L’Iran e la guerra utile solo al regime, Esmail Mohades: Un nemico esterno per sopravvivere
L’intervista allo scrittore Esmail Mohades sulla crisi in Medio Oriente: Iran, Gaza e i conflitti in atto.
Iran, Gaza, questione mediorientale: l’intervista allo scrittore Esmail Mohades.
“Non è la guerra degli iraniani. È una guerra voluta dal regime, che da sempre ha bisogno di un nemico esterno per sopravvivere. Ma la verità è che il regime è debole: la sua forza si manifesta solo nella repressione interna”. Così lo scrittore iraniano Esmail Mohades nell’intervista al Capoluogo d’Abruzzo sulle recenti crisi internazionali, tra vecchi e nuovi conflitti.
La retorica del cosiddetto “assedio straniero” è, secondo Mohades, una strategia per legittimarsi agli occhi del popolo: “Sono decenni che sentiamo dire che un attacco dall’estero rafforzerà il regime. In Iran si vive una crisi economica drammatica: 30 milioni di persone riescono a mangiare una sola volta al giorno”. “Se prima – aggiunge Mohades – la lotta era portata avanti da intellettuali e attivisti, oggi è la volontà del popolo. L’85-90% degli iraniani vuole la fine del regime. Non tutti scendono in piazza, ma il rifiuto è diffuso, trasversale“.
Capitolo a parte, la questione palestinese: “Due popoli, due Stati. È una soluzione semplice, quasi banale. Ma finché la religione verrà usata come arma politica, non si andrà da nessuna parte. Lo Stato deve essere laico, dove convivono musulmani, ebrei, cristiani e laici”.
L’alternativa dell’opposizione al regime: “Un governo provvisorio, che durerà sei mesi. Il Consiglio nazionale della Resistenza iraniana non vuole il potere per sé, ma vuole restituirlo al popolo. Dopo 6 mesi, elezioni libere. Tutti i ruoli istituzionali dovranno essere elettivi e a tempo”. Un progetto chiaro che guarda alla parità di genere, alla rinuncia al nucleare e alla centralità del voto popolare: “In nessun altro Paese al mondo c’è un piano così dettagliato per il dopo-regime”.
Un’alternativa di cui si parla poco: “Il regime iraniano ha saputo infiltrare università, media, ambienti politici. Lo dico provocatoriamente: è infiltrato quanto il Mossad lo è in Iran. E così si continua a parlare solo del “rischio caos”, come se non esistesse un’alternativa concreta”.






