Troppi incidenti in montagna, tre vittime al giorno nell’ultimo mese
Dal 21 giugno al 23 luglio, 83 morti e 5 dispersi in montagna, il Capo del Soccorso alpino nazionale Maurizio Dellantonio: “Mai vista un’estate così”
Tre escursionisti al giorno perdono la vita in montagna.
L’estate 2025 restituisce un quadro allarmante sul numero di decessi e di dispersi in quota registrato nell’ultimo mese. Il Capo del Soccorso alpino nazionale Maurizio Dellantonio: “Siamo oltre ogni limite”.
INCIDENTI IN MONTAGNA – Dal 21 giugno al 23 luglio sono stati registrati 83 decessi e 5 dispersi nelle montagne italiane, con un incremento del 20% rispetto al 2024. Un bilancio critico per tutto il territorio nazionale e che sta mettendo a dura prova i soccorsi in alta quota, con il coinvolgimento di interventi dispendiosi e rischiosi del personale del Soccorso Alpino e dei Corpi di soccorso nazionali impegnati in operazioni spesso estreme, tra salvataggi con elicottero o via terra, talvolta di notte e in condizioni di visibilità ridotta.
Dall’avvento della pandemia da Covid19, la montagna è diventata la scelta regina di molti turisti: un rifugio perfetto con aria pulita, natura e tranquillità, lontano dalla frenesia della città. Un elemento che ha portato al fenomeno del cosiddetto “overtourism” e che ha visto i sentieri presi d’assalto da tanti esperti e appassionati, ma anche da altrettanti principianti, spesso impreparati, inconsapevoli del pericolo che si corre se si intraprende un percorso mal equipaggiati o con scarsa preparazione fisica. Una semplice leggerezza potrebbe trasformare una giornata all’insegna della connessione con l’ambiente in una tragedia. Basta una foto di una cima su un social e il giorno dopo c’è subito chi prova a riprodurla, partendo per un’escursione spesso senza la giusta preparazione.
“Un tempo mi chiamavano chiedendomi se un tipo di sentiero fosse sicuro, ora sembra umiliante farsi trovare impreparati” queste le parole del presidente del Soccorso Alpino Nazionale Maurizio Dellantonio, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.
Insomma, un’estate nera per la montagna italiana ed anche nel territorio abruzzese sono state numerose le richieste di soccorso registrate. Il 24 luglio, un escursionista romano di 63 anni è stato recuperato in tarda serata, con traumi agli arti inferiori, a seguito di una caduta lungo un tratto ghiaioso della via d’accesso al Monte Aquila.
La settimana precedente, sul Monte Prena – nel massiccio del Gran Sasso d’Italia – un altro escursionista è stato tratto in salvo dall’elisoccorso del CNSAS, fortunatamente senza riportare gravi traumi. Purtroppo, invece, non c’è stato nulla da fare per un turista lombardo appassionato di montagna di 75 anni, colpito da malore lungo il sentiero che da Castel del Monte porta in vetta al Gran Sasso.

“Le vittime sono al 60 per cento escursionisti che scivolano e si fanno male. Contano tanto anche i malori: c’è chi non sta bene, eppure si avventura lo stesso. Il restante 40 per cento degli incidenti vede coinvolti alpinisti, biker, paracadutisti. Molti non conoscono i propri limiti“, ha aggiunto Dellantonio.
Affrontare un’escursione senza la giusta preparazione può costare caro. È necessario monitorare le condizioni meteorologiche e informarsi sullo stato dei sentieri. Anche in piena estate, nonostante le alte temperature registrate nelle aree urbane, è possibile incontrare in vetta dei tratti insidiosi ghiacciati o con neve. Proprio nel mese di giugno scorso, ad esempio, un escursionista è scivolato su una lingua di neve sul Corno Grande. L’uomo, recuperato dall’elisoccorso, indossava calzature non adeguate al contesto montano.
I recuperi, sottolinea Dellantonio, “oltre a mettere in pericolo i volontari, hanno anche un costo.Esistono tre livelli di ticket, a seconda della Regione. In Trentino si pagano 750 euro a persona, in Veneto si arriva anche a mille se vieni recuperato illeso. Ma il punto è un altro: metà di quelli che salviamo si rifiuta di pagare. Anche quando, di fatto, gli hai salvato la vita“.
Per evitare un aumento del numero di incidenti fatali si rende necessario il rispetto di poche regole da seguire per scongiurare gravi conseguenze, per sé stessi e per gli altri.
È importante, innanzitutto, scegliere il percorso adatto alle proprie capacità, evitando sentieri impervi e impegnativi.
Prima di partire, naturalmente, è bene accertarsi di avere una scorta di acqua a sufficienza e sali minerali da integrare all’occorrenza. Inoltre, assicurarsi di avere nello zaino alimenti energetici facilmente digeribili.
In quota come al mare, bisogna proteggersi dal sole: munirsi di cappellino, creme solari ad alta protezione e occhiali da sole per proteggersi dai raggi UV. L’abbigliamento gioca un ruolo determinante per poter affrontare la montagna nel migliore dei modi. Indossare indumenti tecnici, chiari (soprattutto nella stagione estiva) e protettivi.
Meglio iniziare a camminare al mattino,cercando di riscendere a valle prima del tramonto. Si consiglia anche la frequentazione di posti non troppo isolati o un percorso da fare in compagnia, comunicando sempre a qualcuno il proprio itinerario e dotandosi di un telefono cellulare carico. Da segnalare l’applicazione gratuita “Georesq” che, durante le attività outdoor, permette di inviare un allarme direttamente al Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, comunicando posizione e percorso. Ne spiega il funzionamento il vicepresidente del Club Alpino Italiano Giacomo Benedetti nel servizio di Uno Mattina su Rai1, in un servizio d’approfondimento che vede presente in studio anche il presidente del Soccorso Alpino e Speleologico dell’Abruzzo, Domenico Perilli.











