ANIMALI
|Maltrattamento di animali, pene sempre più dure: fino a 4 anni di reclusione
Maltrattamento di animali, inasprite le pene: chi uccide un animale rischia il carcere da 6 mesi fino a 4 anni. I dettagli
“Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione”.
È stato approvato in Senato il 29 Maggio e diventato legge il provvedimento che inasprisce le pene sul maltrattamento degli animali, che porta il nome della sua più fervida sostenitrice nonché prima firmataria, l’on. Michela Vittoria Brambilla.
La principale novità è nell’inquadramento dell’animale: se fino a qualche giorno fa era visto e tutelato in relazione all’affezione veicolata dal proprietario, adesso diventa essere senziente tanto che il reato è compiuto nei suoi stessi confronti e non più del padrone. Il titolo IX-bis del libro II del codice penale da “delitti contro il sentimento per gli animali” viene infatti rinominato “delitti contro gli animali “.
Questo decisivo cambiamento di rotta porta forti inasprimenti delle pene: chi uccide un animale rischia il carcere da 6 mesi fino a 4 anni e una multa fino a 60.000 euro; in caso di maltrattamento si rischia fino a 2 anni di reclusione e vengono eliminate le sanzioni pecuniarie alternative, si introduce poi il divieto di abbattimento degli animali coinvolti nei reati, che dovranno rimanere sotto custodia fino alla fine del processo e l’abbandono vede la sanzione minima aumentata a 5.000 euro (dai 1.000,00 precedenti).
Da questo momento quindi, gli animali vengono messi al centro delle tutele giuridiche, riconoscendo i loro diritti in modo indipendente dal nostro modo di percepirli. E il pensiero non può che andare all’ormai noto “allevamento degli orrori ” di Roio. Come vi abbiamo raccontato sul Capoluogo pochi giorni fa, denunce, una manifestazione con migliaia di persone e diverse dirette social non sono bastate a far aprire le indagini per scoprire cosa stesse succedendo dentro e intorno all’allevamento di Roio. Anche l’attivista per gli animali Enrico Rizzi si è mobilitato per far emergere la notizia, ma nonostante i riflettori puntati la situazione è ancora ferma. Neanche un sequestro. Anzi, quanto emerge da indiscrezioni non confermate ma attendibili, l’allevatore avrebbe avuto tutto il tempo di vendere, o meglio, mandare al macello per Pasqua tutte le bestie.





