Il ricordo di Silvio Berlusconi, tra macerie e speranza nell’Aquila del 2009
C’era un rapporto profondo che legava il Cavaliere Silvio Berlusconi a L’Aquila, sancito dai tragici eventi del 6 aprile 2009. L’allora premier e fondatore di Forza Italia arrivò immediatamente in città e, constatata la portata del dramma, mise in campo tutte le risorse possibili per affrontare l’emergenza. L’ex Presidente del Consiglio è scomparso il 12 giugno di 2 anni fa, ma la sua storia legata al capoluogo d’Abruzzo forse è ancora tutta da scrivere, sicuramente da ricordare.
C’era un rapporto profondo che legava il Cavaliere Silvio Berlusconi a L’Aquila, sancito dai tragici eventi del 6 aprile 2009. L’allora premier e fondatore di Forza Italia arrivò immediatamente in città e, constatata la portata del dramma, mise in campo tutte le risorse possibili per affrontare l’emergenza. L’ex Presidente del Consiglio è scomparso il 12 giugno di 2 anni fa, ma la sua storia legata al capoluogo d’Abruzzo forse è ancora tutta da scrivere, sicuramente da ricordare.
L’ultima visita in città di Silvio Berlusconi risale al 2019, in occasione delle elezioni regionali che sancirono la vittoria di Marco Marsilio: era stanco, provato, ma volle comunque visitare “al volo” anche il Progetto case. “Non sono mai ritornato a L’Aquila dopo la fine del nostro Governo, perché ero troppo rattristato dalla possibilità di scoprire che la nostra opera di ricostruzione non fosse continuata”, aveva detto. Il Progetto Case, le case “di Berlsuconi”, così sono state definite da tanti, le considerava a tutti gli effetti “una mia creatura”. In sostanza fu sua l’idea delle new town, pensate sul modello di Milano 2, tirate su a pochi mesi dal terremoto e che consentirono a migliaia di aquilani – circa 20 mila – di rientrare in un ambiente confortevole, di poter mettere una linea e cominciare a guardare al futuro con ottimismo. Negli alloggi c’era di tutto, ogni cosa al suo posto: gli asciugamani, la lavatrice, il phon, piatti, posate e bicchieri. Persino la pasta nella dispensa e un mazzo di fiori sul tavolo, accompagnato da un biglietto di benvenuto a firma del presidente. Nelle prime riconsegnate in frigo c’erano anche una bottiglia di spumante, una torta e i confetti di Sulmona. Il 29 settembre del 2009, nel giorno del suo compleanno, arrivò nella frazione di Bazzano, per inaugurare un primo blocco, a circa cinque mesi dal sisma del 6 aprile. Aveva incontrato i residenti, i rappresentanti dei comitati del progetto Case, facendo visita ad una famiglia, ha scherzato con i bambini. Andò in una scuola, incontrò uno stuolo di alunni eccitati, “Siete tutti con delle case? Tenete al Milan? Pensate che il signor Silvio Berlusconi sia un buon presidente? Studiate tanto, perchè nella vita così potete diventare quello che volete…”

Il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, all’epoca del terremoto era primo cittadino di Villa Sant’Angelo, suo paese natale duramente colpito dagli eventi sismici del 2009. Nel 2023, alla scomparsa del Cavaliere, lo ha così ricordato. “Se oggi la città è in grado di guardare al futuro e si è rialzata dopo il devastante terremoto del 6 aprile 2009 lo si deve anche grazie alla sua tenacia, al suo impegno e alla sua visione prospettica delle cose. Capì sin da subito la gravità di quella tragedia per cui il governo di centrodestra dell’epoca stanziò oltre dieci miliardi, fondamentali per gestire l’emergenza e le prime fasi di ricostruzione in 57 comuni dislocati su tre province abruzzesi, con centomila sfollati e, purtroppo, 309 vittime”.
Il terremoto ha spazzato via vite e case, speranze e certezze, gettando nella disperazione circa 50mila persone. Berlusconi girò per i campi, raccolse lacrime e disperazione e promise fondi, aiuti e una ricostruzione quanto più veloce possibile. Arrivò in quello che era rimasto della città alle prime ore del mattino del 6 aprile, in elicottero, dopo aver annullato una visita istituzionale in Russia e aver firmato lo stato di emergenza, conferendo in questo caso tutti i poteri per gli interventi all’ora commissario delegato Guido Bertolaso. Poche ore dopo la terribile scossa delle 3.32 il Consiglio dei Ministri, riunito d’urgenza aveva già stanziato i primi 30 milioni di euro per i provvedimenti urgenti. In quei mesi, 20 per la precisione, stabilì un contatto diretto e pacifico con tutti, anche con quelli che potevano essere considerati i suoi avversari politici. All’epoca del sisma l’amministrazione comunale era guidata dal centro sinistra, il sindaco era Massimo Cialente che, due anni fa, alla scomparsa del premier, lo ha ricordato con queste parole. “Era una persona decisa e intelligente, scelse di investire molto sulla ricostruzione. La sua storia politica, tra luci e ombre, è ancora tutta da scrivere”.
Nelle fasi dell’emergenza, oltre al rapporto coordinato e quotidiano con il sindaco dell’Aquila, al suo fianco c’erano il sottosegretario Gianni Letta, il commissario straordinario Bertolaso, capo della Protezione civile, il vice commissario e presidente della Regione, Gianni Chiodi, di Forza Italia anche lui e tutti sindaci e vari attori del vastissimo cratere sismico. Il commissario Bertolaso, ricordando il Cavaliere, in un’intervista rilasciata pochi giorni dopo la scomparsa, ha detto: “All’inizio, sulla ricostruzione, abbiamo avuto un’accesa divergenza di vedute. Berlusconi voleva fare quelle che poi, in qualche modo, sono state coniate come ‘new town’. Aveva tutta una serie di idee molto belle, ma erano iniziative che avrebbero richiesto un tempo di attuazione molto più lungo mentre io, da capo della Protezione civile, avevo l’esigenza di mettere immediatamente questi 70mila cittadini senza casa in alloggi decenti, confortevoli, antisismici. Volevamo che tutti i terremotati e gli sfollati si trovassero in condizioni confortevoli. Come se rientrassero a casa loro dopo un momento di grande tragedia. Ecco perché Berlusconi ha tenuto molto a far trovare tutto agli sfollati. Gli alloggi sono stati arredati con una cura minuziosa dei particolari, per renderli confortevoli e funzionali. Tutto in un lasso tempo brevissimo perché avevamo l’esigenza di fare in fretta, di restituire un tetto a chi l’aveva perso. Lavorare con lui è stato bello; ti motivava e coinvolgeva“.
Il presidente Berlusconi in uno dei primi collegamenti televisivi – perchè va ricordato che il terremoto del 6 aprile 2009 fu uno dei primi eventi ‘mediatici’ in chiave moderna trasmesso praticamente in mondo visione – aveva promesso solennemente: “Sarò all’Aquila ogni giorno e mi metterò a disposizione per quello che serve. Fa parte della mia attività ed è il mio dovere”. In tutto furono 15 le visite in quel periodo. Incontri quotidiani con la popolazione, ma anche e soprattutto con i primi attori della ricostruzione, gli imprenditori edili coinvolti nella realizzazione del progetto Case. Tra loro c’era l’imprenditore Danilo Taddei che ha così ricordato Silvio Berlusconi: “Una persona lungimirante, lanciò la sfida a realizzare il più velocemente possibile il Progetto CASE: fummo i primi a riconsegnare”. Perché n pieno stile “Berlusconi” il cavaliere per spronare le imprese a fare quanto più velocemente possibile e dare un tetto alla popolazione prima dell’autunno, aveva promesso che i primi a consegnare avrebbero ricevuto un premio: una vacanza nella sua villa in Sardegna. “Per stimolarci a dare il massimo, scherzò con noi dicendo che la prima azienda a riconsegnare i lavori sarebbe stata invitata nella sua villa in Sardegna. Chiaramente non fu per quella battuta, ma ci impegnammo tutti al massimo per dare un tetto ai tanti sfollati e noi fummo i primi a riconsegnare. Ma dell’invito in villa – ricorda Danilo Taddei – ovviamente non se ne fece nulla”.
Un’altra idea dell’ex presidente fu quella di spostare il G8 in città, una scelta simbolica e politica, per portare l’attenzione internazionale sulla città ferita. All’isola della Maddalena erano in ritardo nella logistica, in questo modo i 220 milioni di euro inizialmente necessari a ospitare il summit, vennero girati nella ricostruzione post sisma. E inoltre, dal momento che tra i temi in agenda c’era la prevenzione delle catastrofi naturali, L’Aquila poteva essere, suo malgrado, un caso studio. Dall’8 al 10 luglio 2009, nella Scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza., arrivarono i capi di stato di tutto il mondo, personaggi che probabilmente prima di allora non erano mai stati a L’Aquila o in Abruzzo. Tra le immagini che sono passate alla storia, il presidente americano Barak Obama ritratto insieme a Berlusconi, all’onorevole Stefania Pezzopane, all’epoca presidente della Provincia, davanti alle rovine del palazzo della Prefettura crollata. Durante il summit il governo italiano lavorò inoltre per raccogliere fondi esteri da destinare alla ricostruzione.
Il rapporto di Berlusconi con L’Aquila è rimasto un punto distintivo della sua leadership in emergenza. Per alcuni fu un esempio di presenza e prontezza; per altri, un’operazione mediatica. Ma di certo, il suo legame con la città ha lasciato un segno profondo nella memoria collettiva aquilana, a 16 anni dal sisma e 2 dalla sua scomparsa.


