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Abbazia di Santa Lucia, a Rocca di Cambio un capolavoro medievale

L’Abbazia di Santa Lucia, che si trova nel comune più alto dell’Appennino, è custode di pregevoli affreschi di scuola giottesca ed è monumento nazionale dal 1902

Con la primavera torna la voglia di gite fuori porta alla scoperta dei piccoli paesi abruzzesi che spesso nascondono dei beni artistici di tale pregio da poter essere considerati un unicum. Uno di questi è l’Abbazia di Santa Lucia, dichiarata monumento nazionale nel 1902, ma ancora poco conosciuta.

Poco distante dal centro storico di Rocca di Cambio, si trova nel verde dell’Altopiano delle Rocche. Sebbene la sua costruzione possa farsi risalire tra il secolo XI e XII, viene citata per la prima volta nell’inventario delle chiese della diocesi aquilana soltanto nel 1313. Da una prima osservazione esterna l’Abbazia si presenta con una facciata molto semplice: ad adornarla soltanto un rosone del periodo medievale, sovrastante il portone d’ingresso: quest’ultimo risalente al XV secolo. Una volta entrati, il contrasto tra l’esterno e l’interno dell’Abbazia risulta evidente e lascia sorpresi.

Abbazia di Santa Lucia, a Rocca di Cambio un capolavoro medievale

Infatti, se l’esterno appare semplice, l’interno dell’Abbazia di Santa Lucia conserva invece un ciclo di affreschi di rara bellezza, databile tra il XIV e XV secolo. Opera di pittori di scuola giottesca, ricopre quasi totalmente le pareti e va a comporre una delle più complete testimonianze pittoriche medievali.
Gli affreschi non sono tutti dello stesso periodo, i più antichi sono caratterizzati da uno stile semplice e grossolano, mancanza di prospettiva e figure dai contorni marcati.
Tra questi le storie dell’infanzia di Gesù, il ciclo della Passione e l’Ultima Cena, che rappresenta forse la scena di maggiore interesse, per cui vale la pena visitare l’Abbazia di Santa Lucia.
Gesù non è rappresentato al centro, come siamo abituati a vederlo, ma seduto all’estrema sinistra di una tavola, imbandita con i prodotti tipici del posto, nell’atto di condivisione del pane e del vino con i commensali rivolti verso di lui, indicati ognuno con il proprio nome.

Abbazia di Santa Lucia, a Rocca di Cambio un capolavoro medievale

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Tra gli apostoli sembrerebbe mancare Giuda, anche se ad una più attenta osservazione si può intuire la sua presenza, nelle fattezze di una figura isolata dalle altre (secondo parte della critica, Giuda sarebbe stato raffigurato al di qua della mensa, di dimensioni più piccole, proprio in corrispondenza di una estesa lacuna dell’affresco, probabilmente volutamente rimossa dai fedeli in una sorta di damnatio memoriae per l’apostolo traditore. Inoltre, dopo i lavori di restauro, sono state recuperate tracce pittoriche che rimanderebbero al capo e al braccio teso di Giuda). Al suo posto abbiamo Paolo, che non è stato apostolo, e Barnaba.
Gli affreschi di epoca più recente si differenziano per una maggiore ricchezza di dettagli e presenza dei primi effetti prospettici. Vi sono rappresentati i santi, a volte indicati con i propri nomi, altre volte con elementi che aiutano a riconoscerli.
In altri riquadri è narrata la vita di Santa Lucia, ma degna di nota è anche la figura di Celestino V, ritratto in paramenti papali, ma con il viso sfregiato da antichi graffi, forse a simboleggiare un intervento di damnatio memoriae, solitamente riservato a personaggi indegni (come noto, Dante lo collocò fra gli ignavi in quanto “Papa del Gran Rifiuto”, ma si tratta di una narrazione che, soprattutto alla luce di nuovi studi e osservazioni, è stata accantonata a favore di una rilettura della sua figura in chiave positiva e legata al Perdono).

Abbazia di Santa Lucia, a Rocca di Cambio un capolavoro medievale

Ma la visita dell’Abbazia prosegue anche nei sotterranei: è presente una cripta divisa in tre vani, decorata da affreschi quattrocenteschi datati tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo: da un lato una Madonna col bambino e dall’altro Santa Lucia, in cui gli esperti riconoscono la mano di Andrea De Litio, artista di Lecce dei Marsi, al quale Sgarbi si è riferito in passato come “espressione di un grande Rinascimento Italiano”.
La visita si conclude all’esterno, di fronte al sagrato che nel 2007 fu interessato da scavi archeologici. Tali interventi hanno restituito 33 sepolture, le strutture murarie di un insediamento monastico suddiviso in sei fasi e i resti di attività fusorie di campane del XII secolo: un dato importante per ricostruire le tradizioni artigianali abruzzesi, con un accenno di attività metallurgica che tuttavia non durò a lungo nel tempo.

L’Abbazia, danneggiata dal terremoto che ha colpito più volte questi territori, l’ultimo quello del 2009, è stata sottoposta nel tempo a diversi interventi di restauro, consolidamento e reintegrazione degli affreschi e delle murature.
Riaperta nel 2019, vi si celebrano sante messe in agosto o in occasione di cerimonie religiose, così come concerti di musica classica.

E’ possibile visitarla, grazie all’opera dei volontari della Proloco di Rocca di Cambio, prenotando una visita ai numeri indicati sul loro sito www.roccadicambio.it

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