Il museo non museo di Calascio sarà un progetto capace di trasformarsi nel tempo. Nei giorni scorsi, l’incontro di condivisione con i residenti
Il museo non museo sarà il cuore narrativo e relazionale del territorio, un ambiente vivo che, insieme alla Rocca, darà vita a un’unica narrazione integrata, capace di far attraversare ai visitatori sia lo spazio fisico, che quello culturale, emotivo e simbolico
Nel progetto “Rocca Calascio Luce d’Abruzzo” sta prendendo forma un’idea radicale e innovativa di narrazione culturale: il museo non museo, ovvero un dispositivo culturale dinamico, pensato per mettere in relazione luoghi, storie, persone, saperi e paesaggi.
La visione alla base di questo progetto è stata illustrata nei giorni scorsi ai residenti di Calascio, dal sindaco Paolo Baldi: non conservare soltanto, ma attivare processi di senso, restituendo centralità all’identità di Calascio e trasformandola in un racconto collettivo, accessibile e in continua evoluzione. La sede principale sarà l’attuale edificio comunale, uno storico palazzo nel cuore del borgo che, dopo il trasferimento degli uffici nella ex scuola, sarà riconvertito in spazio museale e culturale. Da luogo del governo amministrativo diventerà luogo del governo simbolico, dove si interpreta e si condivide il patrimonio materiale e immateriale della comunità.
Il museo non museo, pertanto, non vivrà solo al chiuso. Si estenderà alle vie del borgo, ai sentieri, ai luoghi del lavoro e ai paesaggi pastorali, in un’esperienza che integra esposizioni fisiche, installazioni all’aperto, tecnologie digitali immersive e contenuti partecipativi. Saranno raccontate la storia del territorio e le sue architetture, l’arte, i paramenti sacri e i reperti religiosi, ma anche la memoria orale della comunità, con foto, racconti e interviste degli abitanti. Un posto speciale sarà dedicato alla montagna e al ruolo del Gran Sasso nella storia dei viaggiatori e nella cinematografia, così come alla tradizione artigianale della tessitura, che troverà spazio in una vera e propria scuola all’interno del museo.
Un organismo vivo, insomma, capace di trasformarsi nel tempo. Ogni festival, laboratorio, masterclass, produzione artistica o evento diventerà parte integrante del suo racconto. Le sale saranno modulari, adattabili a esposizioni temporanee, eventi culturali, installazioni immersive e incontri pubblici. In questo senso, il museo sarà la memoria viva e generativa della rigenerazione di Calascio, uno spazio per raccontare e creare, che guarda al passato come chiave per costruire il futuro.
Fondamentale sarà anche la complementarietà con la Rocca di Calascio. La Rocca continuerà a rappresentare il luogo della visione, del mito e della memoria monumentale, mentre il museo sarà il luogo dell’interpretazione, dell’approfondimento e dell’attualizzazione. Due poli diversi e interdipendenti che, insieme, offriranno al visitatore un’esperienza completa: la Rocca come attrazione visiva e simbolica, il museo come punto di elaborazione e restituzione.
Agli abitanti è stato chiesto, ieri, di contribuire con foto di famiglia, immagini di feste e tradizioni popolari, racconti orali e piccoli oggetti della vita quotidiana da esporre, corredati dal nome di chi li ha donati. “Vogliamo che questo museo non museo sia la voce viva della nostra comunità – ha sottolineato il sindaco Paolo Baldi –uno spazio che rifletta la nostra identità e diventi il ponte tra memoria e futuro.”





