Turismo in Abruzzo, tra segnali promettenti e vecchi problemi
I nodi e le prospettive del turismo in Abruzzo nell’intervista al presidente regionale di Assoturismo Gianluca Grimi
Turismo in Abruzzo, la stagione turistica si è aperta in quello che è ormai un consueto “mix” di vecchi vulnus e nuove ambizioni.
Gianluca Grimi, presidente regionale di Assoturismo (gli operatori turistici di Confesercenti) rispondendo al Capoluogo rimarca da subito che “una significativa debolezza della nostra regione in questo settore sta nelle premesse, ovvero che una piena stagione turistica in Abruzzo inizi solo ora. In alcune altre regioni si è di fatto partiti a Pasqua, mentre noi in quel periodo abbiamo avuto solo scampoli. Questo nostro problema fa il paio ed è collegato alla nostra difficoltà a intercettare la domanda di turismo proveniente dall’estero: l’Abruzzo non è percepito come collegato al sistema del Centro Italia e questa circostanza non ci permette di intercettare un enorme, possibile plusvalore”, ovvero in primo luogo la presenza della capitale, e in secondo luogo tutto il portato di attrattività del turismo religioso, che è caratteristico dell’Italia di mezzo. Persino paradossale, secondo Grimi, perché in questa ricca nicchia “abbiamo molto da dire, potenzialità inesplorate. In Abruzzo ci sono importanti testimonianze storiche, protostoriche e che riguardano la religiosità. Non siamo Firenze, certo, ma non nemmeno di serie B: dobbiamo agganciare la nostra immagine al sistema del Centro Italia e puntare così a un turismo di qualità”.
Un’importante occasione è rappresentata dal riconoscimento ottenuto dall’Aquila che nel 2026 sarà capitale italiana della cultura. Dice il presidente regionale di Assoturismo: “Può essere il grimaldello per farci entrare in un circuito internazionale e diventare così una regione che si distingue per ospitalità, cultura, storia, e non solo per essere quella dei parchi. Per farlo è necessario il concorso di un posizionamento che sia di marketing strategico, un’operazione che è stata fatta in altre regioni”.
Strategia e comunicazione, quindi, ma anche le basi, ovvero le infrastrutture. Qui l’Abruzzo ha molto da migliorare. Grimi elenca tra le altre cose l’A14 in perenne manutenzione, il Traforo del Gran Sasso a mezzo servizio, le pecche della ferrovia adriatica, i problemi della superstrada Teramo Mare, gli impianti sciistici di Prati di Tivo fermi da anni. “Chiaro – dice – che sommando queste circostanze costruiamo l’immagine di una regione che non è pronta. Perciò la priorità è rimetterci al passo con l’adeguamento del sistema infrastrutturale, a cominciare dai collegamenti con L’Aquila”.
Commentando le prospettive della stagione turistica estiva aperta da poco il presidente di Assoturismo si definisce “professionalmente pronto e obbligatoriamente ottimista, come devono essere gli imprenditori. La geopolitica ci sta dando una mano visto che non può che favorirci il fatto di trovarci in un’area sicura in un momento storico come questo. Sulle prenotazioni intravediamo una sostanziale stabilità di quelle sul mercato nazionale e un leggero aumento delle estere, che sono quelle che dovrebbero aiutarci a fare la differenza, ma in cui siamo come deboli: la quota del 12-13 per cento di turisti stranieri è bassa rispetto alle altre regioni di riferimento dell’Italia centrale”. Andando oltre l’estate, proseguono i segnali positivi sul turismo esperenziale, nel quale “l’Abruzzo sta acquisendo un ruolo di leadership. Ci favorisce l’aspetto ambientale, visto che l’Appennino è relativamente poco toccato dai problemi che derivano dal cambiamento climatico”.





