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Alla scoperta di Castel di Ieri, partono le visite ai siti turistici

Castel di Ieri vi aspetta per un viaggio nel tempo tra pietre antiche, panorami mozzafiato e storie da raccontare: partono le visite ai siti turistici

Castel di Ieri apre le porte nella stagione estiva 2025 per accogliere visitatori e appassionati di storia, archeologia e natura con un calendario di aperture dei suoi principali siti turistici.

Un’occasione imperdibile per scoprire il fascino autentico di uno dei borghi più suggestivi dell’Abruzzo interno, qual è Castel di Ieri. Le aperture rappresentano un’opportunità per valorizzare il patrimonio culturale e paesaggistico del territorio, promuovendo un turismo lento e consapevole.
Un viaggio nel tempo tra pietre antiche, panorami mozzafiato e storie da raccontare.
Durante le giornate di apertura sarà possibile visitare:
la Torre Medievale, simbolo del borgo, con vista panoramica sulla Valle Subequana;
il Tempio Italico: sito archeologico risalente al II secolo a.C., testimonianza dell’antica presenza dei popoli italici;
l’Eremo della Madonna di Pietrabonaimmerso nel verde, luogo di spiritualità e silenzio.

Le visite si svolgeranno nelle domeniche di luglio 20, 27, agosto 3, 10, 17, 24, 31 e settembre 7 la mattina dalle 9:30 alle 12:30 e nel pomeriggio dalle 15:30 alle 17:30.

Per effettuare una visita guidata si chiede una prenotazione anticipata di almeno due giorni. Prenotazioni e informazioni contattare la Pro Loco “La Torre” di Castel di Ieri, al numero +39 350 5949184 o per mail: prolocolatorre@gmail.com. Per restare aggiornati, si può consultare il sito discover-casteldieri.it e i canali social Facebook e Instagram. È anche possibile iscriversi al canale whatsapp della Pro Loco “La Torre” per seguire tutte le news.

Torre medievale di Castel di Ieri
Costruita nel XII secolo d. C., presumibilmente durante il periodo di incastellamento normanno, la torre rivestiva una funzione militare di avvistamento e controllo della via Tiburtina Valeria. Costituisce, con ogni probabilità, una testimonianza di centro fortificato, completo di cinta muraria a protezione di Castel di Ieri. L’altezza della torre, ridotta a seguito di crolli avvenuti nel corso dei secoli, è di circa 19,80 metri (si pensa che in passato fosse molto più alta).
L’edificio presenta una base quadrilatera di straordinario interesse, in quanto è uno tra i rari esemplari conservati in Abruzzo.

Tempio Italico di Castel di Ieri
L’area archeologica del Tempio Italico di Castel di Ieri si trova non troppo distante dal centro abitato ed è stata oggetto di numerose campagne di scavo da parte della Soprintendenza dei Beni archeologici dell’Abruzzo.
Il ritrovamento del tempio risale al 1987, durante gli scavi per la costruzione di un edificio privato.
L’area è situata in località “Piè di Franci” lungo il tragitti che, tramite il valico di Forca Caruso, collegava Roma al versante orientale dell’Abruzzo interno (il percorso comprendeva collegamenti con Amiternum e l’Adriatico).
Questa località era abitata già in età neolitica e protostorica, come dimostra il ritrovamento di una necropoli (cimitero) risalente all’VIII-VI sec. a.C.
Le tombe, di forma circolare, sono state ritrovate con tanto di corredo, con oggetti tipici di ceti agiati (fibule, bracciali, anfore,…). Tutti i rinvenimenti e la localizzazione del sito fanno pensare ad una zona ricca.
Gli scavi all’interno dell’area archeologica hanno riportato alla luce anche due templi di epoche differenti: un tempio B, riferibile al IV sec. a.C. ed un tempio A, costruito nel II sec. a.C., in sostituzione del primo.

Tempio Italico di Castel di Ieri

Il tempio B è stato scoperto nel 1997 tramite il ritrovamento di uno di un muro, si pensa che il tempio fosse stato demolito o livellato in favore della costruzione del tempio più recente, il cui basamento è ben conservato. L’edifico B non può essere attualmente visitato dal pubblico dato che, per motivi di sicurezza, è stato interrato.
Il basamento del tempio A permette di individuarne l’antica struttura, formata da una cella (parte del tempio chiusa da muri in cui si trovava la statua della divinità), le colonne (di cui è rimasto solo il basamento) ed il pronao (spazio tra colonne e cella). La cella è distinta in tre ambienti uguali, di cui oggi possiamo osservarne solo la pavimentazione in mosaico; nella cella centrale è presente un’iscrizione.
Il tempio A, di età romana, era riccamente decorato e presumibilmente dedicato alla dea Cibele, come fanno presupporre i recenti rinvenimenti (una statua di marmo bianco ed un felino in pietra che forse raffigurava un leone europeo). L’ipotesi di Cibele viene rafforzata anche dalla funzione che svolgeva la divinità di forza creatice e distruttrice della Natura, poiché le varie campagne di scavo hanno permesso di notare tracce di crolli causati da un sisma; i luoghi di culto, spesso, si trovavano a ridosso di zone “critiche” per accattivarsi le divinità affinché proteggessero la popolazione.
Il sito offre una grande ricchezza che è tuttora in via di studio. Molte sono le scoperte, interessantissime, non solo da un punto di vista storico, ma anche antropologico e geologico.

Eremo della Madonna di Pietrabona
All’interno di una piccola gola tra Goriano Sicoli e Castel di Ieri è situato l’eremo della madonna di Pietrabona, un piccolo gioiello incastonato tra la vegetazione della località di Rio Scuro.
Il sito è nominato nelle bolle papali di Lucio III (1183) e Clemente III (1188), mentre nel 1223 è citato anche in una bolla di Papa Onorio III. Queste sono le uniche fonti dirette giunte fino a noi.
Pur essendo menzionato per la prima volta nel XII secolo, l’eremo ha una storia di ben più antica origine, a cui numerosi studiosi si sono affascinati e continuano tuttora ad esserlo; recenti ricerche fatte nell’area in cui sorge l’attuale eremo, hanno sollevato ipotesi riguardo l’esistenza di un luogo di culto, sempre nella stessa area ma pagano, risalente al V sec. a.C. circa; quindi si suppone che prima dell’avvento del cristianesimo, sempre in questo luogo, venisse praticato un culto che viene collegato a quello della Dea Bona, che era signora delle erbe, della terra e della guarigione. Connessa con la salute e la fecondità. Il suo nome, essendo legato ad un culto misterico del filone mediterraneo, non poteva essere pronunciato, così come i suoi rituali erano conosciuti solo da poche adepte (erano vietati agli uomini). Legato al culto era anche il bosco sacro, quello attraverso cui si accede all’attuale eremo.

MADONNA DI PIETRABONA CASTEL DI IERI

Molti dei riti cristiani che vengono tutt’ora praticati, si ricollegano indirettamente alle antiche cerimonie pagane che probabilmente avvenivano in questo luogo. Ad esempio, la celebrazione che avviene il giorno del martedì di Pasqua, che ha come protagonista la Madonna di Pietrabona e che consiste nel pranzare nei pressi dell’eremo dopo la fine della cerimonia religiosa. La figura della Madonna viene presentata in questo eremo come protettrice dei lattanti, dei bambini malati e delle donne partorienti, che erano tra le caratteristiche associate anche alla dea Bona.
Nel dipinto all’interno della chiesetta è possibile osservare un raro dipinto della Vergine, raffigurata con un bambino in braccio e la pancia ancora visibile dopo il parto, cosa inusuale da vedere nei dipinti in cui viene raffigurata la vergine, dato che di solito la pancia della gravidanza non è visibile, per ovvi motivi.
Probabilmente si tratta di una rappresentazione di “passaggio”, ovvero proveniente da un periodo in cui simboli cristiani e pagani coesistevano ancora.
Il sito, oltre alla chiesa comprende anche un romitorio (luogo in cui vivevano gli eremiti), dove recentemente sono state notate delle iscrizioni, di origine sconosciuta, sull’architrave di una delle porte esterne.