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Addio a Gianni Berengo Gardin, il fotografo amico dell’Aquila

È morto a Genova Gianni Berengo Gardin, maestro del racconto fotografico: ritrasse L’Aquila prima e dopo il sisma

È morto Gianni Berengo Gardin, maestro della fotografia

È morto a Genova, all’età di 94 anni, Gianni Berengo Gardin, maestro del racconto fotografico.
Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930, dopo aver vissuto a Roma, Venezia, Lugano e Parigi, nel 1965 si era stabilito a Milano, iniziando la sua carriera da professionista, che lo ha visto impegnato nella fotografia di reportage, d’indagine sociale, di architettura, di descrizione ambientale. Nel 1979 inizia la collaborazione con Renzo Piano, per il quale documenta le fasi di realizzazione dei progetti architettonici. Nel 1995 vince il Leica Oskar Barnack Award. Ha collaborato con le principali testate italiane ed estere (Il mondo, Domus, Epoca, L’Espresso, Le Figaro, Time, Stern), pubblicato oltre 260 volumi fotografici e esposto i suoi lavori in oltre 360 mostre personali in Italia e all’estero.

Il rapporto speciale con L’Aquila

Il rapporto tra Gianni Berengo Gardin e L’Aquila risale a 16 anni fa, quando il fotografo aveva immortalato il calore della gente e l’architettura della città: dopo anni di lavoro sul posto, il fotografo era tornato per testimoniare, sempre attraverso le sue fotografie, lo stato in cui era stata ridotta L’Aquila dal sisma del 6 aprile 2009, con un certo storico ridotto in macerie e trafitto da impalcature e vie ormai deserte.

Con le sue immagini, Berengo Gardin realizzò un foto racconto vero e doloroso, in un confronto diretto tra il prima e il dopo di una città che era chiamata a ricominciare da zero. Un’opera che è un ritratto vero e intenso di una città ferita e della sua gente, divenuta simbolo dell’intero Paese.