Logo
Gradimento presidenti di Regione Sole 24 Ore, Marco Marsilio tiene: è al 50 per cento

Governance Poll 2025, il gradimento di Marco Marsilio tiene: seppure in calo, è al 50 per cento

Marco Marsilio, a oltre un anno dalla rielezione a Presidente della Regione, mantiene un consenso attorno al 50 per cento.

Lo certifica Governance Poll, l’indagine del Sole 24 Ore sul gradimento di sindaci e governatori rapportato al giorno della loro elezione. Il consenso di Marsilio, tredicesimo nella classifica assoluta, tiene, pur risultando in calo del 3,5 per cento rispetto al giorno dell’elezione.

Guidano la classifica assoluta dei presidenti di Regione Massimiliano Fedriga del Friuli Venezia Giulia, Luca Zaia del Veneto, Alberto Cirio del Piemonte. Le performance peggiori sono di Michele Emiliano della Puglia, Francesco Rocca del Lazio e Francesco Roberti del Molise.

Per quanto riguarda la classifica dei primi cittadini, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi si piazza nel quarto gruppo nella classifica assoluta, con il 60 per cento dei consensi: quando fu eletto, nel 2022, si era attestato al 54 per cento. Biondi è anche fra i primi 5 sindaci che hanno aumentato in misura maggiore il consenso rispetto al giorno delle elezioni. Il sindaco dell’Aquila ha visto aumentare del 5,6 per cento il proprio gradimento rispetto al 2022. Davanti a lui solo il sindaco di Rimini Sadegholvaad  ( +7,7%) e Clemente Mastella a Benevento (+6,3%) che, comunque, sono più bassi nella graduatoria complessiva.

Si legge nella presentazione dell’indagine che riguarda i Presidenti di Regione: “Conferma al primo posto di Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia e della conferenza delle Regioni, seguito dal veneto Luca Zaia. Il primato è cosa loro da anni, ma appena sotto la graduatoria offre parecchie novità. Alberto Cirio, al secondo mandato in Piemonte, continua a consolidare il proprio consenso, e con il 59% di cittadini che si dicono disposti a rivotarlo in caso di elezioni conquista la medaglia di bronzo completando quindi un podio quindi monopolizzato dal centrodestra del Nord. In Toscana invece Eugenio Giani corre, con un 58,5% di consensi che segna un + 6,5% rispetto all’anno scorso e addirittura un +13,5% nel confronto con l’edizione 2023. I numeri sorridono anche a Francesco Acquaroli nelle Marche: con un salto del 7,5% sul 2024 (e del 5% rispetto all’anno prima) abbandona l’ultimo posto e raggiunge una maggioranza assoluta (50,5%) che lo fa salire in dodicesima posizione. Le maglie nere in fondo alla classifica sono due. E toccano al molisano Francesco Roberti, che anche sull’onda dell’indagine per corruzione avviata a febbraio crolla di 13,5 punti percentuali in 12 mesi e si attesta al 44%, e a Francesco Rocca, che nel Lazio continua a declinare nel gradimento (-3,5% e -10% nel confronto con gli ultimi due anni). Questo per le Regioni è un anno elettorale, con le urne attese in autunno in Veneto, Toscana, Marche, Campania e Puglia oltre che in Valle d’Aosta, non testata dal Governance Poll perché lì non c’è l’elezione diretta del presidente. L’attenzione all’appuntamento con i seggi è tesa, dopo il mancato accordo nella maggioranza sul terzo mandato che avrebbe permesso la ricandidatura di Zaia in Veneto e quella di De Luca in Campania, aprendo nuove fratture all’interno delle stesse coalizioni che li esprimono. Oggi di conseguenza si è tornati a discutere di un possibile rinvio del voto alla primavera del 2026, chiesto prima di tutto dal presidente campano: con la motivazione ufficiale dell’incrocio fra la scadenza annuale, figlia dello slittamento eccezionale nel 2020 invaso dal Covid, e la chiusura dei bilanci regionali, e con un occhio alla possibile ricaduta di una riapertura del tira e molla sul limite ai mandati. Anche se la questione è complessa, investe l’ormai intricatissima architettura dei limiti nei Comuni (niente vincoli sotto i 5mila abitanti, tre mandati da 5mila a 15mila e due sopra quella soglia) e avrebbe quindi bisogno di una riflessione organica (e plausibilmente condivisa fra maggioranza e opposizione). Proprio il clima intorno alle elezioni impone di ribadire il carattere del Governance Poll. Che a differenza dei classici sondaggi elettorali non misura le chance di vittoria di questo o quel candidato, mancando i concorrenti, ma punta a testare il grado di consenso maturato dall’amministrazione e riassunto nella figura del presidente o del sindaco, front man indiscussi di una politica locale molto personalizzata proprio dall’elezione diretta. In questi termini, Luca Zaia trova per esempio l’ennesima conferma della solidità del proprio consenso in Veneto, ed Eugenio Giani incontra argomenti solidi a favore di una ricandidatura che pure ha animato più di un dibattito nel Partito democratico. Ma le elezioni attivano comunque altre dinamiche, alimentate dal confronto fra i candidati e, nelle Regioni più che nei Comuni, dal peso specifico dei partiti che li sostengono”.