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Rahmat Hussain morto nel lago Sinizzo: “Ha cercato la felicità in ogni giorno della sua vita”

Il saluto e l’ultimo viaggio verso casa per Rahmat Hussain, morto nel lago Sinizzo.

Dopo l’autopsia e la restituzione della salma alla famiglia, la comunità si prepara a salutare per l’ultima volta Rahmat Hussain, il giovane morto nel lago Sinizzo. Lo zio: “Grazie a tutti per l’aiuto”.

Non parla bene in italiano, ma attraverso Il Capoluogo d’Abruzzo ha voluto esprimere tutta la sua gratitudine alla comunità aquilana, a quella di San Demetrio ne’ Vestini e alla comunità islamica del territorio per essersi mobilitate a sostegno della famiglia di Rahmat Hussain, il giovane pakistano morto nel lago Sinizzo. Akhter Munir, lo zio del giovane, è arrivato da Udine – unico membro della famiglia presente in Italia – per abbracciare per l’ultima volta il nipote e sbrigare il triste iter per il rimpatrio della salma in Pakistan, dove lo aspetta il resto della famiglia. Per dire il suo “grazie”, Akhter Munir si è avvalso della traduzione sul posto di Safi Nazeem, uno dei tanti amici di Rahmat, che domenica 15 giugno lo saluteranno per l’ultima volta, prima della chiusura della bara e del rientro in Pakistan. Come spiegato da Abdula ‘Duli’ Salihi, presidente dell’associazione culturale Rilindja che si è impegnata a sostenere la famiglia del giovane in questo difficile momento, domenica prossima, presso l’obitorio dell’ospedale dell’Aquila, si svolgerà intorno alle ore 14 il lavaggio della salma secondo i riti islamici. Dalle 16 alle 18, gli amici, musulmani e non, si riuniranno in un momento di riflessione e preghiera, fino alla chiusura della salma nella bara, che avverrà in presenza della ASL. Chi vorrà salutare Rahmat per l’ultima volta, potrà farlo in questa occasione.

Nel suo intervento, Akhter Munir ha voluto ringraziare le autorità, a partire dai Vigili del fuoco impegnati nelle ricerche nel lago Sinizzo, fino a tutti quelli che si sono mobilitati per un sostegno alla famiglia, come l’associazione culturale Rilindja e il Comune di San Demetrio, per l’ultimo viaggio di Rahmat verso il Pakistan. Ma non solo istituzioni. Come ha tenuto a sottolineare Duli, le donazioni sono arrivate da più parti, anche da privati cittadini: “Siamo rimasti colpiti dai nomi che abbiamo letto sulle donazioni, è arrivato sostegno non solo dalla comunità islamica, ma anche da tantissimi aquilani e italiani. Questo è molto bello. Quando si è in pochi, è difficile affrontare i problemi. Quando si è in tanti, è diverso“.

“Mancava da casa da sei anni, – racconta poi lo zio – non aveva nemmeno quindici anni quando è partito per raggiungere l’Italia, prima accolto nelle strutture per minori e poi – una volta maggiorenne – ha iniziato a lavorare. Aveva tanti amici, ma la mancanza della famiglia si faceva sempre sentire. Così come lui mancava alla famiglia. Purtroppo è successa questa tragedia e questa mancanza rimarrà per sempre”.

Rahmat – ricorda Nazeem – era un ragazzo forte e allegro, benvoluto da tutti. Lavorava in un ristorante del centro storico dell’Aquila e il titolare ci ha detto che per lui è come se fosse fuggito per un’avventura e che prima o poi se lo ritroverà davanti. Per lui era come un figlio, ma purtroppo non tornerà. Noi eravamo molto legati, ci siamo conosciuti qui all’Aquila, insieme a tanti altri amici; era un ragazzo sveglio, tutti i giorni voleva fare qualcosa di bello che lo facesse stare bene. Era lui che organizzava, che animava la compagnia. Ci mancherà tanto”.

(Ndr, i virgolettati sono rielaborati rispetto alle precise parole utilizzate nel video e arricchite di parole “fuori microfono”, per rendere più fluido il racconto e il suo senso, ma senza stravolgerne l’essenza, che è stata rispettata)

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