarebbe presentata come l’unica in grado di “guarire” la vittima da queste presunte influenze negative, offrendo “prestazioni professionali” di natura esoterica. Tra il 2022 e la fine del 2024, la donna sarebbe riuscita a farsi consegnare 67.460 euro, tramite bonifici bancari regolari, giustificati con “materiali non specificati” e sedicenti consulenze spirituali.

Una relazione diventata totalizzante, con incontri continui, manipolazione psicologica e isolamento dalla realtà. Una forma di plagio che, secondo l’accusa, ha portato la vittima a fidarsi ciecamente, rinunciando al supporto medico in favore della “cura alternativa”.

Una parte dei proventi illeciti, 10.400 euro, sarebbe poi stata trasferita dalla madre al figlio, attraverso un bonifico effettuato sul conto della sua ditta individuale, aperta il 14 marzo 2024. Quei soldi sono serviti – sempre secondo le indagini – come capitale iniziale per avviare una pizzeria nel centro di Chieti, attività formalmente lecita ma, per la Procura, finanziata con fondi di provenienza fraudolenta.

L’inchiesta ha portato al rinvio davanti al giudice Maurizio Sacco, che ieri ha aggiornato l’udienza preliminare al prossimo 21 ottobre. Gli imputati, difesi dagli avvocati Gianluca Polleggioni e Lorenzo Migliozzi, si dichiarano innocenti.

Ora, come riporta Il Centro, spetterà al giudice valutare se sussistano elementi sufficienti per aprire un processo su una vicenda in cui l’occulto, la manipolazione e il dolore personale si sono intrecciati con uno dei reati più concreti: l’illecita appropriazione e il reimpiego di denaro.