Quando il sole entra in chiesa, i giochi di luce del solstizio a Collemaggio
Nel cuore spirituale e architettonico dell’Aquila, la Basilica di Santa Maria di Collemaggio si trasforma, ogni anno, in un teatro fatto di giochi di uce e simbolismo nel giorno del solstizio d’estate. Un evento che fonde astronomia, fede e bellezza, attirando curiosi, studiosi e appassionati di storia da tutta Italia.
Nel giorno più lungo dell’anno si rinnova il miracolo della luce all’interno della Basilica di Collemaggio, uno dei luoghi che caratterizzano il cuore storico dell’Aquila, carico di misticismo e “magia” che esula dal contesto prettamente religioso.
Nel cuore spirituale e architettonico dell’Aquila, la Basilica di Santa Maria di Collemaggio si trasforma, ogni anno, il 21 giugno, in un teatro di luce e simbolismo. Questo accade non solo il giorno del solstizio, ma anche per l’Assunta, a Ferragosto. È un evento che fonde astronomia, fede e bellezza, attirando curiosi, studiosi e appassionati di storia da tutta Italia. Il ripetersi dell’antica magia dei giochi di luce ogni volta commuove ed emoziona soprattutto Maria Grazia Lopardi, scrittrice, avvocato aquilano, presidente dell’associazione Panta Rei, ma soprattutto “Signora di Collemaggio” e discreta custode del suo scrigno di segreti. Chi assiste al fenomeno non può che rimanere affascinato dal suo rigore e dalla sua bellezza. È un rituale naturale che si rinnova ogni anno, con l’umiltà delle cose eterne. Per L’Aquila, città che conosce la resilienza e la rinascita, il raggio di sole a Collemaggio è più di un evento astronomico: è un segno, una memoria vivente, una promessa di continuità tra passato e futuro.
In questi anni Maria Grazia Lopardi si era battuta affinchè gli interventi di restauro della Basilica non inficiassero i giochi solari, straordinari effetti voluti dai sapienti costruttori medievali: alla fine, il gioco di luci è stato preservato dopo accese polemiche, la raccolta di 1100 firme ed una lettera all’allora Ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini, ma, stando al suo occhio critico e attento, qualcosa è cambiato. “Purtroppo – spiega Maria Grazia Lopardi ai microfoni del Capoluogo – da qualche tempo il gioco di luci ha perso qualcosa della sua ‘potenza’. I restauri, necessari dopo la furia distruttrice del sisma, hanno falsato qualcosa nelle vetrate”.

Questo perchè i lavori di restauro avrebbero determinato un cambiamento che secondo la storica, “sminuisce la portata del messaggio solare: il sole raggiunge il labirinto, ma non riesce più a tracciare i cerchi concentrici, giochi di luce ed ombra, che aggiungono alle sei serie di cinque cerchi alternativamente rossi e bianchi sul pavimento, una settima serie, potente messaggio del passaggio dal 6 dei giorni della creazione divina, al 7 del compimento”. Secondo la studiosa – che si è affidata a fonti che rimandano alla religione ebraica – i 7 cerchi si rifanno alla creazione, “il settimo giorno, quello in cui Dio si riposa, passa il ‘testimone’ all’uomo che, dotato di cervello, cuore e braccia deve portare a compimento la creazione”.

“Sul vetro – continua la Lopardi – sembra esserci una patina giallastra, un velo di plastica o semplicemente di sporco, oppure il vetro è stato sostituito da plexiglass che fa rifrangere diversamente la luce che non traccia più il cerchio netto, nè con chiarezza i cerchi concentrici, ma si diffonde intorno. Altrove si esaltano i messaggi del sole al solstizio (cfr. duomo di Bari), a Collemaggio si falsano per non parlare della copertura di ⅔ del pavimento con panche ancorate al suolo. Ho ripetutamente chiesto il ripristino dello stato preesistente. Torno ancora a chiederlo a chi ha la competenza a tutelare i nostri monumenti, nell’interesse della mia città che nella Basilica di Celestino offre, al solstizio d’estate e all’Assunta, messaggi solari significativi, commoventi e di grande attrattiva”.






