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Orso trovato morto a Forca Caruso, nessun avvelenamento

Le indagini hanno escluso le ipotesi di avvelenamento e investimento. I risultati dell’esame necroscopico sull’orso trovato morto a Forca Caruso

Orso trovato morto a Forca Caruso, il PNALM rivela i risultati finali della necroscopia: l’animale non è stato avvelenato.

Sono arrivati i risultati definitivi della necroscopia sulla carcassa dell’orso marsicano trovato morto a metà aprile a Forca Caruso, nel comune di Ortona dei Marsi. L’esemplare, un maschio adulto di 203 kg, non è morto a causa di un singolo evento, ma per una serie di fattori. Le analisi sono state condotte dalla Clinica veterinaria dell’Università di Teramo e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo.

Le indagini hanno escluso le ipotesi di avvelenamento e investimento

“Le analisi tossicologiche hanno escluso la presenza di sostanze tossiche nei tessuti emuntori (fegato e reni), quindi l’orso non è morto per avvelenamento”, ha comunicato il Parco. Allo stesso modo, le radiografie hanno mostrato l’assenza di lesioni compatibili con un investimento.
Il quadro clinico, invece, è più complesso. La necroscopia ha confermato la presenza di lesioni esterne, come graffi e morsi, compatibili con un conflitto tra orsi. Inoltre, un dato significativo emerso dalla radiografia è che l’animale era stato oggetto di spari, sebbene non letali. All’interno del suo corpo sono stati trovati “pallini piccoli (quelli per l’avifauna), ma queste ferite non sono state la causa della morte”.

La causa finale del decesso è stata un’infezione sistemica di tipo setticemico.

Si tratta di una condizione in cui batteri si diffondono nel sangue, scatenando una risposta infiammatoria. A causa dell’avanzato stato di decomposizione della carcassa, non è stato possibile individuare l’agente patogeno specifico.
In conclusione, il Parco ha sottolineato che l’orso non è morto per veleno, investimento o arma da fuoco, ma che il quadro che ha provocato la morte del plantigrado è stato un insieme di fattori concomitanti. “Anche se, ancora una volta, c’è la conferma che qualcuno si ‘diverte’ a sparare agli orsi e questo resta un elemento ricorrente ed estremamente grave”, conclude il Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.