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Abruzzo tra memoria e futuro: le storie di Agatina, Mario e Margherita

Dalla Valle Subequana a Scanno, tre vite raccontano un Abruzzo che custodisce le radici e guarda avanti. Memoria, tradizione e identità diventano ponti verso il futuro.

Quando le radici hanno un volto e raccontano l’Abruzzo più vero: quello degli emigrati che hanno attraversato oceani senza mai lasciare alle spalle la propria identità. Quello di chi si fa tedoforo di pace e solidarietà, portando ogni anno il messaggio di Papa Celestino V con il Fuoco del Perdono fino all’Aquila. Quello di chi ogni giorno indossa un costume che è identità.

È l’Abruzzo che resiste attraverso i volti, segnati dal tempo e dalle emozioni, di Agatina Santarelli, Mario Centi e Margherita Ciarletta: tre storie che intrecciano memoria e futuro.

Agatina Santarelli, la memoria dell’emigrazione
Non abbiamo mai perso il coraggio“: così riassume la sua vita, con le mani che sfogliano gli album di fotografie ingialliti dal tempo, Agatina Santarelli, classe 1939, originaria di Molina Aterno, nel cuore della Valle Subequana. Nell’aprile del 1960 salì sull’Aurelia a Genova per raggiungere il marito in Australia, in cerca di una nuova vita. Trenta giorni di viaggio, gli ultimi trascorsi solo tra cielo e mare, due scali a Bombay e Melbourne, e poi l’arrivo a Sidney, prima di stabilirsi a Corrimal.

sirente lontano emigrazione

Il matrimonio negli anni 30 dei coniugi Giancola a Patterson, New Jersey: la fotografia è stata inviata ai parenti rimasti a Molina Aterno

A Corrimal, i primi anni di vita insieme, una nuova casa e una figlia, Rossella, immersi nella grande comunità italiana che in quegli anni affollava le acciaierie e i cantieri ferroviari. “Non abbiamo mai perso il coraggio“, ripete ancora oggi Agatina, ricordando la nostalgia, le difficoltà della lingua, i lavori duri di Giuseppe e, al tempo stesso, la solidarietà tra compaesani dall’altra parte del mondo.
La sua vita australiana durò quattro anni. Il marito Peppe ottenne un concorso nelle Ferrovie, la famiglia vendette la casa australiana e rientrò in Italia, fino a stabilirsi definitivamente a Molina negli anni ’70.
Oggi Agatina custodisce la memoria di quella stagione di partenze: un patrimonio di racconti e di immagini che intreccia speranza e nostalgia, e che continua a dare senso al presente.

Mario Centi, fede e tradizioni che si rinnovano
Mario Centi ha 82 anni, ma da sempre è il volto del Fuoco del Morrone, il cammino che da 45 anni ripercorre le orme di Pietro Angelerio verso L’Aquila, dove sarebbe stato incoronato Papa, nel 1294, con il nome di Celestino V. Insieme a Floro Panti e Annamaria Tomei, Mario non ha mai saltato una edizione del Fuoco: fiaccola in mano e testa alta, ha accompagnato ogni edizione, a partire dalle prime degli anni Settanta, quando il cammino si svolgeva in una sola giornata, quasi come una maratona.
Nel 2025 è stato l’ultimo tedoforo , portando la fiamma che ha acceso il Tripode della Pace e dato ufficialmente avvio alla 731ª Perdonanza Celestiniana.

perdonanza 2025 fuoco del morrone

L’arrivo del Fuoco, la sera del 23 agosto a Piazza Palazzo, è stato un momento di grande emozione : sotto la pioggia battente, i volti rigati dall’acqua e dalla fatica raccontavano al tempo stesso la fierezza e l’orgoglio di farsi portatori di un messaggio universale di pace e fraternità. Ma a rendere ancora più speciale questa edizione, la partecipazione di tanti giovani lungo tutto il percorso del Fuoco del Morrone, chiamati a leggere la Nuova Bolla Celestiniana della pace e della riconciliazione: un appello che risuona forte in un tempo attraversato da guerre e conflitti.
Il messaggio di pace e solidarietà passato dalle mani più esperte di Mario a quelle più giovani dei ragazzi che hanno accompagnato la fiaccola: un passaggio di consegne che sa di futuro e di speranza.

Margherita Ciarletta, il costume che diventa identità
E poi c’è Margherita Ciarletta, quasi 94 anni, l’ultima donna di Scanno che ogni giorno indossa il costume tradizionale. Un gesto che per lei è naturale, ma che nel tempo è diventato patrimonio di tutti: fotografata dai più grandi maestri dell’immagine come Cartier-Bresson e Scianna, oggi è star inconsapevole dei social, con turisti che la cercano per un selfie.

margherita ciarletta scanno

Margherita non ha mai voluto cambiare: ha scelto di restare fedele al suo abito e al suo paese, portando con sé la cultura di una comunità. “Ho fatto la vita che volevo fare – racconta – e se tornassi indietro non cambierei nulla. Alle nuove generazioni non darei consigli, tanto non ti ascoltano”: nel suo sorriso c’è l’ironia di chi non si prende troppo sul serio. Nella sua scelta, la semplicità di una vita vissuta per sé stessa ma che diventa, di fatto, patrimonio di tutti e testimone di una tradizione che fa parte del DNA abruzzese.

Tre volti, tre vite che raccontano come la memoria non sia passato, ma linfa vitale per il presente e orizzonte di futuro. Quelle di Agatina, Mario e Margherita sono storie che mostrano come gli anziani sappiano custodire e tramandare, restando parte viva del presente. Donne e uomini che hanno dato forma a comunità e che, con il loro esempio silenzioso, continuano a indicare la strada a chi verrà. E così, dalle valli interne all’Abruzzo più conosciuto, queste storie ci insegnano che il futuro non si costruisce mai senza memoria. Perché le radici, quando sono vive, continuano a fiorire.