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Calascio, la rigenerazione parte anche dal basso

Calascio sta vivendo un momento di rigenerazione, grazie al progetto ‘Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo’ e alle competenze dei residenti

Calascio, oggi, è un cantiere aperto, un processo vivo, in cui si costruisce giorno dopo giorno, mettendo insieme competenze, passioni e storie

C’è un’Italia dei piccoli centri che non si limita a sopravvivere grazie a un turismo di passaggio, ma che costruisce dal basso, nuove traiettorie di futuro. Calascio ne è un esempio sempre più convincente: un borgo che sta confermandosi laboratorio vivente di rigenerazione, dove la progettazione non prescinde dalle molteplici attitudini della comunità locale.

L’evento “Donne d’Alta Quota”, ospitato nella Chiesa di San Leonardo e inserito nel Rigenera Festival, iniziativa del Comune di Calascio nell’ambito del progetto “Rocca Calascio –Luce d’Abruzzo (selezionato dalla Regione Abruzzo per il PNRR Cultura – Investimento 2.1 “Attrattività dei borghi”, con il finanziamento dell’Unione Europea – NextGenerationEU), ne è un esempio.

Testimonianze femminili che hanno portato in scena un mosaico di competenze, sensibilità e visioni: dalla memoria storica di Barbara Turriziani ai percorsi creativi di Maria Pia Vittorini e Gabriella Bottino, dall’accoglienza culturale raccontata da Alessandra De Angelis alla ricerca scientifica di Beatrice Marinacci, dallo studio ambientale di Antonella Angelosante Bruno al mondo magico evocato da Bruna Bontempo, fino alle riflessioni di Claudia Delia Ferrini su natura e gentilezza.

Quello che è emerso, al di là della ricchezza dei singoli interventi, è la forza di un processo collettivo: Calascio sta sperimentando un modello in cui l’analisi del contesto e le idee per la sua rinascita partono anche da chi vive e conosce il territorio ogni giorno.

La proposta finale dell’incontro, ovvero la creazione di un tavolo di confronto permanente composto da residenti, senza filtri accademici o istituzionali, per discutere e sviluppare opportunità concrete, è il segno di questa direzione. Un approccio che rifiuta la logica della ‘soluzione unica’ e abbraccia invece l’idea di molteplici possibilità, plasmate dalla collaborazione e dal confronto continuo.

Calascio, oggi, è un cantiere aperto, un processo vivo, in cui si costruisce giorno dopo giorno, mettendo insieme competenze, passioni e storie. E proprio questa potrebbe essere la formula per ridare vita a tanti altri borghi italiani. Se questo piccolo centro abruzzese è oggi un laboratorio, è perché ha scelto di dare fiducia alle proprie voci, alle proprie mani e ai propri sogni. Ed è da qui, forse, che può ripartire un’intera geografia di luoghi dimenticati.