West Nile e Blue Tongue, l’altra faccia del cambiamento climatico: virus sempre più vicini
West Nile e Blue Tongue: Raffaele Bisegna, tecnico veterinario e volto noto di Rete8, approfondisce le questioni che riguardano i due virus di cui molto si parla
West Nile e Blue Tongue, due casi e dimostrazioni di come il cambiamento climatico modifichi la presenza e la diffusione dei virus e, di conseguenza, aumenti i rischi per la salute.
“Sarà la nuova normalità dei prossimi anni”, dichiara al Capoluogo Raffaele Bisegna, tecnico veterinario specializzato in telenarcosi, conduttore della trasmissione su Rete8 “Kimera” dedicata a natura e ambiente. “Le temperature stanno cambiando e virus che erano tipici del Nordafrica si diffondono anche alle nostre latitudini. Dovremo, dobbiamo abituarci”.
Molto si parla in questi giorni dei casi di “West Nile”, un virus che sta colpendo specialmente nell’area di Latina. Le ragioni sono proprio quelle accennate: i vettori sono le zanzare, che oggi proliferano molto di più anche in Italia, ovviamente nei luoghi più ricchi di ristagni d’acqua. Avviene a causa delle temperature più alte in estate e degli inverni meno rigidi che permettono a una parte di esse – più consistente del passato – di sopravvivere.
“Il West Nile è della stessa famiglia del virus Dengue, che ha girato per un periodo anche in Abruzzo”, dice Bisegna. “Senz’altro positivo è il fatto che il West Nile non si trasmette da uomo a uomo, bensì tramite inoculazione di sangue infetto da parte di un certo tipo di zanzara, che svolge il ruolo di vettore: pungendo gli uccelli si carica e poi può scaricare l’infezione sull’uomo. Non esiste una cura farmacologica, è fondamentale la prevenzione: sia da parte delle istituzioni, che mi pare stiano già operando in questa direzione, che devono mettere in campo efficaci disinfestazioni; poi da parte dei singoli, di tutti noi, che dobbiamo fare uso di repellenti e fare in modo che non ci siano ristagni d’acqua, che attirano le zanzare, nei luoghi dove viviamo. Non è un caso, proprio per la presenza elevata di ristagni, che il virus sia in questo momento circoscritto all’area pontina. C’è da dire che la West Nile è sempre un’infezione localizzata per il fatto che non si trasmette da uomo a uomo e solo tramite punture di zanzara. Perciò, se viene circoscritto, è improbabile che si diffonda. Gli effetti sull’uomo sono di tipo influenzale. Diventa pericoloso, arrivando anche ad uccidere, per soggetti come gli immunodepressi e gli anziani con più patologie”.
Se nel caso del West Nile l’Abruzzo è coinvolto nella dimensione del timore di un contagio da una regione confinante, il virus Blue Tongue è invece già e da tempo tristemente noto anche nella nostra regione. Ci sono stati molti casi, specialmente nella Marsica, che hanno spinto gli allevatori a chiedere a più riprese il sostegno delle autorità per ottenere misure di prevenzione e ristoro economico per fare fronte ai numerosi animali uccisi.
Non riguarda quindi gli uomini bensì, illustra Bisegna, “esclusivamente gli animali. Il ceppo è diverso rispetto al West Nile, e le vittime sono i ruminanti, come le mucche e le pecore. Nei casi in cui vengono infettate quest’ultime, gli effetti sono più pericolosi. Esiste in realtà da decenni e la Sardegna è sempre stata la regione più colpita. Viene trasmesso tramite dei particolari moscerini che inoculano il virus attraverso punture. Nei casi più gravi, il muso degli animali, delle pecore che sono quelli più a rischio, si ingrossa: in particolare, la lingua assume un colore bluastro. C’è da dire che il vaccino sviluppato oggi è sicuro, ma esistendo diversi ceppi di Blue Tongue è fondamentale che vengano individuati quelli da cui proteggersi per poi utilizzare i sieri adatti. Diventa quindi imprescindibile il ruolo delle autorità; gli allevatori possono contribuire predisponendo ambienti sicuri e protetti“.











