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Referendum 8 e 9 giugno, social decisivi per l’informazione tra i giovani

Instagram e nuovi media protagonisti della campagna informativa sui referendum dell’8 e 9 giugno: il 53% degli under 35 ha scoperto il voto proprio grazie ai social.

Cresce il numero di giovani e fuorisede che voteranno al referendum dell’8 e 9 giugno. I social, soprattutto Instagram, hanno avuto un ruolo cruciale: più della metà li ha scoperti online.

C’è un’Italia giovane che non si disinteressa della politica, ma la cerca dove vive ogni giorno: online. I referendum dell’8 e 9 giugno lo dimostrano con un dato simbolico ma potente: quasi 70.000 persone hanno scelto di votare da fuorisede, un diritto conquistato dopo anni di battaglie, e che per molti è arrivato grazie a un reel, una storia su Instagram o un post su TikTok.

Un numero che, paragonato alle 23mila delle elezioni europee dello scorso anno, rappresenta un balzo significativo. Ed è il segno che qualcosa sta cambiando, soprattutto tra le nuove generazioni, quando si parla di partecipazione democratica. Un risultato importante, se si pensa che per registrarsi era necessario affrontare una procedura lunga e macchinosa, con scarsa informazione istituzionale. Ma l’ostacolo burocratico non ha fermato decine di migliaia di giovani, studenti, lavoratori e persone temporaneamente lontane da casa per motivi di salute.

Una parte decisiva di questo risultato la si deve a un attore sempre più influente: i social network. Secondo un sondaggio di YouTrend, oltre il 53% degli under 35 ha scoperto del referendum proprio tramite i nuovi media, e un terzo di loro attraverso Instagram. Il dato è ancora più significativo se si guarda alla situazione della televisione pubblica: meno dell’1% del tempo nei palinsesti RAI è stato dedicato ai referendum, come rilevato da AGCOM. Una marginalità che conferma il progressivo declino della TV come fonte primaria di informazione: oggi solo il 46,5% degli italiani continua a preferirla, mentre il 52,4% si informa online, in un sorpasso storico registrato sempre da AGCOM nel 2023. Solo quattro anni fa, era il contrario.

Le testate digitali, le pagine di divulgazione e i creators impegnati su temi civici hanno saputo colmare quel vuoto. Lo hanno fatto parlando un linguaggio comprensibile, condivisibile, coinvolgente. Perché l’engagement, se ben indirizzato, può trasformarsi in partecipazione.

Tra i giovani, inoltre, emerge sempre più chiaramente un bisogno di contenuti autentici e spiegati nel merito. Non cercano indicazioni su chi votare o slogan vuoti: vogliono capire, formarsi un’opinione, partecipare con consapevolezza. È anche per questo che strumenti tradizionali come i volantinaggi o le campagne propagandistiche, spesso percepiti come unilaterali e poco trasparenti, risultano meno efficaci. I social media, invece, offrono linguaggi più diretti e accessibili, spazi dove l’informazione può essere approfondita, discussa, condivisa.

Un ulteriore elemento che emerge è la crescente consapevolezza dei giovani riguardo al fenomeno della disinformazione online. Secondo l’ultima indagine Eurobarometro Youth Survey 2024, il 76% dei giovani europei tra i 16 e i 30 anni dichiara di essere stato esposto a informazioni false o fuorvianti. Nonostante ciò, il 70% si sente fiducioso nella propria capacità di riconoscere le fake news. In Italia, il 44% dei giovani utilizza i social media come principale fonte di informazione politica e sociale, con Instagram (59%) e TikTok (35%) tra le piattaforme più utilizzate. Tuttavia, l’esposizione frequente a contenuti non verificati sottolinea l’importanza di promuovere l’educazione digitale e il pensiero critico, affinché i social network possano essere strumenti efficaci per una partecipazione democratica consapevole.

L’idea che i giovani siano disinteressati alla politica è un luogo comune. Ma i dati raccontano altro. Non è disinteresse, è carenza di strumenti, linguaggi e spazi reali di coinvolgimento. I social, quando non vengono ridotti a meme e polemiche, possono essere luoghi di costruzione democratica.
Il referendum dell’8 e 9 giugno non sarà solo una prova per la democrazia diretta, sarà anche una cartina tornasole di come le nuove generazioni stanno restituendo senso alla partecipazione civica, sfruttando i canali che conoscono meglio.

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