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Stefano Bonaccini, l’Europa al bivio

L’europarlamentare Pd, Stefano Bonaccini, in Abruzzo. Ruolo dell’Europa e crisi internazionali, l’intervista.

L’intervista all’europarlamentare PD, Stefano Bonaccini, in questi giorni in vacanza in Abruzzo.

Già presidente della Regione Emilia-Romagna, ex presidente nazionale del PD, Stefano Bonaccini oggi è europarlamentare del Partito Democratico e, in questo momento, sta passando alcuni giorni di vacanza sulle coste abruzzesi: la breve permanenza in Abruzzo è l’occasione per tracciare un quadro sulla nuova attività politica, tra crisi internazionali e ruolo europeo.

Europa al bivio, unità o irrilevanza, Bonaccini ha sottolineato come l’Unione Europea abbia garantito 80 anni di pace e i massimi livelli di qualità della vita e diritti. Tuttavia, di fronte a colossi globali come Cina e India, l’Europa “risente di non essere un gigante politico” e ogni nazione da sola non può farcela.
Per Bonaccini, il problema è rappresentato da governi di destra “sovranisti e nazionalisti in 23 su 27 paesi UE, che privilegiano gli interessi nazionali e mantengono l’Unione debole.

Quindi le proposte per il rilancio dell’Europa:Togliere il diritto di veto ai singoli stati membri, l’unanimità porta a uno stallo in un mondo che cambia rapidamente; massicci investimenti annuali, ricorrendo anche al debito comune, per rilanciare l’economia”. Inoltre, “l’Europa deve alzare la voce di fronte a politiche come i dazi USA, che danneggerebbero l’Italia anche se non applicati direttamente, riducendo il potere d’acquisto dei principali mercati europei”.
Tra le altre proposte, “differenziare i mercati attraverso accordi come il CETA con il Canada o il futuro Mercosur, per non dipendere eccessivamente da un unico mercato“.

Capitolo a parte, quello della Giustizia, con la critica dell’ex presidente PD alla separazione delle carriere: “Ogni volta che la destra va al governo del Paese si apre uno scontro” con la magistratura, che deve restare un potere terzo e autonomo.
Inevitabile un passa sul caso Almasri: “Tocca al governo dimostrare di aver agito nella correttezza”.
La sua richiesta di dimissioni per l’Onorevole Delmastro, ha però precisato, non era per questioni giudiziarie, ma per la sua “totale incapacità e inadeguatezza a svolgere quel ruolo dal punto di vista politico”.

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