La sfida dello stilista Filippo Flocco, “Per rafforzare il Made in Italy in Abruzzo serve una visione strategica”
La sfida dello stilista abruzzese Filippo Flocco per un Made in Italy che parte dall’Abruzzo tra moda cultura e visione. “Potremmo dare il via a un programma di diplomazia culturale che andrebbe a beneficio non solo del territorio, ma dell’intera nazione”. L’intervista.
“Serve una visione strategica per il Made in Italy. E l’Abruzzo può essere protagonista di una grande avventura”. Così, ai microfoni del Capoluogo lo stilista teramano e ambasciatore della moda italiana nel mondo Filippo Flocco.
La sua è una riflessione schietta sul futuro del Made in Italy, con un’attenzione particolare al ruolo dell’Abruzzo e nel panorama della moda internazionale. Lo stilista abruzzese interviene sottolineando il ruolo cruciale delle competenze locali, la necessità di politiche strutturate e il potenziale del territorio come leva diplomatica e culturale. Una proposta concreta per rilanciare il settore moda a partire dalla formazione, dalla produzione e dall’identità culturale regionale. Filippo Flocco è uno stilista e creativo italiano, noto per la sua visione sartoriale d’autore e per l’impegno nella promozione delle eccellenze del Made in Italy. Originario di Teramo, si è distinto per uno stile sofisticato e narrativo, capace di fondere l’alta moda con suggestioni culturali, artistiche e territoriali. Dopo aver fondato l’omonima maison, i suoi vestiti hanno sfilato sulle principali passerelle italiane e internazionali, vestendo personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura. Parallelamente alla carriera creativa, ha svolto un’intensa attività didattica presso importanti accademie di moda italiane e collabora con istituzioni e ambasciate in progetti di diplomazia culturale e fashion diplomacy. Attualmente in veste di creativo è impegnato con una famosissima maison d’alta moda francese. La sua visione coniuga moda, cultura e territorio, con una particolare attenzione alla valorizzazione delle competenze artigianali locali e al rilancio delle filiere produttive del Sud Italia, in particolare dell’Abruzzo.
Da sempre vicino agli imprenditori locali abruzzesi, non manca di riconoscerne il valore e le difficoltà: “Non sono assolutamente contro gli imprenditori abruzzesi, anzi, sono da sempre dalla loro parte”. Tuttavia, il designer sottolinea con lucidità un dato di fatto: alcune acquisizioni operate da grandi gruppi internazionali della moda hanno permesso a diverse imprese del territorio di sopravvivere e svilupparsi.
“Per amore di onestà bisogna riconoscere che queste acquisizioni hanno offerto un’opportunità concreta a molte realtà produttive locali”, afferma Flocco. Questo, però, porta alla luce una questione più ampia: la mancanza di una vera strategia di consolidamento del Made in Italy e, soprattutto, di un più strutturato e auspicabile “Made in Abruzzo”. Secondo lo stilista, le competenze artigianali degli operatori abruzzesi sono fuori discussione, ma non bastano da sole. Occorrono progettualità, investimenti mirati e soprattutto sinergie tra formazione, cultura e istituzioni.

“Ci sono tante opportunità che sto valutando e di cui ho già parlato con alcuni assessori regionali”, rivela Flocco, “ma per il momento non ho ricevuto risposte, probabilmente per evidenti problemi di superlavoro da parte loro”. La sua proposta? Un programma triennale che coinvolga le accademie di formazione nel settore moda, le eccellenze culturali del territorio e la produzione locale, anche con l’apertura verso paesi complessi dal punto di vista diplomatico ma potenzialmente molto interessanti. “Sono stato onorato di ricevere inviti personali presso le ambasciate di alcuni di questi paesi e, se ci fosse interesse da parte della Regione Abruzzo, potremmo dare il via a un programma di diplomazia culturale che andrebbe a beneficio non solo del territorio, ma dell’intera nazione”.
Una visione chiara, concreta, e soprattutto generosa: perché per rafforzare davvero il Made in Italy, serve partire dalle radici. E l’Abruzzo, con le sue competenze, la sua cultura e la sua capacità di rinnovarsi, può essere una di queste.












