Annegamento, solo pochi minuti per intervenire
Di fronte a una persona che rischia l’annegamento c’è pochissimo tempo per agire. Spesso all’origine di un annegamento c’è un malore: come agire per aiutare chi è in difficoltà?
In Italia ogni anno ci sono oltre 300 decessi per annegamento, al largo di una spiaggia, in piscina, in un fiume o in un lago.
Le immagini dei sommozzatori, impegnati nella ricerca del corpo del giovane Rahmat Hussain nel lago Sinizzo, sono ancora davanti agli occhi di tutti: non è stato possibile salvarlo. Quanto tempo ha un soccorritore per evitare che una persona anneghi? Pochissimi minuti.
È importante fare attenzione al rischio congestione.
Mare, piscine, laghi, fiumi. L’estate è vicina e torna il tempo dei bagni spensierati, spesso in compagnia.
Solo qualche giorno fa, un bagno in una giornata di festa, trascorsa assieme ai suoi amici, ha causato la morte di un ragazzo di appena 20 anni nelle acque del lago Sinizzo, a San Demetrio ne’ Vestini. Un dramma sul quale sarà l’autopsia a stabilire l’esatta causa del decesso del giovane pakistano, arrivato all’Aquila per costruirsi una nuova vita e aiutare la sua famiglia lontana. Una mangiata in compagnia, in occasione della festa dedicata al sacrificio di Abramo, fino al desiderio di tuffarsi nel lago, dove l’acqua era ancora fredda. Misurava circa 10°.
Qualche bracciata verso il centro dello specchio d’acqua, poi le braccia agitate al cielo: il segnale che qualcosa non andava.
A nulla è servita la corsa in acqua degli amici per cercare di salvarlo. Ma quanto tempo si ha a disposizione per soccorrere una persona che rischia di annegare?Il Capoluogo lo ha chiesto al nuotatore aquilano Riccardo Olivieri, esperto di Salvamento.
“Quando una persona rischia di annegare è fondamentale agire immediatamente, poiché si ha poco tempo a disposizione quando comincia la sommersione: tempo che, tuttavia, può variare per via di molteplici fattori. La persona sa nuotare? Che tipo di resistenza ha? In generale, comunque, possiamo dire che ci sono pochissimi minuti per agire, soprattutto per evitare che la mancanza di ossigeno al cervello possa causare danni neurologici nella persona soccorsa. Se si riesce ad intervenire subito, cioè entro i primissimi minuti, sicuramente si avranno buone possibilità di salvare chi è in difficoltà, scongiurando danni clinici”, evidenzia Riccardo alla nostra redazione.
Quindi è importantissima – riportata la persona a riva – una rianimazione precoce del bagnante, anche attraverso l’uso del defibrillatore.
Che procedura si segue per aiutare una persona a rischio annegamento? “Si cerca innanzitutto di analizzare la situazione e il tipo di pericolo. Valutazioni preliminari che avvengono in pochissimi secondi, perché ribadisco l’importanza di agire immediatamente e nel minor tempo possibile. Quindi, c’è la nuotata di avvicinamento che permette di raggiungere la persona, che va tranquillizzata. Una fase, questa, fondamentale, poiché chi sta annegando può diventare un pericolo anche per lo stesso soccorritore accorso ad aiutarla. Se necessario la persona viene anche immobilizzata, prima di essere condotta fuori dall’acqua“.
Il trasporto parte dalla presa di contatto, in cui il bagnante viene afferrato con precisione dopo un movimento di trazione da parte del soccorritore. “Effettuato il recupero, si procede alla valutazione dello stato di coscienza della persona, verificando se risponda agli stimoli. Se non risponde agli stimoli, è necessario un celere intervento medico”. Intanto, quando la persona soccorsa non respira, va praticata subito la rianimazione cardiopolmonare, attuando le fasi del primo soccorso: 30 compressioni, più due ventilazioni, ripetute diverse volte.
Da qui l’importanza che tutti abbiano rudimenti di primo soccorso.
Alcuni rischi di annegamento sono frequentemente causati da malori. Da questo punto di vista, spesso si parla del rischio congestione. Sul tema manca un’informazione univoca e regna da sempre una certa confusione. Innanzitutto, quella che comunemente e colloquialmente viene definita congestione, dal punto di vista medico è in realtà un rallentamento della digestione che può essere causato da un importante sbalzo termico: il contatto del nostro corpo con l’acqua fredda (ma anche con il getto del condizionatore, con l’aria fredda e così via…) richiama il sangue nelle aree periferiche del corpo per mantenere la nostra temperatura, allontanandolo dallo stomaco e dalla digestione.
Un altro pericolo legato ai bagni, poi, è l’idrocuzione: il brusco sbalzo di temperatura che subiamo se ci immergiamo accaldati e sudati in acqua fredda, con o senza stomaco pieno. Questo può causare una perdita improvvisa di coscienza, esponendoci così al rischio annegamento. In generale, la raccomandazione è quella di “fare attenzione alla temperatura dell’acqua quando vogliamo tuffarci.L’acqua, se al di sotto dei 25 gradi, può aumentare il rischio di congestione“, soprattutto se prima di bagnarsi ci si è concessi pasti pesanti.
“Quando si nuota in acque aperte, al di sotto dei 25 gradi, è consigliabile indossare la muta per evitare di subire uno sbalzo termico importante”, conclude Olivieri.









