Logo
Morte Andrea Prospero, giudizio immediato per il 18enne accusato di istigazione al suicidio

Giudizio immediato per il 18enne accusato di istigazione al suicidio per la morte di Andrea Prospero, lo studente di Lanciano trovato morto a Perugia il 29 gennaio. Prima udienza ad ottobre.

Il giudice per le indagini preliminari di Perugia ha disposto il giudizio immediato per il 18enne romano arrestato a marzo con l’accusa di istigazione o aiuto al suicidio in relazione alla morte di Andrea Prospero, lo studente universitario di Lanciano trovato senza vita il 29 gennaio in un appartamento di via del Prospetto a Perugia dove si era trasferito per frequentare il primo anno di Informatica.

Il giovane, fermato lo scorso 17 marzo, si trova attualmente agli arresti domiciliari. Le indagini, condotte dalla Polizia postale e dalla squadra mobile di Perugia, si sono concentrate sull’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati e sulle conversazioni intercorse tra la vittima e l’imputato. Secondo quanto comunicato dal procuratore Raffaele Cantone, il quadro probatorio emerso dalle indagini è stato ritenuto “sufficientemente solido” da giustificare la richiesta di giudizio immediato, bypassando così l’udienza preliminare. Il processo inizierà l’8 ottobre. Dalle chat che hanno portato all’arresto del 18enne e di un altro ragazzo è emerso che Andrea Prospero sarebbe morto in diretta, e nessuno ha fatto qualcosa per aiutarlo, anzi, è stato incoraggiato a compiere il tragico gesto. Nel mirino degli inquirenti i 35 minuti dell’orrore passati tra Valemno, nickname su Telegram del 18enne a giudizio per istigazione al suicidio, Andrea Prospero  che, lo ricordiamo, è morto per un mix letale di Xanax e Ossicodone e un terzo indagato, Thomas Burberry, che Valemno ha invitato in un secondo momento nel gruppo. Prima la morte in diretta, poi le chat tra l’arrestato e l’indagato in cui spunta l’ipotesi, subito cestinata poiché troppo rischioso, di chiamare il 118. “Chiamiamo l’ambulanza a quel fesso?”. “E fra’ col tuo cell? Se è vero e lo trovano con il cell e tutto?”. “Un po’ di ca…i nostri”. Forse Andrea poteva dunque salvarsi, ma la paura di essere coinvolti direttamente nella sua morte li ha fermati.

Andrea Prospero, descritto da tutti come un ragazzo posato, perbene, forse anche troppo schivo, conduceva una vita apparentemente una vita tranquilla, senza vizi, condividendo l’esperienza universitaria a Perugia con la sorella gemella, Anna. Stava preparando il primo esame, che avrebbe dovuto sostenere a febbraio. È emerso anche che, fino a novembre scorso, pochi mesi prima la tragica scomparsa, Andrea non possedesse un pc, una circostanza quantomeno curiosa per uno studente di Informatica. Non solo, secondo i familiari, Andrea non era un un grande esperto nè di computer, nè di informatica e non amava i social. Per questo non riescono a capire il collegamento tra il giovane e il dark web dove sembrerebbero esserci stati dei passaggi in alcuni gruppi Telegram

andrea prospero

La trasmissione “Chi l’ha Visto”, dal ritrovamento fino a fine della stagione, non ha mai spento i riflettori sul caso della morte del giovane. Una tragica fine avvolta da misteri e incongruenze. Il suo corpo, dopo giorni di ricerche, fu ritrovato senza vita in un b&b del capoluogo, stroncato da una dose massiccia di tranquillanti e bendodiazepine – circostanza che ha fatto ruotare le indagini verso il gesto volontario –  non aveva, per la famiglia, motivi concreta per farla finita. Durante la perquisizione dell’appartamento dove è stato ritrovato il corpo, sono stati rinvenuti oltre al pc, diversi cellulari, una mazzetta di sim e alcune carte di credito non intestate a lui. Riuscire a recuperare informazioni dal portatile è stato molto difficile dal momento che, il corpo, in avanzato stato di decomposizione, era adagiato proprio sul computer e, i liquami della decomposizione, ne avevano alterato il funzionamento.

I genitori, il fratello Marco, la sorella gemella Anna, in questi mesi hanno continuato a chiedere a gran voce la verità , supportati dagli avvocati Carlo Pacelli e Francesco Mangano. La domanda a cui si cerca di dare una risposta è se il ragazzo avesse pianificato tutto da solo o se sia stato aiutato – ad esempio – al reperimento dei farmaci che vengono somministrati esclusivamente previa e attenta prescrizione. Per la famiglia, È stata istigazione al suicidio, perché Andrea sapeva qualcosa e lo hanno costretto, oppure falsi amici che gli hanno levato la vita – aveva detto il fratello ai microfoni di Chi l’ha Visto – Chiedo che venga fatta giustizia e che i responsabili, quelli che hanno sfruttato la faccia pulita di mio fratello, si facciano avanti”.

Parla il fratello di Andrea Prospero, “Non si sarebbe mai ucciso”