UnivAq, laureati in Medicina leggono un appello per la pace
UnivAq, la seduta di laurea in Medicina si trasforma in un momento di riflessione su conflitti e pace: “Non vogliamo restare indifferenti”.
“Non saremo solo medici, ma anche cittadini”: così gli studenti di Medicina si schierano per la pace, con un discorso contro i conflitti e nastri bianchi come simbolo di solidarietà.
Un momento di riflessione e umanità ha attraversato le sedute di laurea in Medicina del 12 e 14 luglio presso l’UnivAq. In un momento carico di emozione e orgoglio, un gruppo di laureandi del sesto anno ha scelto di rompere la consueta solennità per dare voce a un messaggio chiaro: “Questo vuole essere un messaggio di pace”.
L’iniziativa, nata spontaneamente dagli studenti del sesto anno di Medicina, ha previsto la lettura di un discorso corale e l’esposizione di un simbolo visivo, un nastro bianco o una spilla, per ricordare le vittime dei conflitti in corso e ribadire l’impegno etico di chi ha scelto la professione medica.
Il testo, letto in apertura della cerimonia, ha colpito per il suo tono fermo e riflessivo. “Non vogliamo restare indifferenti a ciò che sta accadendo sotto gli occhi del mondo”, hanno detto i futuri medici, ricordando i colleghi che esercitano “in confini precari e disperati” e denunciando “la negazione strategica di qualunque aiuto umanitario e la violazione innegabile dei diritti dell’uomo e della donna, dell’adolescente e del bambino”. Non un riferimento unico al conflitto in Palestina, ma un appello più ampio e universale: “Non vogliamo focalizzarci su un conflitto piuttosto che su un altro, bensì su tutti i conflitti che purtroppo tolgono e stravolgono le vite di troppe persone. Sud Sudan, Myanmar, Ucraina, Yemen, Palestina: solo alcuni dei paesi con conflitti in atto, che scegliamo di dimenticare”.
A colpire è anche il tono propositivo, che si rivolge a tutta la comunità: “Aiutateci dunque a credere in questo sogno di pace: studenti e professori, genitori, fratelli e sorelle, amici. Aiutateci con piccoli gesti e attenzioni. Aiutateci a chiedere forte a tutti i governi che verranno il rispetto dei diritti umani”.
Il messaggio si chiude con un auspicio potente: “Non ci interessa la grandezza e la visibilità del palcoscenico, ma il contenuto che lo anima. E in questo contenuto immaginiamo di uscire dalla logica della guerra e di perseguire, tenacemente e ostinatamente, la via della pace”.
Un gesto semplice ma profondo, che ha saputo unire etica, coscienza e futuro in un’unica voce, e che ha restituito alla toga il suo significato più alto: essere al servizio della vita.

La seduta di laurea UnivAq.







