Morte Andrea Prospero, evaso il 18enne a processo per istigazione al suicidio
Evaso dai domiciliari il 18enne romano accusato di istigazione e aiuto al suicidio per la morte di Andrea Prospero, il 19enne studente universitario di Lanciano trovato senza vita a gennaio nel centro storico di Perugia in una stanza di un b&b.
Evaso dai domiciliari il 18enne romano accusato di istigazione e aiuto al suicidio per la morte di Andrea Prospero, il 19enne studente universitario di Lanciano trovato senza vita a gennaio nel centro storico di Perugia in una stanza di un b&b.
Il ragazzo da marzo è ristretto agli arresti domiciliari nell’abitazione romana. Secondo quanto ricostruito, si è allontanato dall’appartamento a causa dei frequenti dissidi in famiglia scoppiati dopo il suo arresto. Il giudice ha così disposto il trasferimento in un altro appartamento, ospite da un parente, dove rimarrà in attesa del processo che è stato fissato per l’8 ottobre con rito immediato. Andrea Prospero, studente 19enne originario di Lanciano in provincia di Chieti, viveva con la sorella a Perugia, dove stava frequentando un corso d’informatica all’università. Lo scorso 24 gennaio è sparito per poi essere trovato senza vita in un b&b cinque giorni dopo.

Un suicidio in diretta, questa la ricostruzione, in chat con il 18enne romano che lo avrebbe invitato ad ammazzarsi preoccupandosi poi – con un terzo indagato – della possibilità che la vittima avesse lasciato la conversazione aperta che avrebbero potuto trovare gli inquirenti. Secondo la procura di Perugia, Andrea Prospero si sarebbe tolto la vita con un mix di medicinali oppiacei (benzodiazepine sotto forma di xanax e ossicotone), ma sarebbe stato istigato al suicidio dal 18enne romano conosciuto online.
Il secondo filone investigativo
Parallelamente, l’inchiesta ha aperto un secondo filone investigativo. Nel corso del ritrovamento del corpo di Prospero in un appartamento in via del Prospetto, sono stati sequestrati sia un computer che cinque telefoni cellulari. L’intenzione è capire se dai dispositivi potrebbero emergere elementi utili su possibili attività illecite legate al dark web, tra cui la compravendita di sostanze psicotrope e truffe informatiche. I genitori, il fratello Marco, la sorella gemella Anna, in questi mesi hanno continuato a chiedere a gran voce la verità , supportati dagli avvocati Carlo Pacelli e Francesco Mangano. La domanda a cui si cerca di dare una risposta è se il ragazzo avesse pianificato tutto da solo o se sia stato aiutato – ad esempio – al reperimento dei farmaci che vengono somministrati esclusivamente previa e attenta prescrizione. Per la famiglia, “È stata istigazione al suicidio, perché Andrea sapeva qualcosa e lo hanno costretto, oppure falsi amici che gli hanno levato la vita – aveva detto il fratello ai microfoni di Chi l’ha Visto – Chiedo che venga fatta giustizia e che i responsabili, quelli che hanno sfruttato la faccia pulita di mio fratello, si facciano avanti”.








