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Superbonus e ricostruzione, le aree interne non paghino gli sprechi altrui

L’intervento di Casartigiani L’Aquila e Casartigiani Abruzzo su Superbonus e ricostruzione.

Le incertezze sul Superbonus rischiano di ricadere sulle aree interne e sulla ricostruzione post-sisma 2009. Anni di sprechi, truffe e mancati controlli sono ora “pagati” dall’unico settore che non ne ha generati.

Da un lato, le distorsioni di un Superbonus gestito senza adeguati controlli, che ha favorito affaristi spericolati e ditte improvvisate, con partite IVA aperte e chiuse nel giro di poche pratiche, alimentando polemiche e scelte politiche non sempre centrate sui problemi reali. Dall’altro, il Superbonus combinato con la ricostruzione post-sisma, con pratiche gestite dagli Uffici speciali e sottoposte a controlli stringenti, che hanno portato a una gestione puntuale dei lavori da parte di imprese qualificate, dotate dei requisiti previsti (SOA, ISO, White List, ecc.). Un sistema che ha impedito il ripetersi dei problemi emersi nel primo tipo di applicazione del Superbonus.
Il legislatore ha tentato di porre rimedio introducendo criteri più restrittivi anche al di fuori del contesto della ricostruzione, ma ciò non ha impedito il proliferare di attività al limite della truffa o caratterizzate da lavori mal eseguiti o non conclusi.

Ora, però, la partita Superbonus si avvia alla conclusione, e a subirne le conseguenze saranno coloro che non hanno alcuna colpa. Il Decreto n. 76 dell’11 giugno 2024 ha infatti stabilito un limite di 285 milioni di euro per i finanziamenti collegati alla ricostruzione del cratere sismico 2009, senza ancora però chiarire bene modalità e tempistiche. Se tale limite sarà confermato, le aree interne, i piccoli borghi dalla storia millenaria e i Comuni del cratere sismico del 2009 pagheranno – in termini di mancata ricostruzione e ulteriore spopolamento – per danni causati altrove.
Il Presidente di Casartigiani L’Aquila, Danilo Taddei, e Flaviano Montebello con Dario Buccella di Casartigiani Abruzzo illustrano il perverso meccanismo che rischia di infliggere il colpo di grazia alle aree interne: “Nei piccoli centri esistono situazioni complesse sedimentate nel tempo, con edifici storici anche importanti che però non risultano come abitazioni principali e che quindi hanno ricevuto fondi per la ricostruzione del tutto insufficienti e non attrattivi per le imprese. Lo stesso vale per gli edifici classificati come ruderi o addirittura ‘pagliai’ nei vecchi catasti, destinati a ricevere contributi irrisori. Il combinato con il Superbonus stava invece permettendo la rinascita anche di questi luoghi, altrimenti destinati all’abbandono. A titolo esemplificativo, citiamo il Palazzo De Cesaris a Penne, storica sede della Carboneria abruzzese, impreziosito da un inestimabile affresco raffigurante la tomba di Napoleone Bonaparte, unico nel suo genere. Un intervento che sarebbe ancora fermo, se non fosse stato per la sinergia tra Superbonus e Sismabonus, che con cifre contenute rispetto al ‘mare magnum’ della ricostruzione, ha consentito un risultato concreto in tempi congrui.”

Insomma, buone pratiche che rischiano di essere “colpite” insieme alle realtà territoriali che avrebbero potuto beneficiare proprio di quelle pratiche. Il tutto per colpa di chi ha sfruttato la fase iniziale del Superbonus, danneggiando la reputazione di un sistema che, se applicato come nel contesto della ricostruzione, avrebbe generato risultati ben diversi.
E ora, chi non ha colpe rischia di pagare per tutti. Da qui l’appello: “Serve una scelta politica lungimirante, che proroghi le norme attualmente in vigore per garantire una ricostruzione veloce, sicura e dignitosa a tanti borghi che rischiano di diventare paesi fantasma, pur custodendo un patrimonio culturale immenso. La proroga rappresenterebbe il minimo, anche se la vera scelta politica sarebbe quella di rendere strutturale il Superbonus nel sistema della ricostruzione. Un sistema che, per sua natura, attraverso gli Uffici speciali per la ricostruzione, è dotato di procedure standardizzate che impediscono le distorsioni che hanno contribuito a demonizzare il Superbonus.
Gli errori commessi non possono ricadere sugli unici che non li hanno compiuti: quei territori ricchi di storia e cultura millenaria che attendono da troppo tempo di tornare a vivere. In conclusione, una proroga delle attuali norme – e ancor più una loro strutturalizzazione – permetterebbe di accelerare significativamente il processo di ricostruzione, restituendo dignità e futuro ai territori colpiti, oltre che a generare ricadute positive anche per le finanze pubbliche, grazie alla rigenerazione economica e sociale delle aree interne.”

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