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Magneti Marelli, 100 anni di vita e lavoro rischiano di essere cancellati

La Magneti Marelli rischia di dichiarare il fallimento. La storia centenaria del gruppo industriale e i posti a rischio nell’area peligna.

Magneti Marelli, una storia lunga cento anni di fusioni, cessioni  a vari colossi mondiali dell’industria dell’automotive, debiti e lunghe trattative per mantenere i motori accesi. Nelle scorse ore, la richiesta per il Chapter 11. A rischio anche lo stabilimento di Sulmona.

Magneti Marelli sulmona foto Ansa

L’azienda componentistica auto, nei giorni scorsi, ha fatto richiesta di protezione alla Corte statunitense del Delaware facendo ricorso al Chapter 11, espediente legale che permetterebbe di congelare i debiti mantenendo, al tempo stesso,  l’attività operativa. Le difficoltà dell’industria automobilistica si riflettono anche sull’insediamento industriale della Valle Peligna, restituendo al territorio la fotografia di una crisi annunciata dopo anni di trattative e debiti accumulati. A vacillare più di sei mila posti di lavoro, di cui circa 440 solo a Sulmona, non dimenticando gli oltre 140 esuberi previsti per la fine dell’anno e l’aumentando della cassa integrazione.

La Storia

Fondata nel 1919 a Milano dall’ingegnere Ercole Marelli in collaborazione con Fiat, l’industria nasce come produttrice di componenti per il settore radiofonico e televisivo. Cambia pelle nel 1967 quando Fiat assume il controllo dell’azienda e la trasforma nel colosso dell’automotive che conosciamo. Nel 2018 il gruppo Fiat-Chrysler Automotive (FCA) cede il controllo di Magneti Marelli alla giapponese Calsonic Kansei: una scelta volontaria dettata dalla volontà della Fiat di dedicarsi ad altre strategie d’azione. Dopo la morte di Sergio Marchionne, già Ceo della Magneti Marelli, le quote dell’azienda vengono rilevate dal fondo di private Equity newyorkesi Kohlberg Kravis Roberts tramite la giapponese Calsonic. Nasce il nuovo gruppo con sede a Saitama, frutto della fusione tra Fca (oggi Stellantis) e Nissan. Da specificare che lo scopo del capitale privato, in questo caso del KKR, è quello di rilevare le quote di aziende per ristrutturarle, farle crescere e poi rivenderle.

Il tempismo, però, non è stato dei migliori. Stando a quanto riporta il Corriere della Sera, con l’avvento della pandemia da Covid-19 la Marelli soffre pericolosamente lo stop dell’attività produttiva con un calo che sfiora il 20%. A questo punto, la banca giapponese Mizuho e la tedesca Deutsche Bank fanno tirare un sospiro di sollievo al gruppo industriale elargendo, in via emergenziale, più di un miliardo di dollari.

Altra batosta per Magneti Marelli si ha quando, nel 2021, cresce esponenzialmente la richiesta di chip (necessari anche per l’automotive) per telefonia e pc, visto l’aumento del fenomeno dello smartworking. Torna, così, a registrare dei cali della produzione. 

Dal 2022 al 2024 soffre di gravi perdite di liquidità a causa dell’aumento dei costi per la transizione all’elettrico. Molti i sostegni dal fronte nipponico e americano ma gli aiuti più consistenti arrivano da fondi specializzati in ristrutturazioni complesse. Attualmente la Marelli, come già accennato, ha ottenuto l’ok dal tribunale statunitense per l’attivazione del Chapter 11, con il primo prestito per mantenere l’azienda operativa. Un freno d’emergenza, questo, che va a intersecarsi con un nuovo tassello sulla scacchiera: l’indiana Motherson. Una nuova pista da esplorare, la cui ipotesi risulta ancora fumosa.

Intanto in Italia il quadro appare assai critico con il prefigurarsi in futuro dello smembramento della Marelli tra Nissan e Bosch.

“Oggi abbiamo chiesto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, presente all’incontro odierno nelle persone del Ministro Urso e del Sottosegretario Bergamotto, di seguire la situazione di Marelli con specifica attenzione al rapporto con il suo principale cliente italiano, vale a dire con Stellantis”, così i sindacati in una nota congiunta.
MagnetiMarelli è difatti il più importante produttore di componenti per auto presente in Italia, con circa 6.000 dipendenti, ed è stata investita appieno dalla crisi europea dell’automotive, crisi accentuata da una transizione mal gestita”.

Sul Chapter 11, i sindacati sottolineano: “Si pone un altro problema, quello dei rapporti con i clienti, in particolare con Stellantis. Alcuni stabilimenti, a iniziare da Melfi, Sulmona, Bari e Caivano, stanno facendo ampio ricorso alla cassa integrazione, anche a causa della dipendenza in tutto o in parte da Stellantis: sarà decisiva per il loro futuro l’assegnazione di nuove forniture, o quanto meno la precisazione dei volumi delle forniture già pattuite.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy si è detto pronto a esercitare tre forme di intervento: una forma di moral suasion per i rapporti negoziali fra Marelli e Stellantis, una possibile sollecitazione di soggetti interessati all’acquisizione nell’ambito della procedura di Chapter 11, nonché la possibile apposizione della golden power in ragione della strategicità del settore”.

“Nonostante le rassicurazioni di Marelli esprimiamo la nostra forte preoccupazione, determinati a contrastare con tutte le nostre forze eventuali chiusure e licenziamenti. Il Governo deve attivarsi per individuare e promuovere l’arrivo di un possibile solido soggetto industriale nazionale e, in mancanza di esso, non escludere la possibilità dell’ingresso dello Stato nella compagine societaria.L’incontro si è chiuso con un aggiornamento tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. È evidente – concludono nella nota –  che nei prossimi giorni dovranno svolgersi le assemblee in tutti gli stabilimenti, contestualmente all’apertura di uno stato di agitazione necessario per la delicatezza della situazione”.

La nota dell’assessore regionale Tiziana Magnacca

“L’incontro di oggi al ministero del Made in Italy ha avuto al centro il chiarimento circa la procedura intrapresa da Marelli negli Stati Uniti d’America. Non si tratta né di una bancarotta né tantomeno di un fallimento. Nessuna procedura liquidatoria, dunque, ma una soluzione concordata di ristrutturazione del debito con la supervisione del tribunale americano, per mettere in sicurezza i debiti di lungo periodo, non toccando in questo modo la continuità manageriale, l’assetto proprietario, gli stipendi e i lavoratori”. A dichiararlo l’assessore alle Attività produttive Tiziana Magnacca che ha partecipato al tavolo, convocato presso il Mimit in modalità remota.

Per quanto si è appreso questa procedura – ha aggiunto l’assessore – che mira a concludersi entro la fine dell’anno, dovrebbe portare a rendere l’azienda più solida. La Marelli ha anche accennato alla possibilità che alla fine di questo percorso potrebbe anche esserci un cambio di proprietà, che ad oggi sembra essere indirizzato verso un fondo americano, salvo migliori offerte”.

Precisa l’assessore che “in Italia la procedura si articola secondo lo schema dell’art. 57 Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza con il coinvolgimento di un esperto unico in una fase del tutto stragiudiziale. Per lo stabilimento di Sulmona si sono infittite le trattative con Stellantis, sia per la produzione dei bracci che per favorire l’ingresso di nuovi prodotti. Ad oggi per quanto Stellantis sia stata indotta a un ripensamento sulle scelte, non ha ancora sciolto la riserva su come procedere. Ed è sul colosso guidato da John Elkann che si indirizzano gli interventi istituzionali, a partire dalla Regione Abruzzo e dal Ministero, se è vero come è vero che la sopravvivenza stessa dipende da questo unico cliente del portafoglio Marelli di Sulmona. Tuttavia – aggiunge l’assessore – gli sforzi debbono essere richiesti anche dalla multinazionale Marelli che, garantendo la continuità degli investimenti, come ha fatto oggi, non può non fare la sua parte per evitare delocalizzazioni ed anzi implementando l’attrattività dei suoi prodotti in vista della produzione del nuovo Ducato, che sarà diverso e sicuramente più leggero”.